Dalla fabbrica al futuro: l’ex Cartiera Burgo diventa hub di innovazione

03-03-2026 Francesca Fradelloni 2 minuti

03-03-2026 Francesca Fradelloni 2 minuti

Dalla fabbrica al futuro: l’ex Cartiera Burgo diventa hub di innovazione

Dal team composto da Baustudio, March’ingegno e Studio Tracce uno degli interventi più significativi dell'Appennino Bolognese degli ultimi anni. Dieci milioni l’investimento

Riconnettere uno spazio produttivo dismesso al territorio e restituirlo alla comunità con nuove funzioni flessibili e aperte al futuro. È questo l’obiettivo del progetto di rigenerazione dell’ex Cartiera Burgo a Lama di Reno, firmato dal team multidisciplinare composto da Baustudio, March’ingegno e Studio Tracce.

L’intervento rappresenta uno dei più rilevanti dell’Appennino Bolognese degli ultimi anni: oltre 28.000 metri quadrati di area industriale saranno trasformati in un nuovo polo urbano. Con un investimento di 10 milioni di euro e conclusione prevista nel 2026, il progetto non si limita al recupero edilizio, ma ridefinisce il sito come nodo strategico della mobilità sostenibile. La sua posizione lo rende infatti una cerniera naturale tra la stazione ferroviaria, il fiume Reno, il centro abitato di Lama di Reno, la Ciclovia del Sole e il parco storico di Monte Sole.


Il progetto. Un sistema di piazze coperte di circa 3.000 metri quadrati attraversa l’intero complesso e costituisce l’elemento centrale del nuovo assetto


Il “podio” coperto viene mantenuto come spazio pubblico di mediazione tra interno ed esterno, pronto ad accogliere eventi, mercati e spettacoli.

All’interno prende forma un ecosistema ibrido e versatile: quasi 4.000 metri quadrati ospitano spazi per start-up e coworking, un auditorium per congressi, una velostazione e un polo museale dedicato alla memoria del sito, organizzato attorno all’iconico serbatoio dell’acqua. Sono previsti inoltre ampi ambienti polifunzionali volutamente lasciati liberi, pensati per accogliere future destinazioni.

Il complesso include anche una struttura di residenze ibride: un ostello con otto camere di diverse dimensioni, collegato a spazi comuni e a un’attività di bar e ristorazione capace di animare e integrare gli ambienti.

Architettura e memoria. La visione progettuale si basa sul rispetto della materia esistente. Le nuove funzioni sono state costruite attorno alle tracce del passato, preservando pavimentazioni storiche, elementi impiantistici originali, segnaletica d’epoca e infissi recuperati.

Basamenti dei macchinari, cisterne e serbatoi restano visibili come elementi di archeologia industriale, ora integrati con impianti meccanici ed elettrici di ultima generazione. L’energia è prodotta prevalentemente da fonti rinnovabili grazie a estese superfici fotovoltaiche sulle coperture e all’impiego di pompe di calore ad alta efficienza.

Sostenibilità e paesaggio. L’intervento ha investito anche sulla gestione dell’acqua e sulla rigenerazione del suolo. La de-impermeabilizzazione delle superfici e il riuso degli inerti provenienti dalle demolizioni hanno permesso di creare nuove aree verdi e aiuole.

L’acqua piovana raccolta dalle coperture viene recuperata nelle vecchie cisterne della cellulosa e riutilizzata per l’irrigazione delle aree verdi interne ed esterne. Nuove alberature e zone d’ombra naturali contribuiscono alla mitigazione dell’isola di calore e al miglioramento del microclima urbano.

Arte e partecipazione. Elemento distintivo del recupero è la conservazione delle opere murali realizzate durante gli anni di dismissione, grazie anche all’esperienza di Pennelli Ribelli. Artisti internazionali hanno trasformato le superfici industriali in una galleria d’arte urbana, creando un dialogo tra memoria e linguaggi contemporanei. Durante il cantiere, nuove opere – tra cui quelle di Alek O e Flavio Favelli – hanno ulteriormente arricchito gli spazi.

Il cantiere stesso è stato concepito come un processo partecipato. Nei 28 mesi di lavori, le porte sono state aperte alla cittadinanza con eventi e momenti di divulgazione, come Art City e Cantieri Sonori. I “cantieri aperti” hanno favorito l’incontro tra generazioni: mentre i visitatori seguivano l’evoluzione tecnica dell’intervento, gli ex lavoratori della Cartiera condividevano i propri ricordi, contribuendo a ricucire il legame tra passato e futuro del luogo.

In copertina © Ex Cartiera Marzabotto

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Francesca Fradelloni
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