Napoli, Stazione centro direzionale © Roland Halbe

17-05-2025 Giulia Fuselli 1 minuti

Centro Direzionale: la stazione metropolitana di Napoli tra i finalisti dei FAD Awards 2025

Il progetto firmato da Benedetta Tagliabue (Embt) reinventa il paesaggio urbano con legno lamellare e architettura organica

La nuova stazione metropolitana del Centro Direzionale di Napoli è stata selezionata tra i finalisti dei Premi FAD 2025, nella prestigiosa categoria Premi Internazionali. Considerati tra i più autorevoli riconoscimenti del panorama iberico, i FAD Awards celebrano ogni anno l’eccellenza nell’architettura, nel design e nell’arte applicata, valutati da una giuria indipendente composta da esperti del settore. Quest’anno, la giuria internazionale è presieduta dall’architetto cileno Smiljan Radic, con la partecipazione di Xevi Bayona e Aixa del Rey, a testimonianza del respiro globale e del rigore critico dell’edizione.

Il progetto della stazione del Centro Direzionale porta la firma di Benedetta Tagliabue di Embt, ed è parte del più ampio programma di rinnovamento infrastrutturale della metropolitana di Napoli, avviato nel 2004.


Un’iniziativa che ha coinvolto alcune delle firme più prestigiose della scena architettonica internazionale, tra cui Norman Foster, Massimiliano Fuksas, Alvaro Siza, Dominique Perrault e Karim Rashid


La linea guida dell’intero intervento è racchiusa nella cosiddetta filosofia della “tripla A”: arte, architettura e archeologia, un approccio progettuale volto a dare nuova identità a luoghi precedentemente omogenei e poco riconoscibili. In particolare, la stazione del Centro Direzionale rappresenta una cerniera tra la stratificazione vulcanica naturale della città e l’impianto razionalista del quartiere, progettato negli anni ’70 da Kenzo Tange.

L’edificio s’inserisce in una topografia artificiale complessa, trasformando un’area rigida e disconnessa in una rete fluida di percorsi pedonali multilivello. Al centro, una copertura imponente dalla geometria organica, costruita in legno lamellare, rompe la serialità del contesto con un gesto architettonico ispirato tanto alla classicità delle stazioni ferroviarie quanto ai paesaggi boschivi.

La scelta è ricaduta nel legno, materiale leggero, caldo e modellabile, che come un elemento vivo si contrappone ai materiali freddi e riflettenti dell’impianto originario di Tange. Le colonne lignee, innestate sulle strutture in cemento esistenti, dialogano con il passato senza rinnegarlo, e insieme sostengono un sistema di volte ondulate che richiamano la scansione dei binari sottostanti.

L’uso delle volte, cifra distintiva dello studio Embt, si conferma anche qui un espediente capace di unire tradizione e innovazione: da elemento statico della classicità a strumento espressivo del contemporaneo.

In copertina: ©Roland Halbe

 

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Giulia Fuselli
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