Invimit prepara il bando per il Piano Casa: focus sul riuso degli immobili pubblici
Regioni e Comuni potranno conferire immobili nei fondi dedicati per avviare operazioni di rigenerazione urbana e abitare accessibile
Invimit sgr punta a pubblicare entro settembre un bando aperto ai soggetti pubblici per attivare interventi legati al Piano Casa. Al centro dell’operazione c’è il recupero degli immobili pubblici inutilizzati, definiti dal presidente Mario Valducci “buchi neri” urbani: edifici e patrimoni abbandonati, spesso fuori mercato da anni, che potrebbero tornare a svolgere una funzione sociale.
L’annuncio è arrivato durante l’audizione della società davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie e il degrado urbano. Invimit, individuata come soggetto attuatore del secondo pilastro del Decreto-legge 66 sul Piano Casa, gestisce oggi 18 fondi immobiliari, circa 350 immobili e un patrimonio da 2,5 miliardi di euro proveniente da enti pubblici, amministrazioni ed enti previdenziali. Patrimonio che può essere una leva importante per la rigenerazione urbana.
«Il riutilizzo di questi numerosi compendi – ha commentato Valducci – rappresenta da una parte una salvaguardia per la sicurezza dei cittadini e, dall’altra parte, un potenziale nuovo uso per scopi sociali. Questo è quindi uno dei principali obiettivi di tale provvedimento che riteniamo, se condiviso dalle Regioni, possa ottenere un’importante efficacia nel medio termine».
L’obiettivo dichiarato è trasformare immobili non utilizzati in abitazioni a canone sostenibile, con un costo massimo pari a un terzo dello stipendio degli inquilini. Un tema che, secondo Invimit, riguarda soprattutto le città dove la pressione abitativa è aumentata per effetto del turismo, della presenza universitaria e dell’aumento del costo della vita.
Invimit chiarisce ulteriormente il meccanismo operativo.
Regioni, Comuni ed enti territoriali potranno conferire immobili all’interno di fondi immobiliari dedicati, ricevendo quote del fondo e partecipando così ai processi di rigenerazione del patrimonio pubblico. Non solo residenze: potranno essere riconvertiti anche immobili non originariamente abitativi, come uffici pubblici inutilizzati.
«Qualora l’ente non disponga di immobili, o i costi di ristrutturazione siano troppo elevati rispetto all’obiettivo di offrire abitazioni a canone sostenibile – si legge nella nota di Invimit – potrà comunque promuovere operazioni sul territorio, anche private, riconoscendone con atto amministrativo l’interesse locale e pubblico».
La sgr prevede inoltre la realizzazione di un applicativo nazionale per consentire agli enti di caricare gli immobili e ottenere una prima valutazione delle operazioni. Il principio guida, ribadito più volte, è duplice: aumentare l’offerta abitativa e contenere il consumo di suolo.
Secondo Invimit, il riuso degli immobili pubblici rappresenta anche una questione di sicurezza urbana: gli edifici in disuso, spesso degradati e inutilizzati da anni, vengono descritti come spazi che alimentano marginalità e criticità sociali. Da qui la volontà di riportarli dentro una strategia di rigenerazione con finalità collettive: social housing, studentati, silver house, sedi pubbliche, spazi per ricerca e innovazione.
I numeri citati dalla società del Mef guidata dall’Ad Stefano Scalera vengono utilizzati come primo indicatore della potenziale efficacia del modello: nell’ultimo anno, su 31 immobili immessi sul mercato dopo lunghi periodi di stallo, 24 hanno trovato una destinazione o un possibile riutilizzo futuro. Il regolamento di gestione del Piano Casa, spiegano Valducci e Scalera, è attualmente in fase di definizione con il Dipartimento per le Politiche di Coesione, con l’obiettivo di chiudere il percorso entro fine giugno e procedere rapidamente all’attivazione del bando nazionale.
In copertina: palazzina 5square milano ©5Square









