End of waste, a rischio l’economia circolare

31-10-22   I   | Lettura : 4 Minuti

Gli stakeholder lanciano l’allarme in vista dell’entrata in vigore del decreto
E

ntrerà in vigore il prossimo 4 novembre, ma già sta creando scompiglio nel mondo delle costruzioni, il nuovo decreto “End of waste” che contiene il regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto degli inerti da costruzione e demolizioni e dagli altri di origine minerale. Più nello specifico, il testo non opera alcuna distinzione in base agli usi a cui gli aggregati sono destinati andando quindi, secondo le associazioni di categoria, in contrasto con le norme di prodotto Uni che ne regolano gli impieghi.

Le regole, contenute nel nuovo documento che si compone di otto articoli e tre allegati, si applicheranno al termine del periodo transitorio di 180 giorni concesso ai produttori di aggregati riciclati per mettersi in regola. Tra gli obiettivi quello di promuovere e certificare il riciclo di qualità, nella speranza che questo possa contribuire a vincere la diffidenza degli operatori dell’edilizia.

Secondo l’ultimo rapporto Ispra l’Italia ha prodotto quasi 65 milioni di tonnellate di rifiuti da demolizione e costruzione, con un tasso di riciclo che sfiora il 78%: un dato molto alto ma al quale non corrisponde un adeguato livello di applicazioni. Ogni anno vengono prodotti circa 40 milioni di tonnellate di riciclati successivamente utilizzati in rilevati e sottofondi stradali.

Per chi opera nel mondo delle demolizioni e del riciclo i criteri dei controlli da effettuare sui prodotti delle lavorazioni, i limiti di concentrazione per sostanze come il cromo esavalente, rischiano di bloccare non solo la filiera del recupero ma anche quella delle costruzioni. Per chi si occupa di fare riciclo invece solo il 20% dei campioni analizzati sarebbe reimpiegabile nei parametri del decreto.


Ogni anno in Italia vengono prodotti circa 40 milioni di tonnellate di riciclati successivamente utilizzati in rilevati e sottofondi stradali.


Queste alcune delle criticità emerse nel corso di un dibattito sull’economia circolare nel settore delle costruzioni tra gli attori del territorio organizzato dalla Città metropolitana di Milano insieme ad Assimpredil Ance. Da un lato la possibilità di svolta concreta verso l’economia circolare in questo settore – anche alla luce dei futuri cantieri legati al Pnrr – dall’altro sono state rimarcate le difficoltà che potrebbero scaturire dall’attuazione della nuova norma.

Quello della circolarità dei rifiuti legati agli interventi di demolizione e rigenerazione è un tema cui da tempo le istituzioni e gli operatori del settore prestano attenzione, studiando soluzioni per superare i problemi attuali. Sulla base di due distinte ricerche sviluppate dalle università italiane, l’evento ha offerto l’occasione per approfondire anche i problemi che attualmente ostacolano lo sviluppo di nuove strategie sostenibili, i driver che possono guidare la svolta ambientale e i necessari correttivi agli strumenti normativi e regolamentari indispensabili per rendere praticabile la valorizzazione economica e ambientale dei rifiuti.

Promuovere l’economia circolare nel settore delle costruzioni è una priorità per le amministrazioni pubbliche per raggiungere il target 12 dell’agenda 2030, riducendo la quantità dei rifiuti prodotti  al fine di diminuire le emissioni in atmosfera.

Secondo i dati Ispra il comparto edile fornisce il maggior contributo alla produzione complessiva dei rifiuti speciali, con una percentuale pari al 45,1% del totale, corrispondente a 66,2 milioni di tonnellate. Si stima che le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’estrazione di materiali, dalla fabbricazione di prodotti da costruzione e dalla costruzione e ristrutturazione degli edifici corrispondano a una percentuale che va dal 5 al 12% delle emissioni nazionali totali di gas a effetto serra.

«Per il nostro settore e per chi opera nella città di Milano e nell’intero territorio della Città Metropolitana, il tema della circolarità è un grande obiettivo che difficilmente sarà possibile raggiungere a fronte di un quadro normativo molto critico sotto il profilo delle infrastrutture» ha spiegato Regina De Albertis, presidente di Assimpredil Ance. E proprio l’area metropolitana di Milano, sebbene risulti tra le più virtuose e con numeri molto alti nelle attività di riciclo, rischia ora di non riuscire a sostenere la situazione nel momento in cui si attuassero i progetti di riqualificazione urbana previsti soprattutto nel piano di sviluppo della Città di Milano nel breve e medio periodo, poiché gli impianti attuali potrebbero arrivare al collasso.

Alcune concrete proposte operative consistono nella promozione di comportamenti virtuosi, attraverso l’istituzione di sistemi di rating di imprese circolari e nell’adozione di un approccio integrato sul territorio attraverso la promozione di reti locali coordinate. Un percorso che porti verso la valorizzazione di sinergie tra componenti della filiera grazie all’utilizzo di accordi collaborativi nel coordinamento delle norme di settore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Accetto
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per offrirti una migliore esperienza di navigazione. Accedendo a questo sito, chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la nostra pagina sulla Privacy Leggi di più
Biennale Venezia scali Milano comunicare l'architettura Salone del Mobile e fuorisalone
Reggio Emilia, Italo Rota riscrive il concetto di museo partecipato
Locanda Officina Monumentale: da cascina a hub per gli artigiani 4.0
Architettura per i giovani. Pronto il Rondò dei Talenti a firma cm2 associati
rigenerazione urbana le iniziative le competizioni innovazione i protagonisti la scuola
Il nostro Paese alla Biennale di Venezia. Chi c'era in lizza?
Fosbury Architecture, ecco chi cura il prossimo padiglione Italia
Biennale Architettura 2023, con la Lokko l'Africa come laboratorio del futuro