14-09-2022 Paola Pierotti 8 minuti

Elezioni politiche, le richieste di 176mila architetti e ingegneri

Parla Franco Fietta, presidente di Fondazione Inarcassa

Una platea di 93mila architetti e 83mila ingegneri, in totale sono 176mila i liberi professionisti rappresentati dalla Fondazione Inarcassa, il 30% di loro ha meno di 40 anni. Una galassia di tecnici del mondo della progettazione che guarda al prossimo appuntamento elettorale con richieste puntuali che spaziano dalla legge sull’equo compenso all’appalto integrato, dal ruolo della Pa «da potenziare nella sua funzione di programmazione e controllo. Con riferimento diretto – dice Franco Fietta, presidente di Fondazione Inarcassa – alle centrali di progettazione che in un lontano passato ed in altri paesi hanno standardizzato l’architettura abbrutendo il territorio. Ma penso anche all’appalto integrato – aggiunge – che ha dimostrato di essere permeabile alle infiltrazioni criminali, e alla proposta di ridurre i livelli di progettazione, assolutamente incompatibile con il quadro normativo vigente». Fietta fa il punto con thebrief sulle priorità dei professionisti in vista del prossimo del 25 settembre.

Presidente, tanto si parla di ambiente e clima, transizione ecologica e riconversione energetica, e poi di scuola ed edilizia scolastica e più in generale di incentivi. Questi temi sono entrati in campagna elettorale, come rimettere al centro delle politiche il progetto e il valore delle professioni?

In primo luogo, è necessaria una condivisione e la partecipazione sui temi dell’ingegneria e dell’architettura, finalizzata alla stesura di testi unici sulle singole norme di riferimento a partire da quella sui bonus edilizi, anche al fine di porre un freno all'ipertrofia normativa. Siamo ancora scottati dai cambiamenti in corsa sul Superbonus 110% che hanno comportato il blocco del meccanismo della cessione dei crediti, mandando in crisi l’intera filiera dell’edilizia ed auspichiamo una misura definita e sostenibile nel tempo che rilanci anche la messa in sicurezza sismica. Da diversi mesi abbiamo chiesto al decisore pubblico che la responsabilità in solido nella cessione dei crediti di bonus e Superbonus si configuri solo se il concorso nella violazione avviene con dolo o colpa grave e l’accordo raggiunto nelle ultime ore in Senato sul Decreto aiuti bis va nella direzione da noi desiderata.

E sul rapporto tra Pubblico e mercato della progettazione?

È improcrastinabile semplificare le procedure o quantomeno norme chiare e stabili, per non parlare di un ammodernamento della Pa che dal nostro punto di vista è ancora lontana da un’informatizzazione totale dei dati e delle procedure, che garantisca tempistiche brevi e certi.
In merito ai temi ambientali, chiediamo al decisore pubblico di riportare la progettazione al centro dell’opera, forti anche di alcune recenti esperienze positive.

A cosa si riferisce?

Nei tre giorni di workshop all’Expo di Dubai, i nostri borsisti hanno dimostrato una qualità progettuale invidiabile, proprio nell’ambito dalla rigenerazione urbana. Proprio il successo di quella esperienza, dimostrato dall’interesse degli investitori e dalla stampa internazionale di settore, conferma la capacità dei nostri ingegneri e architetti liberi professionisti di diventare il volano della transizione ecologica e riconversione energetica. Siamo sensibili al tema dell’edilizia scolastica, da un lato Fondazione Inarcassa ha offerto a diversi comuni italiani un mutuo a tasso zero per i progetti delle scuole, dall’altro ha sperimentato “sul campo” il proprio modello di concorso di progettazione.

Ingegner Fietta, cosa significa per voi chiedere di valorizzare la professionalità dei tecnici italiani?

Bisogna riprendere la legge sull'equo compenso che purtroppo non credo verrà resuscitata in questa fase finale della legislatura. Deve essere prevista una soglia al di sotto della quale la retribuzione non può ritenersi giusta, estendendola a tutti i rapporti pubblici e privati. Un discorso a parte meritano gli onorari dei CTU che sono assolutamente inadeguati con la duplice conseguenza di allontanare i migliori professionisti e rallentare i tempi della giustizia italiana.

E sul tema dell’aggregazione professionale e multidisciplinare, qual è la vostra posizione?

Devono essere favorite e non osteggiate, con incentivi fiscali e regole chiare. Per dare risposte di qualità in un mercato dei servizi sempre più complesso e competitivo, bisogna crescere e aggregarsi per essere efficienti. Le norme vigenti, purtroppo, vanno in senso opposto.

Come orientarsi tra responsabilità e burocrazia?

L’espansione continua del campo delle responsabilità in capo ai liberi professionisti è un altro elemento di forte criticità dato dall’attuale quadro normativo e dagli interventi giurisprudenziali. Il libero professionista, per poter lavorare, deve sistematicamente attestare e certificare tutta una serie di circostanze che dovrebbero essere già note e verificabili dalla Pa stessa. Chiediamo sia arginata questa deriva normativa e giurisprudenziale, che punta ad allargare all'infinito l'area di rischio professionale.

Tornando sul tema dell’equo compenso, rimane alla vostra attenzione la questione dei ribassi nelle gare che comportano minore qualità dell’opera, incremento tempi e spesso tanti contenziosi. Cosa proponete?

Tra gli impegni assunti dal Governo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza si prevede una riforma complessiva del quadro legislativo in materia di contratti pubblici. La Fondazione Inarcassa, quale parte attiva del dibattito politico, ha promosso l’elaborazione di uno studio indipendente sui dati forniti dall’Anac, che ha dato importanti riscontri:

  • gli investimenti nel settore delle costruzioni sono crollati ininterrottamente dal 2005 al 2020, anno che ha segnato una prima significativa inversione di tendenza;
  • negli ultimi 15 anni il numero degli ingegneri e architetti liberi professionisti è rimasto sostanzialmente lo stesso e ciò ha comportato un crollo dei redditi medi;
  • più recentemente il numero degli affidamenti di servizi professionali è salito contestualmente all’introduzione delle semplificazioni al codice degli appalti;
  • indipendentemente dal criterio di aggiudicazione scelto, i ribassi per la progettazione che superano il valore mediano delle offerte, generano maggiori criticità, avendo un numero di sospensioni, contenziosi e giorni di ritardo significativamente superiori.

Questo dimostra come fare eccessive economie nei compensi professionali sia decisamente dannoso per il processo complessivo di realizzazione di un’opera pubblica. E malgrado queste evidenze, ancora non abbiamo una legge nazionale in tema di equo compenso che salvaguardi le fasce più deboli e trattenga i più giovani, che possono essere meno attratti dalla libera professione, quantomeno in questo paese, perché all’estero vengono remunerati meglio.

Tra le vostre priorità anche quella di chiarire i ruoli nelle Pa, riservando ai dipendenti pubblici la programmazione delle opere e il controllo del processo realizzativo. Quali prospettive e richieste?

Assicurare oggi qualità alle opere di ingegneria e architettura richiede un notevole impegno che può essere garantito esclusivamente da chi possiede requisiti, capacità e mezzi per svolgere la libera professione a tempo pieno. Per questo, ma anche per evitare conflitti d’interesse, non è più ammissibile che i dipendenti pubblici svolgano un secondo lavoro nel medesimo ambito operativo. È necessario, pertanto, definire ruoli e competenze, riservando ai dipendenti pubblici la programmazione delle opere e il controllo del processo realizzativo, per questo devono essere adeguatamente formati, dotati dei mezzi necessari e correttamente responsabilizzati. Ai liberi professionisti che dimostrano le adeguate competenze e professionalità devono spettare – in via esclusiva – i compiti di progettazione, direzione lavori e collaudo delle opere.

Qualche esempio o criticità?

In quest’ottica, l’Agenzia del Demanio può essere una risposta alle nostre esigenze di avere bandi di gara ben fatti, purché non vada ad occupare spazi di mercato che non le competono.
La Pa già deve programmare le opere, gestire le fasi di gara, controllare i lavori ed effettuare i pagamenti, non è poco e non ha alcun senso ingolfare la macchina pubblica con ulteriori oneri.
Su questo punto rimaniamo vigili, anche perché i principi del diritto comunitario in tema di libero mercato non lasciano spazio a modelli autarchici.

Fondazione Inarcassa propone l’eliminazione dell’appalto integrato e la riduzione dei livelli di progettazione. Anche in linea con le necessità Pnrr si sta puntando sulla riduzione dei livelli di progettazione: Pfte ed esecutivo. Cosa ne pensate? Luci e ombre?

La riduzione dei livelli di progettazione e l’appalto integrato sono due delle soluzioni scelte dal decisore pubblico per accelerare il più possibile i tempi di realizzazione dell’opera, a seguito dell’emergenza pandemica. In realtà, i dati ufficiali ci spiegano chiaramente che l’eccessiva durata degli appalti non è data dai tempi della progettazione, ma da quelli di attraversamento che sono quelli conteggiati tra la fine di una fase e l’avvio della successiva. Questi tempi morti non sono utilizzati per la realizzazione dell’opera, ma impegnati da procedimenti burocratici ed autorizzativi. In ambito europeo, Italia e Grecia hanno i tempi di attraversamento più lunghi fra i 27 Paesi.
Nello specifico, siamo contrari all’ipotesi di ridurre i livelli di progettazione perché si penalizzano importanti approfondimenti progettuali, necessari alla tutela della sicurezza e al rispetto dei vincoli, rischiando di favorire contenziosi e varianti in fase esecutiva.
La soluzione, pertanto, non dovrebbe essere quella di abbassare il livello dei servizi tecnici, ma quella ancora una volta di efficientare la Pa, anche riducendo il numero delle stazioni appaltanti, se necessario.

Parlando di procurement, come si incentiva il concorso di progettazione?

Il concorso di progettazione, che stimola la ricerca delle migliori soluzioni tecniche, è una delle procedure che proponiamo per migliorare la qualità finale dell’opera. Non è la panacea a tutti i problemi, ma in alcune situazioni porta a soluzioni molto interessanti.
L’appalto integrato, d’altro canto, non può essere la soluzione delle criticità che affliggono le opere pubbliche italiane, in quanto nega l'indipendenza e terzietà del progettista rispetto all'esecutore, che non può più garantire alla Pa una serie di funzioni e di controlli che sono funzionali a garantire la qualità dell’opera, spostandoli sull’esecutore che, ovviamente, ha un interesse diverso. Si tratta di un istituto anacronistico che ha già dimostrato diverse criticità in termini di legalità, incremento di costi e tempi realizzativi. Purtroppo, contrariamente a quanto già dimostrato, si ritiene che così si possano ridurre tempi e costi.

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Paola Pierotti
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