Cura e custodia per immaginare il futuro delle città

31-07-2025 Francesca Fradelloni 3 minuti

31-07-2025 Francesca Fradelloni 3 minuti

Cura e custodia per immaginare il futuro delle città

Partire dal Mediterraneo e puntare su ecosistemi dell’innovazione al servizio dei bisogni

Saper vedere le radici anche se la prima cosa che guardiamo di un albero sono i frutti. Per Antonio Maria Baggio, docente all’Istituto Universitario Sophia (Centro di Ricerca PHR di Loppiano) e ospite del quinto giorno della Summer School “Intrecci di dialogo” organizzata da Oikos a Castel Gandolfo, per vedere come trasformare il presente, per un futuro migliore, bisogna saper leggere gli albori. E gli archetipi di tipo relazionale, sulla fondazione delle città, hanno radici antiche. Baggio spiega:


«È necessario partire dal Mediterraneo, perché il Mediterraneo è un’area che si sta preparando a diventare una polveriera, ma che può anche diventare un laboratorio per una decostruzione della città attuale occidentale, perché esempio di luogo che unisce nord-sud e est-ovest»


Se la città del futuro si deve fondare sulla cura, cosa succede in quei momenti in cui la cura non è possibile (se pensiamo a quello che sta succedendo in Palestina e in Ucraina)? «Ho conosciuto un’infermiera che durante il Covid era la responsabile di alcune residenze per anziani – racconta il professore – vedeva morire uomini e donne e spesso si rattristava della sua impotenza. In quel contesto aveva capito che la cura, a volte, ha bisogno di essere custodita, accompagnata, non sempre risolve».

Accompagnare e custodire per pensare a dei modelli possibili di urbanesimo. Anche il mito e la storia leggendaria aiutano a capire i processi culturali. Lo ricorda con alcuni esempi Baggio. «Il primo modello fondativo è quello di Caino e Abele che porta alla creazione della città di Enoch, Caino è colui che nella tradizione biblica ha tradito la fraternità. La politica nella fondazione biblica la inizia lui che rifiuta di essere fratello. Dopo la morte di Abele, Dio impone il primo tabu: non uccidere», spiega il docente.


La discendenza di Caino è fratricida, dunque la città nasce come riparazione, perché ci consente di vivere nella legge e di vivere la fratellanza tradita»


Il secondo rito di fondazione è raccontato da Tito Livio sulla nascita di Roma. Romolo è colui che fonda la città, tracciando una linea con l’aratro, ma Remo non accetta il compito che Dio gli ha dato. Così che anche Roma è fondata attraverso un fratricidio. La tradizione gallica di Segoveso e Belloveso, invece, due fratelli che si separano per evitare il conflitto, si discosta dalle precedenti storie. Qui nessuna scelta fratricida, ma esclusione. L’ultimo archetipo, proposto dal professore, è Maria, archetipo del pensiero complesso, modello di custodia. Per questo, conclude l’accademico, «oggi se vogliamo capire i conflitti, dobbiamo capire l’origine del tutto».

Innovazione e marketing digitale, è uno degli aspetti indagati durante questo focus sulle città. «Le strutture degli ecosistemi urbani sono marcate non solo dal bello, ma anche dalla fruibilità per gli individui che li abitano», spiega Andrea Sestino dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma & della School of Innovation & Sustainability dell’Halmstad University in Svezia.


E gli ecosistemi dell’innovazione sono la cornice nella quale ci muoviamo ora, ma le innovazioni devono essere messe al servizio di un fine: i bisogni


«Le piattaforme tecnologiche in cui gli attori possono condividere le buone pratiche, sono una parte della soluzione. Solo creando un sistema accessibile, in relazione e condivisione, si possono realizzare spazi migliori per la promozione del benessere collettivo. Dunque, insieme a numerose università del Mediterraneo abbiamo iniziato a parlare di sistema territoriali locali, e ci siamo chiesti: quali sono le tecnologie utilizzate a livello urbano che garantiscono degli spillover positivi?». Per questo la ricerca del docente, insieme a molte università europee, ha messo a sistema alcune buone pratiche come riferimento di un percorso amministrativo.

Tra le altre città-studio anche Beirut con il Digital district , il Centro esperienziale per le smart cities di Siemens del Cairo, il Centesimal  di Malaga e il Progetto Calliope di Taranto.

Casi che implementano effetti positivi grazie alle tecnologie abilitanti e alla costruzione di una piattaforma digitale, condivisa, con il ruolo centrale degli amministratori locali. Per il futuro.

In copertina: © Adobe Stock

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Francesca Fradelloni
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