L’Italia riapre le miniere: parte il Programma nazionale di esplorazione

07-07-2025 Mila Fiordalisi 3 minuti

07-07-2025 Mila Fiordalisi 3 minuti

L’Italia riapre le miniere: parte il Programma nazionale di esplorazione

Materie prime e transizione green alla base del piano. Coinvolti 400 esperti su tutto il territorio nazionale

Dalle cosiddette terre rare al litio, dai metalli del gruppo del platino al titanio, dal rame alla grafite. E la lista è ben più lunga. L’Italia si prepara alla riapertura delle miniere per far fronte alla carenza di materiali importanti per tutta una serie di produzioni, a partire da quelle necessarie a far fronte alle sfide tecnologiche e mandare avanti la doppia transizione green & digital, abbattendo la dipendenza da altri Paesi.

A un anno esatto dall’approvazione del decreto sulle materie prime critiche – per adeguare la normativa nazionale sul settore minerario agli obiettivi e agli standard europei previsti dal Critical Raw Materials Act –  il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) ha dato il disco verde al Programma nazionale di esplorazione mineraria, la cui realizzazione è stata affidata al Servizio Geologico dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) dai ministeri dell’Ambiente e delle Imprese. «Con il Programma nazionale di esplorazione


l’Italia si dota di uno strumento moderno e trasparente per conoscere e valorizzare il proprio potenziale minerario, nel pieno rispetto dell’ambiente. Le materie prime critiche sono fondamentali per il futuro industriale dell’Europa e per la sicurezza degli approvvigionamenti»


ha commentato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto. E il titolare del ministero delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso ha evidenziato come il Programma rappresenti «un passaggio fondamentale per rilanciare il settore minerario italiano e contribuire concretamente alla sovranità industriale ed energetica del Paese», segnalando che «non esistono decarbonizzazione, innovazione e futuro industriale senza l’accesso sicuro a queste risorse».

Stando a dati diffusi dal Mimit, entro il 2030 l’Europa avrà bisogno di litio per una capacità di 18 volte superiore a quella attuale, di 5 volte per quel che riguarda il cobalto attuali per la fabbricazione di batterie per veicoli elettrici e stoccaggio di energia. E nel 2050 il fabbisogno crescerà di 60 volte per il litio e 15 volte per il cobalto. Per il neodimio, già quest’anno la necessità potrebbe essere superiore di 120 volte rispetto all’attuale domanda.

Sono 14 i progetti al via che interessano gran parte del territorio nazionale, a cui si aggiunge la mappatura nazionale dei depositi dei rifiuti estrattivi prevista dal progetto Urbes che fa capo al Pnrr e prevede fondi per 10 milioni. L’investimento iniziale – che riguarderà una prima fase di indagine sui depositi naturali – ammonta a 3,5 milioni e coinvolgerà 15 unità operative e oltre 400 specialisti. E il presidente dell’Ispra Stefano Laporta ha ricordato che l’Istituto «ha continuato a lavorare e a monitorare le risorse minerarie presenti nel nostro Paese anche quando si conosceva meno il potenziale di queste materie».

Sono state individuate quattro macroaree geografiche in cui si concentreranno le attività esplorative: Nord est, Nord Ovest, Centro Italia e Sud. La prima fase del progetto farà leva su indagini di tipo non invasivo ossia l’analisi di immagini frutto di attività di telerilevamento, rilievi geologici, geochimici e geofisici, anche attraverso l’uso di sensori aviotrasportati. E saranno sperimentate anche tecnologie altamente avanzate come la radiografia muonica, basata sull’utilizzo di particelle cosmiche, nonché software di intelligenza artificiale per l’elaborazione e l’integrazione dei dati acquisiti.

I sondaggi esplorativi sul campo riguarderanno la seconda e terza fase della roadmap ma solo nel caso fossero necessari e previe valutazioni ambientali. I dati raccolti confluiranno nel database minerario nazionale Gemma, sviluppato nell’ambito del progetto GeoScience IR del Pnrr per mettere a disposizione del mondo scientifico e delle istituzioni nonché di potenziali investitori tutte le informazioni. In particolare, si punta ad attrarre investimenti produttivi nel settore dei semiconduttori e delle nanotecnologie.

In copertina: © Adobe Stock

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Mila Fiordalisi
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