E se i centri sportivi fossero motori della rigenerazione urbana?

18-11-21   I   | Lettura : 2 Minuti

Sda Bocconi e deamicisarchitetti insieme per la ricerca che lega sport e città
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idefinire il ruolo, riscoprire il valore e sfruttare le potenzialità del patrimonio edilizio e sociale esistente. Partendo dallo sport. “Metamorfosi urbana dei centri sportivi” è il titolo di una ricerca curata da Sda Bocconi e deamicisarchitetti che propone uno sguardo multidisciplinare che ha preso l’avvio dall’analisi dell’interpretazione di una diffusa raccolta sui dati dei centri sportivi milanesi.

Considerate le criticità, ed esemplificando, il livello di obsolescenza degli impianti, la poca valorizzazione degli spazi non adibiti a campi sportivi, l’orario di fruizione ridotto, l’incuria degli spazi aperti di attesa e distribuzione, la mancanza di dialogo con il territorio adiacente, la carenza di servizi extrasportivi, la carenza di managerialità, la partita per i luoghi dello sport (e senza fare riferimento solo agli stadi) è tutta da giocare. L’idea della ricerca Bocconi-deamicisarchitetti è di costruire dei community center, che siano presidi sul territorio e che ospitino un mix di servizi, non solo sportivi. Le parole chiave? Ibridazione di spazi e contaminazione di attività.


Il centro sportivo come origine e motore di nuovi spazi collettivi, tenendo insieme salute, educazione, socialità e cultura.


Quali opportunità e quali scenari per la riqualificazione dei luoghi dello sport? Quale nuovo rapporto possibile con la città? Se c’è chi pensa alla città dei 15 minuti partendo dai mercati o dalle scuole, non si esclude che, con uno scarto culturale, i centri sportivi possano diventare hub capaci di attrarre investimenti pubblici e privati, di affermarsi come centri di servizi capaci di dialogare fisicamente con l’ambiente costruito e con un sistema di spazi pubblici fruibili da tutti.

A Milano oggi sono censiti 136 centri sportivi comunali, quasi tutti ubicati in aree periferiche che occupano nell’insieme una superficie di oltre 2 milioni di mq, «equivalente a quella del centro storico della città, quindi molto significativa – si legge nella ricerca – anche per la sua estensione. Si tratta di proprietà pubbliche, la maggior parte delle quali versano in condizione di avanzata obsolescenza. Alcune tra esse, per posizione e per dimensione potrebbero però essere molto di più di semplici luoghi di sport».

Dai centri sportivi, un’idea per rigenerare le periferie. La pubblicazione a cura di Piero Almiento e Giacomo De Amicis, con contributi di Rossella Destefani e Raul Duca è un racconto che guarda al mondo dei centri sportivi con occhi nuovi cercando di dare un contributo per il loro sviluppo sostenibile, indicando strade possibili che potrebbero essere seguite efficacemente dalle società sportive, a prescindere dalla fase in cui si trovano.

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