Dal Piano casa UE alle città: la sfida di Roma per il diritto all’abitare
All we need is home. Il commissario Jørgensen presenta la nuova strategia: servono 150 miliardi all’anno. Nella Capitale 1.500 alloggi popolari in più. I dieci punti dell’alleanza municipalista
Via libera al Piano casa europeo, “quasi” pronti 300 milioni per quello italiano, mentre Roma Capitale mette a segno, a distanza di due anni e mezzo, il suo Piano strategico per il diritto all’abitare. La povertà abitativa, che oggi riguarda sia il nord sia il sud del mondo: le società avanzate, nelle quali la classe media si impoverisce e dove prima riusciva a trovare un alloggio sul mercato, e le periferie delle megalopoli in Africa o in Asia, dove sorgono molti insediamenti informali, è al centro, finalmente, delle agende politiche delle grandi istituzioni europee, degli Stati e delle Amministrazioni locali. E proprio la dimensione così globale di questo fenomeno, ha reso urgente delle strategie comuni e sistemiche.
Dalla Commissione europea alcuni calcoli e constatazioni. Per andare incontro all’emergenza abitativa nell’Ue è necessario aggiungere circa 650 mila alloggi all’anno agli attuali livelli di nuova offerta (circa 1,6 milioni all’anno), con un costo di circa 150 miliardi di euro all’anno
Il primo Piano europeo per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili, presentato il 16 dicembre a Strasburgo dal commissario Ue all’Energia e alla Casa, Dan Jørgensen nasce come prima risposta a una crisi che registra un aumento medio dei prezzi delle case di oltre il 60% e degli affitti di oltre il 20% negli ultimi dieci anni. Il Piano mette insieme diversi interventi tra cui la revisione delle regole Ue in materia di aiuti di Stato, con un’apertura all’edilizia residenziale; la semplificazione burocratica per la costruzione di nuovi alloggi, le ristrutturazioni e le riqualificazioni; investimenti per la costruzione di alloggi per studenti; una nuova iniziativa legislativa sugli affitti a breve termine per sostenere le aree in difficoltà abitative, che sarà presentata il prossimo anno. Accolte alcune indicazioni del boar indipendente che poche settimane fa aveva annunciato i punti cardine di una riforma necessaria.
La Commissione collaborerà con le autorità nazionali, regionali e locali per semplificare le norme e le procedure che limitano l’offerta di alloggi, con particolare attenzione alla pianificazione e al rilascio di permessi. La Commissione intende inoltre mobilitare 10 miliardi di euro supplementari nel 2026 e nel 2027 attraverso InvestEU, stimolare almeno 1,5 miliardi di euro in proposte degli Stati membri e delle regioni provenienti dalla riprogrammazione dei fondi di coesione nell’ambito della revisione intermedia. Un sostegno supplementare è rappresentato dal Fondo sociale per il clima. E poi ci sono i fondi che saranno messi a disposizione nel prossimo bilancio Ue 2028-2034. La Commissione sta anche sviluppando una nuova piattaforma paneuropea per gli investimenti in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (Bei) (e sul tema piattaforma tra le prime Legacoop Abitanti si era fatta promotrice in Italia), le banche di promozione nazionali e regionali e altre istituzioni finanziarie internazionali.
Novità anche per il Piano Casa italiano. Nello stato di previsione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) 2026-2027, alla Missione Casa e assetto urbanistico, sono stati trovati in Manovra 300 milioni complessivi: 150 milioni nel 2026 e altri 150 milioni nel 2027. Ancora da stanziare
Sono le Amministrazioni locali, però, che riescono ancora una volta a dare risposte più celeri ai cittadini nonostante la carenza di fondi. Il Piano casa di Roma avanza e guarda già alle sfide del 2026 e del post-Pnrr. Con un anno di anticipo, infatti, il Comune capitolino ha raggiunto l’obiettivo totale di acquistare e mettere a disposizione 1.500 alloggi popolari. Ma non solo. Nella seconda edizione di “All we need is home”, la conferenza internazionale sull’abitare organizzata dall’assessorato al Patrimonio e alle Politiche Abitative, sono stati elencati tutti i risultati raggiunti del Piano strategico per il diritto all’abitare presentato all’Assemblea capitolina nel 2023.
«Di una settimana fa è la notizia che investiremo oltre 250 milioni di euro per acquistare 1000 case popolari. Non esistono interventi simili, paragonabili nell’Italia degli ultimi decenni e forse anche in Europa. Uno sforzo straordinario che facciamo perché riteniamo che questo sia un salto verso il diritto all’abitare e la giustizia sociale. E questo risultato va ad aggiungersi a quello che abbiamo fatto prima: 120 case acquistate in una prima tranche da Inps, altre 88 deliberate dall’Assemblea Capitolina, 98 acquistate da un privato in via Lucio Calpurnio Bibulo, decine di immobili acquistati nei vecchi Piani di zona, poi le 76 case che stiamo costruendo in via Cardinal Capranica, 54 in via del Porto Fluviale a Ostiense e 30 nella nuova torre di Tor Bella Monaca. Insomma, abbiamo raggiunto con quasi un anno d’anticipo l’obiettivo delle 1.500 case che ci eravamo dati, ma grazie agli avvisi pubblici che abbiamo già pubblicato, due per il segmento delle case popolari, cioè i nuclei fino a 20.000 euro di reddito e uno per il segmento Ers, cioè fino a 50.000 euro di reddito, in particolare rivolto agli sfrattati, noi saremmo in grado di acquistare altri 1.000 immobili nei prossimi 12 mesi», annuncia l’assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi.
Il diritto all’abitare come diritto abilitante, dunque, perché dalla disponibilità di un alloggio dignitoso dipende l’esercizio di tutta un’altra serie di diritti: il diritto allo studio, il diritto alla salute, il diritto al lavoro
E per metterlo in atto una fetta importante – come spiega l’assessore – è stato fatto con le manutenzioni. «Ebbene nel 2025 spenderemo per le manutenzioni ordinarie dell’Edilizia residenziale popolare (Erp), cioè delle case popolari, oltre 12 milioni di euro. Nel 2021, quando siamo arrivati, su tutta Roma erano stati spesi 500mila euro. Significa che alla fine del nostro mandato ci saranno nelle case popolari oltre 5mila cantieri. Nel 2026 partirà un programma di manutenzioni straordinarie atteso da decenni per un totale di 80 milioni in tre anni. Grazie alla nostra spesa verranno rigenerati interi pezzi di città. Faccio tre nomi che per i romani sono certamente iconici e che a mio giudizio sono utili a far capire quanto sia importante questo intervento: Quarticciolo, Ostia e Bastogi. Tre quartieri dove non si fanno manutenzioni da decenni e dove noi interverremo con i cantieri nel corso dei prossimi mesi»
Senza dimenticare i pezzi di città rigenerati, grazie al Pnrr. Alcuni sono quasi conclusi: Porto Fluviale e Cardinal Capranica, un magazzino militare ed una scuola trasformati in case popolari, l’ex Salumificio Fiorucci sulla via Prenestina, che verrà rigenerato con case popolari e un museo pubblico di arte contemporanea, la ex Fabbrica Mira Lanza sul versante Marconi del Tevere, dove grazie all’Università di Roma tre nascerà uno studentato pubblico e un parco. «E ci tengo a raccontare, il lavoro enorme che abbiamo fatto in questi anni, coordinati dalla Prefettura, insieme alla Regione Lazio, alla Polizia Locale, nella liberazione di tanti immobili occupati abusivamente, che abbiamo restituito al legittimo proprietario, dunque abbiamo consentito di rientrare nel circuito, in qualche modo, degli immobili recuperati, ma allo stesso tempo senza lasciare nessuna famiglia che aveva il diritto alla casa per strada.
Inoltre, il Piano prevedeva la riforma del welfare abitativo, cioè degli strumenti per sostenere le famiglie sfrattate, le famiglie in difficoltà. Bene, grazie all’Assemblea capitolina, nel luglio scorso è stata approvata la delibera 185 che ci consente di attribuire fino a 900 euro al mese a ogni famiglia che viene sfrattata e fino a 500 euro al mese, naturalmente un sostegno temporaneo a chi non ha un contratto per l’affitto, ma ha bisogno di trovare una collocazione. Sostituendoci al Governo che d’altro canto ha de-finanziato ormai da tre anni il contributo all’affitto.
Infine, l’avvio dell’Agenzia Sociale per l’Abitare, già sperimentata con alterne fortune in tante città italiane, uno strumento necessario per avvicinare la domanda e l’offerta sul mercato della locazione privata per quel segmento di persone che non sono destinatari potenziali di una casa popolare, ma che fino a ieri riuscivano a stare sul mercato e oggi non riescono più a trovare un affitto e magari hanno soltanto bisogno di una garanzia, hanno soltanto bisogno di un aiuto per il trasloco, hanno soltanto bisogno di qualche forma di incentivo per il proprietario. Nei prossimi mesi, poi, ci dovremo rivolgere alla cosiddetta classe media impoverita, con un nuovo il regolamento sul social housing, i bandi sul patrimonio disponibile, pensate che abbiamo fatto il primo regolamento sul patrimonio disponibile nella storia di Roma, la costruzione delle famose 30.000 case dell’Ers per la fascia grigia che abbiamo previsto con la delibera 57 del 2025 e l’Osservatorio per la condizione abitativa a Roma», conclude Zevi.
Un lavoro immenso, ma che non basta visto che l’emergenza di case popolari a Roma è a quota 20mila. Un’emergenza che tutta tutte le città italiane. Infatti, il Piano Casa nazionale è arrivato alla Camera su proposta di 40 sindaci di altrettanti comuni italiani. L’iniziativa è partita dall’Alleanza municipalista per il diritto alla casa che ha illustrato il 16 dicembre al governo le richieste per affrontare l’emergenza abitativa
A un anno dal sit-in degli enti locali rimasto senza risposte, le amministrazioni sono tornate a Roma per chiedere politiche strutturali e risorse adeguate. Dieci i punti: una legge quadro sull’Edilizia residenziale pubblica e sociale, l’assegnazione gratuita ai Comuni di immobili inutilizzati, il rifinanziamento del Fondo nazionale locazione e Fondo nazionale morosi incolpevoli, la legge nazionale di regolamentazione delle piattaforme turistiche, la misura nazionale per l’emergenza abitativa e le persone senza dimora, l’agire sulla leva fiscale per favorire l’affitto a canone concordato e penalizzare il vuoto agibile, una normativa specifica per favorire l’industrializzazione dell’edilizia residenziale sociale, le agenzie sociali per la locazione, il diritto allo studio superiore e residenze per studenti e fondi immobiliari a regia pubblica per l’affordable housing.
I comuni, come riferito dai rappresentanti delle amministrazioni locali, stanno già facendo del loro meglio per riqualificare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, ma hanno però ribadito alla Camera che questi sforzi “non bastano senza un piano nazionale che accompagni l’azione dei Comuni, invertendo decenni di disinvestimento pubblico”.

Abitare Architettura ArchitetturaChiECome Arte Brescia 2050 Città Concorsi Culto Cultura Design Energia Festival Formazione Futuro Hospitality Housing Industria Ingegneria Italiani all'estero Legge architettura Libri Masterplanning Milano Mipim Norme e regole Platform Real Estate Premi Progettazione Real estate Retail Rigenerazione Urbana Salute Scommessa Roma Scuola Sostenibilità Spazi pubblici Sport TEHA Trasporti Turismo Uffici

Digitalizzazione e appalti: Anac, Demanio e Fs Engineering insieme per la trasparenza

Ripensare il governo del territorio: meno vincoli, più responsabilità locali

Bei, volumi record e nuova strategia: innovazione, scale-up e garanzie europee al centro

Centomila nuove case e il modello Zes, così Meloni saluta il nuovo anno




