La geografia internazionale di Marazzi Architetti e l’ultimo colpo messo a segno a Krasnoyarsk

30-06-21   I   | Lettura : 4 Minuti

Lo studio, fondato a Parma nel 2004, ha vinto un concorso internazionale nella Russia Centrale con F&M Ingegneria

«L’amministrazione ha pensato di prendere questo sito come il manifesto della loro città del futuro, con il museo laboratorio dove si fa anche arte, il college per la danza, e l’attenzione al tema ambientale con l’eco-hub»

Davide Marazzi

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no studio giovane, ma già attivo con diversi progetti all’estero, 10 collaboratori dei quali 3 stranieri. È questo l’identikit di Marazzi Architetti, fondato nel 2004 a Parma da Davide Marazzi, che si è recentemente aggiudicato un concorso internazionale per un intervento di rigenerazione urbana a Krasnoyarsk, nella Russia Centrale. Con un lieve accento emiliano e forte di questo traguardo raggiunto, Marazzi ci spiega come sia arrivato a vincere questa competizione, dove su 5 finalisti erano gli unici stranieri, e come è iniziata la sua avventura nell’ex Unione Sovietica.

«Più o meno 6 mesi fa avevamo partecipato ad un altro concorso dove ci eravamo classificati terzi su dieci. Era un intervento residenziale di sviluppo ex novo su greenfield, chiamato Arena Park Samara, promosso da un investitore privato. Si trattava di 200mila mq di costruito con più di 1.000 appartamenti, naturalmente comprensivo di servizi come asili, scuole, piscina, palestra e così via. Praticamente un intero quartiere». Questo ha permesso allo studio iniziare a farsi un curriculum nel Paese, e di partecipare così ad un secondo concorso, dai tempi strettissimi, chiusosi con la vittoria dello studio a metà giugno. Partner di Marazzi in questo caso un altro nome importante delle costruzioni in Italia, F&M Ingegneria. «A Krasnoyarsk si è trattato di una competizione internazionale in due fasi, con prequalifica basata sul curriculum e su una relazione in cui ci è stato chiesto di spiegare il nostro approccio e la visione del tema. In Russia si usa spesso questa modalità – racconta Marazzi –. La prima fase si è conclusa il 2 aprile, dopo solo 15 giorni è uscita la short list con consegna della seconda fase fissata per il 30 maggio e aggiudicazione a metà giugno». Tempi da vera fantascienza, se si pensa ad alcune competizioni italiane. Ma come è possibile? Marazzi spiega che «loro sono molto organizzati, c’è sempre un project manager in questi casi che gestisce il concorso per conto del governo o dell’amministrazione che lo promuove, e alla quale ci si può rivolgere per dubbi o quesiti. Lo trovo molto corretto e rispettoso della professionalità di ciascuno». Senza contare che, molte volte, viene stipulato un vero e proprio contratto di lavoro che regola la collaborazione e un eventuale incarico per il vincitore già dopo la prima fase.

L’intervento per Krasnoyarsk, terza città della Siberia con 1 milione di abitanti, prevede la razionalizzazione infrastrutturale dell’area di Predmostnaya Square, «un nodo urbano molto importante, la porta verso il centro storico» spiega Marazzi, e la riqualificazione del lungofiume. Qui sorgeranno tre nuovi edifici: un collegio per la danza di 17mila mq, il museo di arte moderna e centro creativo “Pozdeev”, che occuperà 11mila mq, e infine un centro per l’informazione e la divulgazione ambientale, chiamato anche eco-hub, di 2mila metri quadrati, per un totale di 30mila mq di costruito fuoriterra e di 14 ettari di superficie di concorso. Il progetto, che ha come fulcro la valorizzazione del rapporto città-fiume, si inserisce in una prospettiva strategica e più ampia di rilancio del centro urbano, dove, dice Marazzi, oltre all’amministrazione locale è coinvolto anche il governo regionale. «L’amministrazione ha pensato di prendere questo sito come il manifesto della loro città del futuro, con il museo laboratorio dove si fa anche arte, il college per la danza, e l’attenzione al tema ambientale con l’eco-hub». Ora Marazzi si trova in una fase di negoziazione per le fasi successive, anche se ancora non si conoscono i dettagli dell’incarico che lo studio avrà. Ambiziose le scadenze: si parla del 2023 per il college e del 2025 per il museo.

Ma la Russia non è l’unico paese in cui la società opera all’estero, spiega ancora l’architetto parmense. «Lavorare all’estero è molto stimolante, e si trovano belle opportunità come questa. Noi avevamo già lavorato in Kazakhstan, ad Almaty, su dei progetti prevalentemente residenziali, tra i quali il “Mosaic”, un edificio dedicato solo ai lavoratori stranieri (expats), di circa 30mila metri quadrati. E poi in Malesia, a Kuala Lumpur, in partnership con uno studio locale di progettazione, per un intervento di mixed use che comprende ricettivo, retail e salute. Il committente è Bandar Eco-Setia, un grossissimo sviluppatore malese con operazioni importanti anche a Londra».

Quanto pesa quindi l’estero nell’attività dello studio? «Va a periodi, di media è circa il 20-25 per cento. Il piede all’estero cerchiamo di tenerlo sempre, anche se il focus è ancora in Italia, dove lavoriamo soprattutto per clienti privati. Per me è molto interessante avere in studio degli architetti stranieri (tra i quali la collega russa che li ha supportati nell’interpretazione delle normative locali nei due concorsi, un supporto fondamentale), da una parte perchè facilita l’approccio ai mercati internazionali e dall’altra perchè permette di confrontarsi con punti di vista, culture ed esperienze diverse dalla nostra».

Immagine di copertina: render ©Marazzi Architetti

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