Da Lecce, con il Cni, sulla rigenerazione urbana ci si confronta con l’Europa
Enti locali e professioni tecniche in dialogo su strategie, priorità e strumenti
«Le città sono il punto di incontro tra tradizione e modernità, veri motori di innovazione e cambiamento per la vita dei cittadini». Così Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo per la Coesione e le Riforme della Commissione europea, in occasione dell’iniziativa Traiettorie urbane e territoriali, organizzato a Lecce dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in collaborazione con il Centro Nazionale Studi Urbanistici e l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce. Una nuova tappa dell’apporto del Cni al dibattito sulla rigenerazione urbana.
Un intervento che ha collocato la riflessione locale in una cornice europea, quella della politica di coesione: «Stiamo lavorando a un’ambiziosa agenda per le città che presenteremo nei prossimi mesi, con l’obiettivo di semplificare l’accesso ai fondi e rafforzare la voce dei territori nel processo decisionale europeo».
Fitto ha ricordato la revisione a medio termine dei fondi strutturali che ha introdotto cinque nuove priorità strategiche per gli Stati membri: abitazioni accessibili, transizione energetica, resilienza idrica, competitività e difesa. «Temi particolarmente rilevanti per le realtà urbane, che sono oggi i luoghi dove si concentrano le sfide, ma anche le opportunità», ha concluso.
A entrare nel merito delle politiche locali è stato il vicesindaco di Lecce, Roberto Giordano Anguilla, che ha tracciato un bilancio del primo anno di mandato, ricorso proprio l’11 luglio. «Abbiamo superato la logica della precedente amministrazione sulla rigenerazione urbana. Oggi possiamo contare su cantieri attivi, idee in fase di finanziamento e un progetto strategico sul nuovo Piano Urbanistico Generale».
Anguilla ha insistito su un tema chiave: il metodo. «Credo sia fondamentale un approccio gerarchico alla pianificazione. Senza una visione ordinata, i progetti rischiano di restare scollegati». Ha poi richiamato l’attenzione su temi strutturali come l’accessibilità, la sostenibilità ambientale e la gestione delle risorse idriche, resi possibili anche grazie a strumenti di finanziamento come le risorse Fsc (tra cui la misura 9.1). «Siamo un ente in predissesto – ha aggiunto – e proprio per questo il supporto degli Ordini professionali è fondamentale. Senza il loro apporto tecnico-scientifico, molte delle opere che stiamo portando avanti non sarebbero possibili».
Dalla Puglia è arrivato un messaggio del presidente della Regione Michele Emiliano, che ha ribadito l’importanza strategica della rigenerazione urbana, sottolineandone la portata sociale oltre che infrastrutturale. «Le periferie rappresentano al tempo stesso una sfida e un’opportunità. È necessario restituire centralità a questi territori spesso trascurati, attraverso progetti integrati che coinvolgano comunità, professionisti e istituzioni».
Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha affrontato la questione normativa: «Servono leggi vere, non regolamenti. L’urbanistica non può essere affrontata con un Dpr». Perrini ha denunciato lo stallo del Testo Unico dell’Edilizia, fermo da oltre quindici anni, e ha ricordato come molte norme italiane siano ancora ancorate alla metà del secolo scorso: «Nel 1948 l’Italia era un’altra. Oggi abbiamo bisogno di una legge quadro nazionale, accompagnata da strumenti regionali flessibili, sul modello del nuovo Codice dei Contratti». Ma non è solo una questione legislativa. «Oggi la rigenerazione urbana è una questione sociale, ambientale, di identità. Serve un quadro normativo moderno e coerente che dia certezze ai professionisti e agli operatori economici».
Nel panel anche Francesco Micelli, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce, che ha sottolineato il ruolo delle professioni tecniche nella gestione delle grandi transizioni: «Rigenerare oggi significa affrontare le sfide ecologica, digitale e sociale. È una materia complessa, in continua evoluzione». Micelli ha messo in evidenza il paradosso tra l’innovazione tecnologica e la lentezza amministrativa: «Abbiamo intelligenza artificiale, software evoluti, capacità di calcolo mai viste. Eppure, ci vogliono ancora sei mesi per pubblicare un bando». Secondo il presidente, la vera sfida è rendere efficiente l’attuazione delle opere, semplificando le procedure, soprattutto a livello locale. «Oggi gli enti hanno bisogno di strumenti rapidi e flessibili, e noi ingegneri dobbiamo essere parte attiva di questa trasformazione».
In copertina: © Adobe Stock

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