Città a prova di futuro? Cambiare prospettiva e passare all’azione

28-07-2025 Paola Pierotti 3 minuti

28-07-2025 Paola Pierotti 3 minuti

Città a prova di futuro? Cambiare prospettiva e passare all’azione

Alla Summer School di Castel Gandolfo, diritto internazionale e governance sono la cornice di riferimento

Il “contesto interpella” e per attivare l’immaginazione e progettare il futuro serve “cambiare prospettiva”. Nell’ambito della Summer School in corso a Castel Gandolfo si ravviva il dibattito con storie ed esperienze, dalle baraccopoli di Rio de Janeiro, ai ghetti foggiani legati al caporalato, alla voce di Luca Casarini, fondatore di Mediterranea nelle acque del Mare nostrum.

Luca Casarini, figura storia dell’attivismo in Italia e all’estero, si racconta portando la propria esperienza, stando “dalla parte dei vinti” e sottolineando «l’importanza dello scambio di esperienze e della creazione di un’intelligenza collettiva in un mondo che tende a generalizzare e parcellizzare ogni cosa, impedendo tale processo». Mediterranea è un’organizzazione di soccorso civile che dal 2018 opera nel Mar Mediterraneo con la nave Mare Ionio, un rimorchiatore del 1972 impegnato a ridurre le morti di chi tenta la traversata. Una seconda nave, due volte più grande e con un ospedale a bordo, anche grazie al contributo di Papa Francesco, è in procinto di iniziare la sua prima missione tra pochi giorni.


«Si stima che in 10 anni il Mediterraneo sia diventato una fossa comune con oltre 60mila persone, di cui il 20% bambini»


Morti non solo dovute alla difficoltà del viaggio, ma al fatto, dice Casarini «che gli Stati hanno trasformato il mare in un ‘fossato’. Lo Stato, con la sua sovranità, decide chi vive e chi può essere lasciato morire, applicando un concetto di “umanità in eccesso”». Ecco che le navi di soccorso civile scelgono di non obbedire allo Stato-sovrano e alle sue politiche di respingimento, un’azione attiva contro la restrizione del diritto d’asilo, in contrasto con i diritti umani. Casarini racconta che «le navi di soccorso operano in una “crepa” legale, quel conflitto tra il diritto sovrano degli Stati (fino a 12 miglia dalla costa) e quello internazionale (oltre le 12 miglia).

Obbediscono al diritto internazionale, come le Convenzioni di Amburgo e Ginevra». Casarini commenta: «se soccorriamo turisti, bianchi, ci danno una medaglia, se soccorriamo persone migranti, andiamo in galera». Da qui l’idea di una sovranità dal basso, una “sovranità degli interstizi” nell’ambito della quale «fondi spesi per i respingimenti potrebbero finanziare un’accoglienza intelligente. La demografia – dice – non l’ideologia, ci consegna un futuro meticciato: l’Istat prevede che entro il 2050 l’Europa avrà 200 milioni di abitanti provenienti dall’Africa. Che cosa stiamo facendo per prepararci, per integrarci?».

Casarini condivide con i giovani della Summer School la sua esperienza personale fatta di azione (a cui ha dedicato anche il libro “La cospirazione del bene”), «superando la mera indignazione ed entrando in campo».

Dal Brasile, Glaucya Lino dell’istituto Università Sophia dell’America Latina, impegnata con bambini a rischio ha portato al tavolo del confronto quello che vive nella favela della Rosinha, come insegnante e ricercatrice, attiva nell’educazione alla pace nella sua scuola, come impegno quotidiano e con la sfida di connettere il locale al globale.

Tra i tanti esempi uno riguarda un progetto sullo spreco alimentare come azione nata dall’impegno “ad amare tutti”, a “prendersi cura della casa comune”. Come nel caso di Casarini, anche Glaucya Lino si fa “agende di cambiamento e promotrice di pace”, «rigenerata dalla relazione con i bambini stessi – come lei racconta – capaci di fare rumore e far sentire la loro voce per costruire una cultura della pace, anche nel caos dove vivono».

Dal Brasile alla Puglia, a Foggia in particolare con un approfondimento sulle zone rurali abitate da africani di origine subsahariana. Un luogo dove emerge tutta la criticità degli insediamenti rurali legati al lavoro agricolo stagionale, con baracche costruite con materiali di fortuna, temporanee, per il tempo in cui manodopera agricola è richiesta.

Tra gli altri esempi la Pista di Borgo Mezzanone, un’ex pista Nato, tra i più estesi insediamenti informale d’Italia e forse d’Europa, che ha iniziato a svilupparsi nel 2011 con i primi sbarchi; ma anche il Gran Ghetto di San Severo, smantellato nel 2017 con il decreto sicurezza Salvini, ma rapidamente ricostruito.

In copertina: Baraccopoli di Borgo Mezzanone, Foggia © Antonello Mangano

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Paola Pierotti
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