Brescia, le città di mezzo motori del cambiamento contro le città cannibali

31-10-2025 Francesca Fradelloni 6 minuti

31-10-2025 Francesca Fradelloni 6 minuti

Brescia, le città di mezzo motori del cambiamento contro le città cannibali

Il lavoro al centro del Dialogo del Public program promosso dal Comune in vista dell’Agenda Urbana 2050

Qual è il rapporto tra città e lavoro? Quale la strada bresciana per un nuovo paradigma occupazionale e di crescita? Innovazione e inclusione, a discuterne insieme ospiti dal mondo delle università e delle professioni per il secondo Dialogo che fa parte del Public program “Verso l’Agenda Urbana Brescia 2050”, promosso dal Comune di Brescia e coordinato dal Laboratorio Brescia 2050.

Spostare la visione ai prossimi 25 anni vuole dire “spingere” la città sulle competenze, le prospettive di sviluppo e gli asset su cui investire.


Tante le difficoltà che hanno bisogno, per essere risolte, di un forte contributo del Governo centrale e che non si possono delegare ai singoli Comuni, che negli anni hanno sempre più subito tagli alle finanze e alle risorse umane.


Il lavoro, dunque, privato ma anche quello pubblico, è spesso precario. «Se pensiamo che la cura e l’istruzione sono la struttura sociale del nostro vivere e sono affidati al lavoro vulnerabile, è un sistema che non consente di fare grandi salti in avanti, ma anzi è tutto da rivedere», commenta Benedetta Squittieri, co-presidente della Rete Nazionale dei Comuni Sostenibili ed ex assessora di Prato. «Con l’Agenda 2030, come Paese – prosegue la Squittieri – siamo indietro e nella maggior parte dei casi i 18 obiettivi non sono al centro dell’agenda dei Comuni. Inoltre, le politiche urbane oggi sono assenti dal dibattito pubblico, ma sappiamo che i territori possono portare un contributo enorme per lo sviluppo nazionale».

Ma qual è il modello di sviluppo? «Le nostre città hanno una o due vocazioni industriali, un approccio molto tradizionale al mercato e fanno fatica a intercettare talenti e ad essere competitive nella sfida della sostenibilità ambientale», interviene Giulio Buciuni, professore associato di Entrepreneurship & Innovation presso il Trinity College Dublin. «Per evitare che le “città superstar” continuino a inglobare talenti, risorse e investimenti restituendo meno di quel che prendono, l’unica strada è tenere vivi gli altri territori. Anche con una nuova industria capace di uno sguardo sociale. Brescia sembra essere su una buona strada. Oggi dobbiamo pensare alla città media come unità di misura, centrale per capire l’economia contemporanea. Brescia si sta preparando a diventare un esempio, aperta, plurale ed eterogenea non più nell’ombra del capoluogo vicino. Le grandi città sono cannibali, quello che salverà “le città di mezzo” è l’economia della conoscenza. Negli ultimi 15 anni abbiamo perso 60 mila imprese manifatturiere, 50mila sono microimprese. Questo dimostra che quel modello fondativo di organizzazione, per cui l’Italia è diventata importante, non funziona più. Stipendi bassi a fronte di una alta formazione, l’emergenza casa, il caro vita: tutti temi che ci fanno capire come sia necessario pensare a una nuova generazione di impresa».

Per Alessandro Balducci, ex professore ordinario di Pianificazione e Politiche Urbane al Politecnico di Milano e dal giugno 2024 presidente della Fondazione Housing Sociale, per capire lo sviluppo dei territori bisogna uscire dai confini amministrativi delle città. «La grande regione, tanti centri ma con grandi iterazioni, sono l’antidoto alla crisi. Crisi demografica, crisi climatica e disuguaglianze, i luoghi sono il punto di ripartenza, bisogna provare a cambiare l’asse tra la cura e la consapevolezza dei legami ecosistemici. Oggi viviamo in mezzo alla relazione tra grandi città e città medie, ma presto osserveremo la vendetta dei territori che non contano. E a Brescia è in atto una grande svolta con energie che vengono dal basso e una forte leva partecipativa».

Nella trasformazione delle città manca però la cura e l’attenzione al tessuto sociale. Per Felice Scalvini, presidente Fondazione Asm «oggi di attualità è la variabile specifica dell’invecchiamento, una variabile che nella pianificazione futura non può essere esclusa. Un rimodellamento del vivere collettivo, nelle città. Dobbiamo pensare alle città della longevità. E all’housing sociale versus edilizia pubblica». La politica però chiede aiuto e denuncia pochi fondi e interventi strutturali.

«Se il governo non riconosce alle amministrazioni un ruolo centrale, queste non possono fare miracoli», precisa Valter Muchetti, con delega ai Lavori pubblici, alla Sicurezza e alla Polizia locale, alla Protezione civile e alla Partecipazione. «Nel tempo hanno tagliato tutto: sanità, istruzione, formazione e servizi sociali. Senza risorse nessuna fragilità può essere affrontata. Dobbiamo riconoscere la posizione primaria delle municipalità, front della cittadinanza, ma non possiamo essere leva finanziaria. Dunque, vi chiedo: non date ai Comuni compiti che non hanno la forza di compiere, come l’housing sociale che senza aiuto dello Stato è impossibile su grandi numeri».

La politica ha il dovere di fare sintesi e di riportarla in una programmazione. «L’ Agenda è uno strumento per leggere e orientare le politiche, noi intanto stiamo lavorando per attrarre capitali e investimenti, mettendo a disposizione quello che l’amministrazione ha», interviene Marco Garza, con delega alle Risorse dell’Ente Comune e alle Risorse umane, una macchina amministrativa da gestire con 1.700 dipendenti. «Dobbiamo alzare lo sguardo, molto difficile in uno Stato che non si occupa di lavoro», conclude.

Per Andrea Poli, con delega alle Attività produttive, al Turismo, all’Innovazione sociale ed economica e alla Transizione digitale in campo «interventi sulle politiche comunali per sostenere la crescita e la trasformazione del tessuto produttivo, favorire l’innovazione e rafforzare il capitale umano, in un quadro di equilibrio tra competitività e sostenibilità. L’Agenda aggiunge a quello che era un coordinamento amministrativo un coordinamento progettuale ed è coerente con le nostre politiche. Economia della conoscenza e valore aggiunto, i temi. Le esigenze sono alte, ma se non siamo capaci di generare valore e di distribuirlo non siamo in grado di andare avanti», spiega. Come per gli altri appuntamenti del ciclo, l’incontro ha visto la partecipazione dall’assessora Michela Tiboni, con delega alla Rigenerazione urbana per lo sviluppo sostenibile, alla Pianificazione urbanistica e all’Edilizia privata.

L’approfondimento è stato arricchito dal contributo di due città internazionali a testimonianza della vocazione europea di Brescia e della volontà di costruire ponti tra esperienze diverse, ma unite dalla stessa sfida: ripensare lo sviluppo urbano in chiave inclusiva e lungimirante. Protagoniste di questo appuntamento Viana do Castelo (Portogallo) e la città tedesca Darmstadt. Dal Portogallo arriva un progetto ambizioso di riqualificazione di un ex Mattatoio Municipale. “Vogliamo andare oltre i criteri di sostenibilità previsti dalla legge portoghese – a presentare l’intervento è Jerusa Lopes, responsabile dei progetti del Comune di Viana do Castelo –. L’obiettivo è ridare vita a un edificio abbandonato da 30 anni, molto degradato e realizzato quasi completamente in legno. Abbiamo deciso di seguire due criteri: utilizzare il più possibile materiali locali originali (o comunque riciclati) e rendere l’edificio completamente autonomo dal punto di vista energetico”. Dalla Germania arriva l’esperienza della Wissenschaftsstadt Darmstadt, la “città della scienza”, che con il centro per start-up HUB31 ha costruito un vero ecosistema dell’innovazione. HUB31 è un luogo dove giovani imprenditori e ricercatori trovano spazi di lavoro, mentoring e opportunità di collaborazione, in un ambiente fertile per lo sviluppo di nuove idee e imprese tecnologiche. “Grazie a questa strategia – spiega Hanno Benz, sindaco di Darmstadt – oggi siamo tra le città tedesche con il più alto tasso di nuove aziende innovative”.


L’appuntamento, aperto al pubblico, si inserisce nel calendario del Public Program dell’Agenda Urbana Brescia 2050, un ciclo di incontri dedicati ai grandi temi del futuro della città: i prossimi appuntamenti, dopo il focus sul Lavoro, saranno Insieme (20 novembre)Cultura (26 novembre).


Nei diversi appuntamenti del Public program Verso l’Agenda Urbana 2050 vengono riconosciuti i crediti formativi da parte dell’Ordine degli Architetti Paesaggisti Pianificatori e Conservatori, e dell’Ordine degli Ingegneri.

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Francesca Fradelloni
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