Dalla rendita fondiaria al valore urbano: una nuova traiettoria per la rigenerazione

10-07-2025 Giulia Fuselli 2 minuti

10-07-2025 Giulia Fuselli 2 minuti

Dalla rendita fondiaria al valore urbano: una nuova traiettoria per la rigenerazione

Da Audis un dibattito su coesione sociale, innovazione locale ed economia inclusiva

La rigenerazione urbana oltre le rendite e i plusvalori immobiliari. Verso un nuovo paradigma, capace di restituire centralità al “valore urbano” inteso come tessuto relazionale, coesione sociale, identità, qualità ambientale, cultura diffusa.

Questo il messaggio emerso dal primo incontro del 7 luglio di una serie estiva promossa da Audis, dove si sono alternate voci della ricerca, dell’impresa sociale, delle comunità locali e delle amministrazioni.

Le città italiane vivono una crescente polarizzazione. L’economia della conoscenza, oggi dominante, «non si distribuisce in modo uniforme, ma si concentra in pochi poli forti, Milano in testa», osserva Giancarlo Corò, professore di economia applicata all’Università Ca’ Foscari. «I giovani più qualificati si muovono verso le città globali, lasciando territori che non riescono più a trattenere capitale umano né investimenti». Il risultato è una frattura che si traduce anche sul piano politico e culturale. «Laddove mancano opportunità, cresce la disillusione. È un fenomeno che attraversa l’Italia e molte altre economie avanzate».

Per invertire questa rotta, secondo Corò, serve abbandonare l’illusione di replicare lo sviluppo industriale del passato e puntare invece su «capitale umano, reti territoriali e innovazione diffusa».

Luca Carnio, vice-direttore della Fondazione di Comunità della Saccisica, ha portato una testimonianza concreta di come un territorio può reinventarsi senza rincorrere modelli metropolitani. In un’area della bassa padovana da sempre priva di un’identità progettuale condivisa, «la Fondazione ha attivato un processo di rigenerazione integrata, mettendo in rete attori diversi e costruendo strumenti innovativi».

È appunto il caso della SaccisiCard, che trasforma il welfare aziendale in leva di coesione sociale e sviluppo locale, incentivando il commercio di prossimità al posto delle grandi piattaforme digitali. O della Comunità Energetica Rinnovabile, pensata non solo per ridurre i costi, ma per trattenere valore sul territorio e reinvestirlo nei circuiti locali. Il turismo di prossimità, l’attenzione alle nuove povertà “invisibili”, e una governance territoriale orizzontale e partecipativa completano il quadro.


«Un territorio che dialoga tiene meglio – ha commentato Carnio – è un principio semplice, ma potente: un’idea di città non come oggetto da pianificare, ma come soggetto collettivo in grado di generare fiducia, dignità, futuro»


È in questo orizzonte che si colloca anche una riflessione sull’economia. «Dobbiamo uscire dalla dicotomia pubblico/privato e riconoscere l’economia sociale come terzo pilastro dello sviluppo», afferma Riccardo Bodini, direttore di Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises). Cooperative, fondazioni, imprese sociali e associazioni «non sono attori marginali: generano valore senza estrarlo, rigenerano relazioni, attivano capitale sociale».

Eppure, nonostante coinvolgano milioni di persone, queste realtà faticano ancora a trovare spazio nelle politiche economiche nazionali. «È proprio da qui che arrivano risposte concrete alle sfide urbane: dall’housing sociale ai servizi di prossimità, dal recupero degli spazi dismessi al lavoro inclusivo».

In copertina: © Adobe Stock

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Giulia Fuselli
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