Data center, il Nord Italia verso la saturazione. E c’è il rischio di una “bolla” Paese

10-11-2025 Mila Fiordalisi 3 minuti

10-11-2025 Mila Fiordalisi 3 minuti

Data center, il Nord Italia verso la saturazione. E c’è il rischio di una “bolla” Paese

Il focus si sposta su Sud e isole per la posizione strategica nel Mediterraneo e la forte presenza di cavi sottomarini

Non solo Nord Italia. La partita dei data center si gioca soprattutto nel resto del Paese, con il Sud e le isole a rappresentare il punto di approdo preferenziale delle nuove infrastrutture complice la posizione strategica nel Mediterraneo.

Il ministero delle Imprese e made in Italy ha presentato la “Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali in data center”, un ricco documento elaborato grazie alla collaborazione dei ministeri dell’Energia e dell’università, del dipartimento per la Trasformazione digitale, della Fondazione Ugo Bordoni, di Infratel, l’Italian data center sssociation (Ida) e di tutti gli stakeholder pubblici e privati che hanno partecipato alla consultazione pubblica dedicata.  Ma sono numerosi i parametri da tenere in considerazione per la realizzazione delle nuove infrastrutture: dalla presenza di siti brownfield alla rete elettrica in alta tensione, dalle fonti di energia rinnovabili a quelle a basso impatto di carbonio, dalle reti di telecomunicazioni in fibra ottica alla presenza di università ed istituti tecnici, aeroporti, approdi di cavi sottomarini, internet exchange point e “attrattori tecnologici” come ad esempio i super computer. “Individuare sul territorio le migliori condizioni dove investire vuol dire anche accorciare i tempi di realizzazione e ridurre i costi di implementazione. Si stima che la realizzazione di un data center all’interno di una struttura già in parte predisposta ad accoglierlo sia in grado di accorciare i tempi anche di due anni”, si legge nel documento del Mimit.

Gli hub digitali in Italia

L’Italia sta, dunque, rafforzando il proprio ruolo nel Mediterraneo con i cavi sottomarini. A proposito di cavi sottomarini secondo Mediterra DataCenters “l’Italia consolida la sua posizione di hub digitale strategico grazie a una rete in espansione di infrastrutture internazionali ad alta capacità – BlueMed, 2Africa, Medusa, Sea Med, Quantum Cable e MedLoop -.Si tratta di infrastrutture critiche, responsabili della trasmissione di oltre il 95% del traffico Internet intercontinentale. Questa rete di connettività sottomarina rafforza la posizione geografica e infrastrutturale dell’Italia, rendendola una porta d’accesso ideale al Mediterraneo e un punto di scambio chiave tra Europa, Africa e Asia.


L’Italia ha iniziato a colmare il divario infrastrutturale nel settore dei data center rispetto ad altri Paesi, consolidando la sua posizione di hub attrattivo per gli investimenti”.



Non a caso dunque è l’area del Mediterraneo quella che si sta imponendo come nuova frontiera della crescita “con Italia e Spagna protagoniste di una crescita particolarmente dinamica grazie a un contesto sempre più attrattivo per gli investitori”, evidenzia la società di ricerca e consulenza economico-strategica Agici.

Agici stima di qui al 2030 investimenti in tecnologie IT nel nostro Paese nell’ordine di 18 miliardi e una capacità installata potenziale di 2 GW, il triplo di quella attuale.  Secondo le ultime ricognizioni ammontano a 110mila le data-user companies, ossia le imprese che utilizzano analisi dati, IoT, cloud e intelligenza artificiale, con una crescita media del 3,5% all’anno. E l’espansione del settore comporterà anche un forte aumento della domanda elettrica, stimata in crescita da 7 TWh nel 2024 a 20 TWh nel 2030, circa il 6% dei consumi nazionali.


Rilevanti le ricadute economiche e occupazionali: circa 70mila occupati diretti e indiretti al 2030 e un impatto complessivo sul Pil tra 17 e 28 miliardi, tra investimenti e valore aggiunto generato.


Ma non mancano le criticità considerato che ad agosto 2025 le richieste di connessione dei data center hanno raggiunto quota 342, in aumento del +1600% rispetto al 2020, per un totale di 55 GW di richieste di allaccio alla rete, metà delle quali localizzate in Lombardia e 7 GW solo nella città di Milano. “Tale concentrazione rischia di generare squilibri sulla rete elettrica e pressioni sui prezzi zonali dell’energia.  Mentre il Nord rischia la saturazione, Roma si trova in una fase di espansione e il Sud Italia, pur disponendo di infrastrutture strategiche come le landing station dei cavi sottomarini, mostra ancora un potenziale inespresso”, evidenzia Agici. Secondo lo studio legale internazionale Dla Piper se è vero che “l’Italia si posiziona come un hub emergente e centrale per l’area del Mediterraneo”, bisognerà fare i conti con una serie di nuove sfide: dalla disponibilità di energia e di infrastrutture di rete, alla semplificazione dei processi autorizzativi, fino alla formazione di competenze adeguate.

E, ancora, Bcg evidenzia che “se la capacità cresce più in fretta della domanda reale, il rischio di una nuova bolla digitale è concreto. Come Paese dobbiamo evitare che l’attuale euforia si trasformi in sovracapacità strutturale come già accaduto in passato con la fibra ottica: investire troppo, troppo presto, senza una domanda solida e sostenibile”. Per Mediterra DataCenters “affinché l’Italia diventi la porta digitale del Mediterraneo è fondamentale fare sistema, lavorando in sinergia con le istituzioni e con tutti gli attori della filiera per colmare il divario digitale ancora esistente”.

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Mila Fiordalisi
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