Forestazione urbana e rurale: nel Pnrr 4,5 milioni di nuovi alberi, ma dove?

15-05-2026 Mila Fiordalisi 3 minuti

15-05-2026 Mila Fiordalisi 3 minuti

Forestazione urbana e rurale: nel Pnrr 4,5 milioni di nuovi alberi, ma dove?

Lo studio coordinato dall’Università Statale di Milano e Stefano Boeri Architetti, presenta una mappa delle priorità e delle criticità in vista della fine dei fondi nazionali

Quali sono i luoghi strategici per la forestazione urbana e rurale? La mappa delle priorità nazionali è stata messa nero su bianco in uno studio coordinato dal professor Giorgio Vacchiano del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con Stefano Boeri Architetti, l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Cnr, Politecnico di Milano e l’Università di Sassari. Studio che punta a offrire una visione chiara alle pubbliche amministrazioni e agli enti coinvolti tenendo conto che è partita la deadline del Pnrr. Nell’ambito del piano, grazie a un finanziamento di 210 milioni, è prevista la piantumazione di 4,5 milioni di nuovi alberi (di cui almeno 3,5 milioni di alberi nelle aree urbane ed extraurbane), la realizzazione di 4.500 ettari di nuove foreste, preservando e valorizzando la biodiversità locale per migliorare la qualità della vita e dell’aria in 14 città metropolitane, sempre più esposte all’inquinamento atmosferico, all’impatto dei cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità.


Lo studio ha analizzato il territorio nazionale basandosi su quattro obiettivi strategici in linea con quelli presenti nell’Agenda Onu 2030: biodiversità, salute pubblica, mitigazione climatica e regolazione idrica.


E stando a quanto emerge le priorità si concentrano nelle pianure agricole e nelle aree più frammentate, con un focus poi sulle grandi aree metropolitane, dove la combinazione di inquinamento atmosferico e isola di calore incide pesantemente sulla popolazione. Il massimo potenziale di assorbimento della CO2 si riscontra nelle regioni montane e nelle aree a clima temperato umido, mentre il rimboschimento diventa prioritario nei contesti urbanizzati e nei paesaggi viticoli, per migliorare la capacità del suolo di trattenere l’acqua e prevenire il dissesto. Ma il dato centrale emerso dallo studio è che queste priorità raramente coincidono. Le aree ideali per catturare CO2 non sono necessariamente le stesse necessarie per tutelare la salute dei cittadini o la qualità dell’acqua. Tuttavia, esiste una convergenza critica: Torino, Roma, Napoli, l’area Milano-Brianza e il distretto veneto (Venezia-Padova-Treviso) sono i territori che mostrano le maggiori sofferenze sistemiche, rendendo urgente una pianificazione integrata del verde.

«I benefici considerati non sono immediati. Le nuove foreste richiedono tempo per maturare e fornire rinfrescamento o habitat significativi. Nelle città serve un orizzonte di almeno 20 anni: per questo è necessario agire subito», commenta il professor Giorgio Vacchiano. E come sottolinea Chiara Gibertini, ricercatrice e prima autrice dello studio,


«pianificare su basi scientifiche è essenziale in un contesto di risorse limitate. Senza analisi preliminari, il rischio è di produrre risultati modesti o addirittura indesiderati».


I ricercatori hanno analizzato circa il 55% del territorio italiano considerato “idoneo” (escludendo foreste esistenti, zone sopra i 1.600 metri, zone umide e aree protette). Sono state elaborate mappe dettagliate con una risoluzione di 1 km² e utilizzati modelli climatici futuri (in grado di proiettare le informazioni al 2070), con tanto di densità di popolazione, mappe del suolo e dati sull’inquinamento. A disposizione anche mappe composite per vedere dove gli obiettivi si sovrappongono (sinergie) e dove invece contrastano (trade-off). È stato utilizzato un sistema Gis (Geographical information system) per sovrapporre le mappe nazionali con l’analisi “multicriteriale”: invece di fare una media, lo studio mostra come le priorità cambino drasticamente a seconda dell’obiettivo scelto.

La Sicilia risulta essere la regione con la maggiore superficie idonea alla riforestazione (6% del totale nazionale), seguita da Emilia-Romagna e Sardegna. L’84% delle aree idonee è attualmente agricolo e ciò implica che la riforestazione dovrà passare per l’agroforestazione (integrare alberi nei campi) per non perdere produzione alimentare. Le aree urbane sono emerse come priorità assolute per due obiettivi su quattro: salute e regolazione delle acque.

Non esiste quindi una soluzione unica: le politiche di piantumazione (come quelle del Pnrr) devono essere differenziate in base all’obiettivo locale. Piantare alberi ovunque non è efficiente. Bisogna puntare al “Top 20%” delle aree identificate per massimizzare l’efficacia economica ed ecologica. E la metodologia italiana può essere esportata in altri paesi europei per supportare la strategia sulla biodiversità 2030 (che prevede 3 miliardi di nuovi alberi in Ue).

DIDASCALIA INFOGRAFICA 1

La mappa visualizza le aree identificate come idonee al rimboschimento. Il grafico a barre illustra la percentuale di superficie di ciascuna regione rispetto al totale nazionale. I colori indicano le categorie di utilizzo del suolo derivate dal set di dati CLC (MAP02): aree urbane (superfici artificiali), aree agricole, altri usi del suolo e aree escluse dal rimboschimento.

DIDASCALIA INFOGRAFICA 2

(A) La mappa mostra la priorità media di rimboschimento, calcolata facendo la media dei punteggi ottenuti per ciascuno dei quattro obiettivi di rimboschimento, ed evidenzia le aree con priorità complessiva più elevata. (B) La mappa indica il numero di obiettivi (su quattro) Entrambe le mappe rivelano una concentrazione predominante di aree ad alta priorità all’interno di contesti densamente urbanizzati.

In copertina: Foto di Georgii Eletskikh su Unsplash

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Mila Fiordalisi
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