Memoria e innovazione, in Sardegna nasce il MAR

26 Luglio 2019   I     I    Lettura : 2 minuti

Realtà aumentata nel museo minerario diffuso

Arriva dal nord della Sardegna l’ultimo esempio di recupero della memoria storica attraverso l’utilizzo di strumenti innovativi. Si tratta del MAR – Miniera Argentiera, il primo museo minerario a cielo aperto che sfrutta la realtà aumentata per far rivivere luoghi abbandonati ma ancora simbolo di un’attività, quella estrattiva, praticata nell’isola da migliaia di anni. Non è un caso, infatti, il riconoscimento da parte dell’Unesco, nel 1998, circa la necessità di dar vita ad un vero e proprio Parco Geominerario esteso su tutto il territorio regionale. Obiettivo dell’iniziativa realizzata da LandWork Plus (LW+) Bepart, valorizzare l’identità dell’ex borgo dell’Argentiera tramite un percorso artistico esperienziale in grado di coinvolgere i visitatori.

L’inaugurazione durerà tre giorni: da sabato 27 a lunedì 29 luglio. Oltre ai momenti istituzionali, come il taglio del nastro che si svolgerà domani alla presenza di Nanni Campus, sindaco di Sassari, diverse le occasioni in cui i visitatori verranno coinvolti. Un esempio? A partire dalle 10 di lunedì sarà allestito un set fotografico nelle vecchie officine adiacenti alla Laveria. Gli scatti realizzati con i partecipanti li renderanno protagonisti dell’installazione SOStieni l’Argentiera. Una volta elaborate, le immagini saranno trasformate in grandi poster che verranno affissi nella piazza principale del vecchio centro abitato.


L’operazione che ha dato vita al MAR è stata possibile grazie ad una joint venture fra pubblico e privato


La costituzione del museo è stata sostenuta dal Comune di Sassaricon il contributo del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e del bando “Culturability” promosso da Fondazione Unipolis. A produrre i contenuti sono stati quattro artisti, veri e propri professionisti con background e competenze differenti nell’ambito della creatività digitale. Grazie alle loro capacità e all’interazione con la comunità locale, Francesco ClericiAdolfo Di MolfettaMilena Tripaldo e Andrea Zucchetti hanno dato vita a quattro opere fisiche in paste up art e altrettante di animazione digitale. Queste ultime saranno visibili attraverso un’app gratuita e prodotta da Bepart per smartphone e tablet Android e iOs.

Il concept. In sostanza il MAR è un vero e proprio museo a cielo aperto che racconta la storia dell’ex sobborgo minerario attraverso un mix studiato di spazi pubblici e privati, sia chiusi che aperti. L’allestimento è pensato per crescere nel tempo e suggestionare i visitatori coniugando cultura, divertimento e sperimentazione.

La visita. Esplorando i vicoli, i ruderi abbandonati e le case riqualificate sarà possibile individuare le quattro installazioni artistiche di grandi dimensioni. Queste, realizzate su carta prima di essere stese sulle pareti dei volumi che popolano l’area, prenderanno vita grazie alla tecnologia della realtà aumentata. Un nuovo modello di turismo interattivo che sta prendendo piede grazie a software sempre più potenti e intuitivi, in grado di coinvolgere i visitatori nella scoperta di luoghi di interesse come monumenti o le aree archeologiche. Previste anche mappe e guide cartacee che spiegano e inquadrano la storia dell’Argentiera nel contesto regionale.

Il percorso ha inizio dall’antica Laveria, sede di una mostra permanente sull’area e di un punto informativo. Da qui prosegue l’esplorazione del vecchio abitato fra i principali edifici e i vecchi ruderi della borgata popolati, appunto, dalle installazioni. Queste, incentrate sulle memorie di ieri e oggi sulla miniera, producono una sorta di racconto visibile prima a occhio nudo, poi attraverso l’applicazione dedicata.

. . . . . .

Biennale di Venezia Expo
Biennale 2018, lo spazio libero secondo i Maestri dell’Architettura
Concorsi I progetti I protagonisti In punta di Legge Le Iniziative
L’atlante di New Generations: chi sono e cosa fanno gli architetti europei emergenti
Dal Cityringen all’ospedale di Odense, le grandi opere in Danimarca parlano italiano
Quando l’impresa cambia pelle, l’off site made in USA spiegato da Skender
X