Da Quinzii Terna Architecture un atlante dello spazio pubblico di Milano

15-02-21   I   | Lettura : 4 Minuti

Piazze, verde, acque, strade, parterre e piste ciclabili. Da una base analitica, strategie e ipotesi progettuali

«Rimane indubbio che l'uso così intenso dello spazio esterno collettivo rimarrà nelle abitudini delle persone anche nel futuro prossimo, indipendentemente dal fatto che la pandemia rimanga o venga finalmente sconfitta»

Chiara Quinzii

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pazi pubblici che spesso coincidono con spazi inediti. Partendo dai percorsi sconosciuti, nascosti, marginali nella città, non solo per il tempo libero, ma anche per i movimenti quotidiani, si potrebbe riflettere su una nuova idea del capoluogo lombardo. Le idee brillano, soprattutto quando dietro c’è tanta ricerca. E un’idea, per la città di Milano, lo studio milanese fondato nel 2012 da Chiara Quinzii e Diego Terna, ce l’ha. Efficace e autentica. 

«Tutto è nato nel 2020, annus horribilis, ma pieno di opportunità come questa di partecipare alla call for ideas, organizzata dalla Triennale e dal Comune di Milano – racconta Chiara Quinzii -. La call ha richiesto ad ogni partecipante di presentare una programmazione di 10 incontri, workshop, talk, conferenze, eventi e/o una proposta di ricerca da sviluppare intorno ai temi della città e i suoi cambiamenti e approfondire tematiche emergenti legate alle trasformazioni ambientali, urbane, culturali e sociali». Lo Studio Quinzii Terna Architecture quella call l’ha vinta e da lì è nato un “Atlante dello spazio pubblico di Milano”. «Attraverso l'analisi di sei layer fondamentali, piazze, verde, acque, strade, parterre, piste ciclabili, abbiamo mappato ogni singolo oggetto che compone ogni piazza, ogni giardino, ogni parco, costruendo un grande regesto di spazi, sconosciuto, nella sua estensione generale, addirittura allo stesso Comune – racconta Chiara Quinzii –, base analitica per la costruzione di diagrammi, schemi, strategie, ipotesi progettuali sullo spazio pubblico, messo al confronto anche con altre città, italiane e internazionali». Dati, numeri, ma anche suggestioni per 2000 spazi mappati. Un nuovo modo di guardare lo spazio anche alla luce dell’esperienza pandemica. «Lo spazio ha acquisito un’importanza fondamentale, la sua qualità, il suo utilizzo, le sue potenzialità stavano trasformando il nostro modo di guardare la città. In una certa maniera lo spazio pubblico è diventato un driver nello sviluppo urbano e immobiliare della città, come forse non lo era da decenni a questa parte. Oggi abbiamo imparato ad usare in maniera differente lo spazio pubblico, fondamentale per poter muoverci all’interno delle città. Rimane indubbio che l'uso così intenso dello spazio esterno collettivo rimarrà nelle abitudini delle persone anche nel futuro prossimo, indipendentemente dal fatto che la pandemia rimanga o venga finalmente sconfitta». 

Una città, Milano, con tantissime possibilità: a misura d’uomo, compatta con un diametro di dieci chilometri, piatta quindi facilissima da girare per tutte le categorie di utenti e molto ben connessa, con uno spazio pubblico che rappresenta un terzo del territorio cittadino. 
«Davvero tanti gli spazi con multifunzionalità, come i viali alberati di via Morgagni, di viale Romagna e di viale Argonne, tutta questa fascia di città ha questo sistema di boulevard, una potenzialità dove inserire aree giochi, mobilità dolce, piccole biblioteche e che invece spesso sono occupate da parcheggi selvaggi. Pensiamo alle piazze: con le loro caratteristiche di luogo dell’incontro, durante la pandemia la piazza è divenuto uno spazio negato, in discussione, possibile elemento di crisi e rottura, bisognoso di un ripensamento e di nuovi meccanismi di riappropriazione».

«A Milano esistono 336 piazze che nell’Atlante vengono per la prima volta mappate, ma metà di questi luoghi  – individuati dalla Toponomastica  – sono spazi con una prevalenza di mobilità», prosegue l’architetta. Tanto approfondimento per lo studio che si occupa di architettura e urbanistica sia in ambito nazionale che internazionale, lavorando su una vasta gamma di progetti. Il lavoro dello studio è stato premiato in diversi concorsi internazionali sia in Italia che all’estero, dalla menzione d'onore al concorso internazionale per la nuova Biblioteca di Gwangju in Corea del Sud alla menzione d'onore al concorso internazionale per un nuovo isolato urbano nella città di Belgorod in Russia. Tra i principali lavori, ricorda la Quinzii, il Borgo Senaghino, un nuovo insediamento a Senago, con la progettazione di 25 alloggi, ma anche la ristrutturazione interna di un edificio nel campus universitario NABA di 250 metri quadrati fino al nuovo Hub Leonardo nel Palazzo delle Stelline e piazza Santa Maria delle Grazie a Milano, durante l'Expo 2015 e una scuola professionale nella Cascina San Bernardo, a Milano, con Fondazione Società Umanitaria e Comune di Milano.

Molti i progetti frutto di concorsi. «Il concorso è per noi un tema fondamentale, non solo per la professione, ma per il bene del Paese, è una grande possibilità per i giovani e per dare peso al progetto. Lo utilizziamo con molta attenzione, ovviamente per uno studio piccolo è molto faticoso, ci vogliono tante energie», precisa Chiara Quinzii. «Parliamo di cultura del concorso, la politica ha una suo peso fondamentale ovviamente, perché è la politica che ha la visione della città e non si deve accontentare di un progetto fatto da un ufficio tecnico, ma va oltre pensando al progetto, appunto». 

Immagine in copertina: render tratto dalla ricerca sullo spazio pubblico milanese svolta all’interno della call Urban Factor, promossa da Triennale Milano e Comune Milano.
Collaboratori: M. Calegari, A. Deponti, J. Du, D. Mikavica, L. Mochsen, X. Xu, Ö. Yazgan.

 

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