Mdff, provare a ripensare il design partendo da un “reset”

12-10-21   I   | Lettura : 5 Minuti

Dal 21 al 24 ottobre il festival cinematografico dedicato al progetto, con il docu-film su Citterio-Viel e tanti focus sulla tematica della città che cambia
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l set del cinema è come un cantiere. E i cantieri, si sa, sono spazi della creazione: si realizzano visioni e si edificano progetti. L’immagine è dell’architetto Giovanni La Varra, ospite alla presentazione della nona edizione del Milano Design Film Festival (Mdff) 2021. La giusta fotografia della manifestazione che quest’anno, col titolo Reset, suggerisce la necessità collettiva di un nuovo inizio. Reset, provare ad analizzare i pensieri e gli stili di vita, i fenomeni urbani e le modalità progettuali e cercare di ripensarle, tenendo conto di tutte le problematiche urgenti che il Covid ha accelerato, ma che erano già nel terreno già concimato.

Il Mdff, che dal 2013 ha portato a Milano più di 800 film dedicati al progetto e all’architettura, finalmente ritorna in presenza, ma con un format phygital con oltre 50 titoli tra documentari, inchieste, biopic, fiction e film d’animazione.


L’inaugurazione è prevista alla Triennale di Milano con la première mondiale del film “The importance of being an architect” che attraverso lo sguardo di Antonio Citterio, uno dei designer italiani più noti nel panorama internazionale, e di Patricia Viel, co-fondatori dello studio milanese di architettura Acpv, ci conduce alla visione della progettazione nell’architettura di domani.


Il docu-film nasce per una sorta di Cabala, racconta Antonio Citterio. «Nel 2020 ho festeggiato i 50 anni del mio lavoro, i 20 anni della società con Patricia e facevo 70 anni. Questi numeri mi sono sembrati un segno. E per me è stato anche il momento del bilancio, un momento di riflessione per guardarsi indietro e capire cosa sia successo». Un approccio inconsapevole, dicono i due progettisti, dove però è emerso un racconto sulla responsabilità dell’architettura e le sue diversità. «Aprire le nostre case è stato come aprire il nostro cuore», conclude Citterio. Quello che però si è aperto è un nuovo dibattito su come progettare le città del futuro. «Oggi c’è bisogno di un nuovo modello di architettura – racconta la Viel – di un armistizio tra architettura e natura».

Abbiamo capito che la città, oggi, deve rispettare l’essere umano, deve fare compromessi con i sistemi economici ma allo stesso tempo strizzare l’occhio alla felicità e alla qualità della vita.
Patricia Viel, co-founder dello studio Acpv

Aumento demografico e la sovrabbondanza dell’invecchiamento di molti edifici ci devono far pensare a un nuovo modo di fare progettazione. «Oggi gli architetti sono chiamati a trovare delle alternative, molti dei nostri edifici dovranno essere riconvertiti – spiega Citterio –, ma noi architetti siamo portati a pensare all’architettura come le Piramidi: manufatti che durano nel tempo, quasi atemporali. Oggi si deve pensare a un’architettura che ha un “fine vita”: si ricicla, si riusa, si trasforma a seconda delle necessità e i bisogni che cambiano sempre».

Le sezioni. Tra i guest curator, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra per la sezione “Ciak in Italy”, lo sguardo dei registi stranieri sul territorio italiano. «Non ci interessava essere autoreferenziali, avevamo bisogno di un atto di umiltà. Nel ‘900 si è esaurita quella tradizione del viaggio in Italia, la domanda oggi è: come ci vedono? Come ci raccontano?», spiega La Varra. Giovedì 21 ottobre alle 18.30 al Teatro Franco Parenti Barreca e La Varra presenteranno i titoli scelti per poi lascare il pubblico alla proiezione di Passione di John Turturro (Italia 2010, 90’). Seguirà una tavola rotonda con ospiti stranieri residenti in Italia (Tim Power, Hembert Penaranda e Pierre-Alain Croset). Le pellicole scelte per questa rassegna attraversano un arco temporale che va dagli anni Cinquanta al 2010, passando da A Venezia... un dicembre rosso shocking di Nicolas Roeg (Regno Unito/Italia, 1973) alla La contessa scalza di Joseph L. Mankiewicz (USA/Italia, 1954) fino all’episodio William Wilson di Luis Malle tratto da Tre passi nel delirio (Francia/Italia, 1967).

Andrea Trimarchi e Simone Farresin (Formafantasma), invece, si sono occupati della sezione “Bloom” sul rapporto uomo e natura. Ripensare il rapporto con il pianeta, dall’approccio multidisciplinare e fortemente ecologico. Venerdì 22 ottobre alle 17.00 Trimarchi e Farresin introdurranno la loro curatela lasciando poi spazio alla proiezione di Flores di Jorge Jacome (Portogallo, 2017). Sulla piattaforma digitale saranno visibili: Donna Haraway: Story telling for Earthly Survival di Fabrizio Terranova (Belgio 2016, 81’), Becoming Animal di Emma Davie e Peter Mettler (Svizzera/Regno Unito 2018, 78’), oltre a Cambio (Paesi Bassi, 2020) e Quercus degli stessi Formafantasma (Paesi Bassi, 2020) e cinque video dei loro studenti del corso di Geo-Design alla Design Academy di Eindhoven, sviluppati con lo studio di ricerca e design olandese Metahaven.


Anche quest’anno, grande spazio al Premio internazionale di architettura e cinema, realizzato in collaborazione con l’Ordine degli Architetti P.P.C. di Milano, AFA by Grand Seiko – Architecture Film Award, finalizzato alla scelta di pellicole dedicate alle diverse scale dell’architettura e del paesaggio.


Quasi trenta titoli in competizione, scelti tra oltre 150 candidature, in giuria la curatrice e saggista Nina Bassoli, i registi internazionali Bêka&Lemoine, il coordinatore di direzione dell’Accademia d’architettura di Mendrisio-USI Marco Della Torre, il filosofo politico e critico cinematografico Roberto Escobar, l’architetto e designer Franco Raggi, e il professore associato di Progettazione architettonica del Politecnico di Milano Carles Muro. Domenica 24 ottobre alle 18.30 al Teatro Franco Parenti (ingresso gratuito) verrà annunciato il vincitore e ci sarà la premiazione seguita dalla proiezione dei film vincitori.

Tra gli eventi di Mdff 2021, sabato 23 ottobre dalle 10.00 al Teatro Franco Parenti (Sala Grande) si terrà una giornata di film e talk dedicata a “Lettera Aperta”, un’iniziativa per promuovere la mobilitazione pubblica La città cambia, cambiamo le città.

Il progetto, nato per volontà degli architetti Andrea Boschetti e Alfonso Femia, rappresenta l’inizio di una campagna di comunicazione volta a sensibilizzare addetti ai lavori e cittadini sulla necessità di sviluppare adeguati strumenti normativi, politico-amministrativi e culturali, per sostenere le opportunità offerte dal Recovery Fund con il Pnrr italiano. Nella “Lettera Aperta” sono state individuate otto azioni per sollecitare un intervento strutturale per lo sviluppo urbano, la prevenzione e cura del territorio.

In copertina: Gioja. Cortesia Mdff

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