Dialogo tra architettura e agricoltura: i 5 progetti che disegnano il futuro green delle città italiane
Dialogo tra architettura e agricoltura: i 5 progetti che disegnano il futuro green delle città italiane
Da Milano a Caltanissetta, parola d’ordine “agritecture”. Come trasformare il costruito in ecosistemi produttivi e sostenibili
Città che coltivano, edifici che producono, spazi che uniscono estetica e funzione. L’agritettura non è una tendenza, ma una nuova grammatica del progetto urbano. In Italia, tra tetti coltivati e orti verticali, si fa strada una visione che integra natura e architettura, trasformando l’idea di abitare.
Reso popolare dal padre del vertical farming, il professore della Columbia University Dickson Despommier, il termine agritecture nasce dalla fusione delle parole “agricoltura” e “architettura”, indicando un approccio progettuale che integra pratiche agricole all’interno dell’ambiente costruito. Questa sinergia mira a creare spazi che non solo siano funzionali ed esteticamente gradevoli, ma che contribuiscano attivamente alla produzione alimentare, alla sostenibilità ambientale e al benessere delle comunità.
Agritecture è un concetto che si manifesta in diverse forme: dai tetti verdi coltivati, alle pareti vegetali, fino alle vere e proprie fattorie urbane integrate in edifici residenziali o commerciali. Queste soluzioni non solo migliorano la qualità dell’aria e riducono l’effetto isola di calore nelle città, ma promuovono anche la biodiversità e l’autosufficienza alimentare.
Nel cuore di Napoli, il progetto Agritettura 2.0 rappresenta un esempio emblematico di come l’agricoltura urbana possa essere integrata nell’architettura cittadina. Questa iniziativa mira a trasformare spazi inutilizzati in orti urbani, coinvolgendo la comunità locale nella coltivazione di piante e ortaggi. Il progetto non solo promuove la sostenibilità ambientale, ma rafforza anche il tessuto sociale, creando occasioni di incontro e collaborazione tra i cittadini.
A Torino, il 25 Verde progettato dall’architetto Luciano Pia è un esempio di come l’agritettura possa essere applicata all’edilizia residenziale. L’edificio, caratterizzato da una struttura in acciaio e legno, ospita oltre 150 alberi e numerose piante che contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria e a ridurre l’inquinamento acustico. Il progetto dimostra come la progettazione paesaggistica riesca a migliorare significativamente la qualità della vita urbana.
Nel comune di Cinigiano, in Toscana, la Cantina di Collemassari rappresenta un esempio di agritettura applicata al settore vitivinicolo. Progettata dall’architetto Edoardo Milesi, la cantina è stata costruita seguendo i principi della bioarchitettura, con particolare attenzione all’efficienza energetica e all’integrazione nel paesaggio circostante. La struttura utilizza materiali naturali e tecniche costruttive che favoriscono la ventilazione naturale e il risparmio energetico.
Progettato dall’architetto Leonardo Ricci negli anni Sessanta, il Villaggio Monte degli Ulivi è una piccola comunità rurale immersa tra gli uliveti di Riesi, in provincia di Caltanissetta. L’intervento comprende una scuola materna e una scuola-officina meccanica, una biblioteca, alloggi per famiglie e una casa comunitaria, tutti distribuiti in edifici che dialogano con il paesaggio collinare. La forza del progetto risiede nell’integrazione organica tra architettura e natura: le coperture curvate in cemento bianco e le pareti in pietra locale si armonizzano con il terreno e gli ulivi preesistenti, evitando linee rigide e rispettando la natura circostante. Ricci costruisce così un “organismo” architettonico collettivo, pensato per sostenere una comunità che vive e lavora la terra, con spazi educativi e produttivi strettamente collegati all’agricoltura e al paesaggio rurale. Il progetto è stato riconosciuto come patrimonio culturale della Sicilia, e viene celebrato per il suo approccio innovativo al costruire comunità rurale: una vera fusione tra funzioni sociali, contesto ambientale e tradizione locale.
Non solo integrazione del verde negli edifici, ma anche innovazione tecnologica capace di ottimizzare la produzione agricola in un ambiente urbano. L’esempio significativo è rappresentato dallo Skyfarming, ovvero la coltivazione verticale all’interno di edifici appositamente progettati. In Italia, il progetto Skyland a Milano sviluppato in collaborazione con Enea, Agrimercati e l’Assessorato alla Salute del Comune, rappresenta la prima fattoria verticale del Paese. Questo edificio di trenta piani è in grado di produrre cibo a chilometro zero, utilizzando tecnologie avanzate per garantire la sostenibilità e l’efficienza energetica.
In copertina: © Cantina Collemassari

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