Casa, comunità e manutenzione: le città ripensano l’abitare come politica urbana
All weed need is home. Focus sull’inquilinato. Le esperienze di Roma e Napoli
«Rimettere al centro del dibattito politico il tema dell’abitare e della qualità dell’abitare è fondamentale, perché è da lì che si costruisce la comunità». Sull’onda dell’impegno dall’amministrazione Gualtieri con le politiche e le attività degli assessorati di Maurizio Veloccia e Tobia Zevi anche Giuseppe Battaglia, assessore alle Periferie di Roma Capitale, intervenendo al tavolo di confronto “Innovare le forme dell’abitare: verso un inquilinato attivo” nell’ambito della conferenza All We Need Is Home – 4 sfide per l’abitare organizzata dall’assessorato al Patrimonio e alle Politiche abitative della Capitale.
La casa non soltanto come risposta all’emergenza abitativa, ma come infrastruttura sociale capace di generare comunità, inclusione e qualità urbana. Un tema che attraversa l’eredità del Pnrr e guarda oltre la stagione dei finanziamenti.
A Roma questo approccio prende forma nei due interventi Pinqua di Tor Bella Monaca https://www.thebrief.city/stories/convegno-internazionale-nasce-a-roma-lalleanza-per-la-casa/ e Primavalle, dove la rigenerazione non riguarda soltanto il costruito. «La mia aspirazione è ricreare le comunità nelle periferie della città», ha ribadito Battaglia. Spazi comuni, servizi sociali, cohousing e co-living diventano strumenti per investire sulle persone e sui bisogni reali dei cittadini, trasformando i quartieri in motori urbani.
Da Roma a Napoli, altra città italiana nella rete Mayors for Housing. Per Laura Lieto, vicesindaca e assessore all’Urbanistica di Napoli, il tema della casa è il driver del Piano urbanistico comunale https://www.thebrief.city/stories/napoli-si-rigenera-con-lurbanistica-che-parla-di-case-lavoro-energia-e-agricoltura/. «Siamo partiti da un deficit nelle politiche urbanistiche e abbiamo costruito un programma articolato in più linee di intervento». Tra queste, la mixité sociale e culturale, il recupero del patrimonio pubblico esistente, la manutenzione programmata dell’edilizia residenziale pubblica, i condomini sociali e nuovi strumenti finanziari per garantire la sostenibilità degli interventi.
«La manutenzione non può più essere considerata un’attività ancillare – ha sottolineato Lieto – Bensì diventa una vera strategia di politica urbana, anche dal punto di vista economico e finanziario». Un passaggio cruciale per contrastare degrado e marginalizzazione nelle aree più fragili della città.
Dal tavolo di lavoro, a margine della conferenza, contemporaneo ad altri dedicati a Governance, Sostenibilità ed Europa è emerso con forza anche il ruolo degli abitanti. «Con le scadenze del Pnrr e i controlli dello Stato, lo sforzo delle amministrazioni è enorme – ha osservato Battaglia – ma senza le persone tutto questo non si sarebbe riuscito a fare». Un principio condiviso da gestori e progettisti: le esperienze di cantiere dimostrano che solo interventi sartoriali, costruiti ascoltando chi vive gli spazi, producono risultati duraturi.
Tra gli altri il commento dell’architetta e coordinatrice generale di MilanoAbitare, Chiara Rizzica, che ha richiamato il senso profondo dell’inquilinato attivo: «Il primo asset sono le persone. Anche con risorse pubbliche illimitate non basterebbe, se gli attori non si conoscono e non collaborano. Il pubblico può svolgere un ruolo di integratore, di cerniera tra mercato privato e bisogni sociali».
Paolo Desideri, socio fondatore dello studio Abdr (al lavoro a Napoli sull’Albergo dei Poveri e progettista di uno dei primi interventi innovativi a Roma sull’abitare, in via Giustiniano Imperatore ) e ordinario alla Sapienza, con una lunga esperienza nelle grandi opere pubbliche, ha raccontato interventi in cui la complessità tecnica si è intrecciata con quella sociale.
«Convincere gli abitanti di Porto Fluviale a lasciare temporaneamente le loro case è stato possibile solo grazie a un rapporto di fiducia. Abbiamo ristrutturato gli edifici restituendo alloggi a norma, costruiti ascoltando le esigenze degli inquilini». Un approccio definito come sartoriale, necessario quando le variabili progettuali si moltiplicano.

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