Costruzioni off site, l’Italia accelera: Enea prepara le linee guida nazionali

25-05-2026 Mila Fiordalisi 4 minuti

25-05-2026 Mila Fiordalisi 4 minuti

Costruzioni off site, l’Italia accelera: Enea prepara le linee guida nazionali

Intervista a Benedetti (responsabile scientifico dell’Osservatorio Officio). Decisivo il coinvolgimento dei player pubblici

A che punto è in Italia l’adozione dell’off site construction (OSC), ossia dell’utilizzo di sistemi prefabbricati da installare e assemblare in cantiere per abbattere tempi, costi di lavorazione e contribuire alla transizione energetica? Non siamo all’anno zero ma la strada da percorrere è ancora lunga. Tant’è che l’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha deciso di chiamare a raccolta gli stakeholder della filiera delle costruzioni, dalle aziende al mondo accademico passando per le istituzioni, non solo per fare il punto della situazione ma per avviare tutta una serie di tavoli e attività.

«Diamo il via ufficialmente alle attività per il biennio 2026-2027 e puntiamo a elaborare linee guida puntuali entro il prossimo anno per consentire al comparto delle costruzioni di accelerare sull’adozione dei sistemi prefabbricati» annuncia a thebrief  Miriam Benedetti, responsabile scientifico dell’Osservatorio Officio (Ottimizzazione delle filiere off site per la riqualificazione dell’ambiente costruito) promosso da Enea in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Università di Bologna e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito del programma di Ricerca di Sistema Elettrico 2022–2024 e 2025–2027.

Benedetti, la prima mappatura è stata presentata nel 2024. Cosa è cambiato negli ultimi due anni?

Da un lato abbiamo assistito a una forte spinta politico-normativa legata ai piani europei e ai nuovi target di decarbonizzazione nonché a un crescente interesse del mondo industriale, dall’altro però restano barriere importanti da abbattere, di ordine strutturale, culturale e organizzativo che purtroppo rallentano la transizione da un modello di edilizia tradizionale a uno industriale. Le direttive europee come la EPDB (Case Green) impongono una drastica accelerazione del tasso di riqualificazione energetica del patrimonio costruito, ed è in questo contesto che la prefabbricazione può rappresentare la chiave di volta perché bisogna spingerne l’adozione non solo sul nuovo ma soprattutto sull’esistente. E in Italia gli edifici da riqualificare sono molti. Tenga conto che oltre il 65% è stato costruito prima del 1976, in assenza di standard energetici moderni. E dalle nostre rilevazioni emerge che per quel che riguarda il residenziale quasi il 26% degli immobili si trova in classe energetica G e poco meno del 22% in classe F, di fatto la metà è energeticamente inefficiente. E relativamente al non residenziale oltre il 40% degli edifici ricade nelle classi peggiori (F e G).


In sintesi, possiamo dire che il 70% degli edifici presenta basse prestazioni energetiche.


Quindi come si fa ad accelerare?

Il programma per il biennio punta a concretizzare l’azione dell’Osservatorio attraverso tre principali obiettivi. Bisogna agire innanzitutto sul rafforzamento delle relazioni fra tutti gli stakeholder per agevolare la nascita di partnership industriali e favorire l’apprendimento peer-to-peer. Poi è necessario insistere su formazione e informazione per divulgare gli aspetti tecnici e applicativi dell’off site construction. E sarà determinante raccogliere la documentazione e i contributi emersi durante i tavoli di lavoro per redigere le linee guida nazionali a supporto dello sviluppo dell’OSC in Italia.


L’obiettivo al termine dei 6 anni complessivi di lavoro dell’Osservatorio è fornire al Paese un quadro completo di indicazioni tecniche, scientifiche e normative ritagliate sulle reali necessità del territorio.


In dettaglio su cosa saranno focalizzati i tavoli di lavoro?

Partiamo da sostenibilità ed efficienza energetica, andando anche ad analizzare concetti come durabilità, manutenzione e Design for Disassembly (progettazione mirata allo smontaggio). Avremo poi tavoli focalizzati sui diversi aspetti dell’approccio alla progettazione OSC, includendo tematiche come cantierizzazione, servitizzazione e digitalizzazione della filiera, ma anche sui modelli di finanziamento e sul binomio OSC e sismica. Nell’edilizia industrializzata, questi elementi non sono fasi isolate, ma ingranaggi di un unico processo progettuale: poiché il componente edilizio (pannello o modulo) viene ingegnerizzato in fabbrica, il suo intero ciclo di vita deve essere pre-programmato e ottimizzato. Dunque, serve un’ingegnerizzazione del cantiere, che rappresenta la transizione operativa più delicata nel passaggio dall’edilizia tradizionale a quella industrializzata. Nell’OSC il cantiere non è più il luogo in cui si “fabbrica” l’edificio, ma quello in cui si assemblano componenti complessi ad altissima precisione. E, importantissimo, l’ostacolo principale all’adozione dell’edilizia industrializzata non è più di natura tecnica, ma finanziaria e strategica.


Per far decollare il settore serve un cambio di paradigma: smettere di vendere “mattoni” e iniziare a vendere “prestazioni”.


Le istituzioni possono avere un ruolo per una svolta concreta?

Istituzioni e pubblica amministrazione possono rappresentare l’anello di congiunzione tra l’innovazione tecnologica dell’OSC e la sua effettiva applicazione su larga scala nel territorio italiano. Affinché l’edilizia industrializzata diventi realtà diffusa, lo Stato e gli enti locali non possono limitarsi a un ruolo di spettatori o regolatori, ma devono trasformarsi in veri e propri motori del cambiamento.


Anche perché la pubblica amministrazione detiene una quota importantissima del patrimonio immobiliare da riqualificare – scuole, uffici, ospedali, caserme – e possiede, tramite la spesa pubblica e attraverso le politiche di green public procurement, una forte capacità di orientare il mercato.

In copertina: Umberto Zanetti © Wood Beton

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Mila Fiordalisi
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