L’abitare, tra comunità in cerca di risposte e politiche urbane da aggiornare

15-12-2025 Giulia Fuselli 3 minuti

15-12-2025 Giulia Fuselli 3 minuti

L’abitare, tra comunità in cerca di risposte e politiche urbane da aggiornare

All we need is home. Rossbach, Burdett e Gualtieri in un dialogo a più voci: dalla crisi globale delle città alla rigenerazione dei quartieri

«Oltre un miliardo di persone vivono in condizioni precarie». Così Anacláudia Rossbach, direttrice esecutiva di UN-Habitat, ha aperto il suo intervento alla seconda conferenza internazionale All We Need Is Home – Le quattro sfide per l’abitare.

Non è un semplice dato statistico: è una diagnosi, e soprattutto un avvertimento. Perché l’emergenza abitativa è ormai crisi, a scala globale. Organizzata dall’Assessorato al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma Capitale, l’iniziativa ha riunito voci nazionali e internazionali per mettere a fuoco le grandi sfide dell’abitare e in questo quadro, quel miliardo di persone è diventato la misura tangibile della distanza tra politiche e bisogni, tra visioni globali e responsabilità locali.

Rossbach, con un passato nei quartieri più difficili del Brasile, ha riportato il tema alla sua concretezza, radicando la questione dell’abitare nelle comunità. «Nella mia esperienza ho compreso il potere delle organizzazioni a livello comunitario, e ad esempio ho apprezzato il ruolo di leadership delle donne» ha spiegato, raccontando come São Paulo sia arrivata a riformare la titolarità delle case popolari per assegnarle alle donne, trasformando un gesto tecnico in una rivoluzione sociale poi recepita nella legislazione nazionale.

La sua analisi si amplia a un panorama globale in rapido mutamento: nelle città africane nei prossimi decenni si conteranno fino a 800 milioni di nuovi abitanti e in particolare in Kenya si stanno costruendo 150mila case in due anni grazie a un modello autonomo di finanziamento.


«La crisi abitativa globale è troppo vasta e complessa per essere affrontata da una singola istituzione, o anche da poche realtà: richiede un’azione coordinata e sistemica che coinvolga molti attori diversi È necessaria una trasformazione sistemica»


Così la direttrice esecutica di UN Habitat che alla platea di Roma ha indicato nell’integrazione tra finanza internazionale, azione locale e uso strategico del suolo pubblico la nuova traiettoria per le politiche dell’abitare.

Sul piano europeo, l’intervento di Ricky Burdett, direttore di LSE Cities e Urban Age che dalla prossima settimana aprirà a Roma la mostra “Roma nel mondo”, una fotografia sullo spazio e il ruolo che la Capitale occupa in relazione ad altre 17 grandi città, attraverso la comparazione di dati e parametri legati alla vita urbana e ai suoi abitanti, ma anche all’idea stessa della città eterna nell’immaginario collettivo di artisti, letterati, viaggiatori dei secoli scorsi e di turisti, migranti e studiosi che la vivono e la interpretano oggi.


«È importante non aspettarsi troppo e pretendere che tutto sia fatto dal settore pubblico» avverte, pur riconoscendo che la missione sociale dell’abitare resta insostituibile


Burdett individua in Roma un patrimonio prezioso: i suoi quartieri, tessuto urbano complesso e ancora capace di produrre comunità. «La casa fa parte di un neighborhood» ricorda, mettendo in guardia dal rischio di nuove periferie isolate se la quantità prevale sulla qualità dei contesti.

Nel dialogo il sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, rivendica un approccio pragmatico, anticipando il raggiungimento degli obiettivi sull’aumento del patrimonio abitativo pubblico (anche con riferimento all’acquisto di nuove case così come previsto nel Piano strategico dell’abitare), sottolineando che «a Roma le cose si possono fare se ci sono idee, risorse e una squadra».

Un risultato che non cancella però il quadro strutturale: «abbiamo un gap di disponibilità di appartamenti stimato di 70mila case, tra Erp, social housing e affitti sostenibili».

La strategia, spiega, punta su «nuova costruzione, rigenerazione e riuso, evitando ulteriore consumo di suolo e accettando che un po’ di densificazione va fatta dentro la rigenerazione urbana». L’abitare viene così inserito in una visione più ampia della città, che tiene insieme mobilità, servizi, cultura e prossimità. «Roma è un arcipelago di quartieri, ciascuno con una propria identità che va sostenuta».

Per questo, conclude Gualtieri, «le politiche per la casa non sono solo una questione quantitativa, ma richiedono risorse pubbliche e un’impostazione integrata. La politica della casa deve stare dentro tutte queste politiche, non può esserne separata».

Da qui la necessità di un intervento pubblico strutturato: «dobbiamo dare risorse a chi è sotto sfratto e garantire quella quota del 20% di social housing quando si realizzano programmi pubblici». Nei programmi di edificazione privata, spiega, «la sostenibilità economica c’è quando si chiede la moneta urbanistica in social housing, mentre quando interviene il pubblico servono risorse pubbliche».

Una linea che rafforza l’idea di una politica per la casa come infrastruttura sociale essenziale, da integrare stabilmente nelle scelte di governo urbano.

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Giulia Fuselli
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