Mercato della progettazione, Lombardini 22 torna al primo posto
Nel dibattito a margine del report Guamari: l’ingegneria cresce, l’architettura arretra. Il privato riparte, il pubblico rallenta
La filiera del progetto si trova oggi in una fase di profonda trasformazione, segnata da dinamiche di mercato che vedono la fine dei bonus, l’ultima fase del Pnrr, l’incertezza del real estate dopo l’estate milanese, e un quadro normativo ancora in evoluzione. Questi i temi trattati durante la presentazione del Report 2025 on the italian architecture, engineering and construction industry, curato da Guamari.
Tra le società di architettura torna al primo posto Lombardini 22 che precede Acpv Architects, Ati Project, Progetto Cmr international, Starching e Marco Casamonti & Partners (che insieme ad Archea che sta al nono posto sarebbe in seconda posizione dopo L22)
Il futuro del mercato. Sul fronte pubblico, l’attenuarsi della spinta del Pnrr apre una stagione complessa, considerando che circa metà dei 190 miliardi programmati dal 2021 era destinata al settore delle costruzioni, privando così di una leva finanziaria che negli ultimi anni ha alimentato gran parte delle opere pubbliche, seppur con numerose criticità. Toccherà alle amministrazioni riuscire a riorientare priorità e ricerca di strumenti finanziari alternativi, con la necessaria scommessa della collaborazione pubblico-privato, che da tema di convegni deve diventare prassi. Intanto i grandi temi strutturali – dalla rigenerazione urbana alle politiche dell’abitare – restano in attesa di un quadro normativo chiaro e definito.
Nel settore privato, contestualmente, il venir meno dei principali incentivi fiscali – già dal 2024 – ha imposto agli operatori la necessità di riconfigurare modelli e strategie: l’esperienza maturata con i bonus si deve tradurre in una diversificazione dell’offerta e nell’individuazione di una committenza solida anche in assenza di agevolazioni. A partire prorio dal tema residenziale, dove per l’affordable housing mancano modelli di business sostenibili.
Attendendo la definizione della legge di bilancio 2026, la priorità annunciata dal Governo sembra essere quella del contenimento del debito, limitando di fatto la possibilità di crescita del mercato delle opere pubbliche. Anche la prospettiva di un ripiego sull’estero come valvola di sfogo per il settore incontra ostacoli: i segnali di deglobalizzazione rendono infatti più difficile per le imprese italiane competere in mercati internazionali meno aperti e più instabili. In quest’ottica si registra la valutazione della società di consulenza Bain & Company, che stima una crescita molto debole per il mercato italiano delle costruzioni, con un tasso annuo compreso tra lo 0 e il 2% fino al 2028, il più modesto tra i principali paesi europei. Dati preoccupanti se si pensa che il settore ampliato delle costruzioni, secondo le elaborazioni Cresme su dati Istat 2021, valeva 484,9 miliardi, pari al 29,5% del valore aggiunto nazionale.
Restando all’ambito della progettazione, i bilanci 2024 evidenziano un andamento divergente tra architettura e ingegneria. Le prime 200 società di architettura registrano un valore della produzione pari a 921,1 milioni di euro, con una contrazione del 6,1% rispetto all’anno precedente
Al contrario, le principali realtà dell’ingegneria mostrano una dinamica opposta: il fatturato complessivo raggiunge i 4,9 miliardi di euro, segnando una crescita del 10,7%. La distanza tra i due comparti emerge anche sul piano reddituale: l’architettura arretra in modo significativo, con un calo dell’Ebitda (margine operativo lordo) del 23,6% e dell’utile netto del 20,1%, mentre l’ingegneria mantiene un margine operativo lordo sostanzialmente stabile (–0,8%) e aumenta il risultato netto del 14,3%.
Come cambia il mercato. Nel 2024 le società specializzate in servizi di architettura si confermano prevalenti, pur riducendo la loro incidenza sul fatturato complessivo delle top 200, che passa dal 50,6% al 44,2%. A queste si affianca un numero sempre maggiore di società specializzate nella progettazione integrata – 81 società, rispetto alle 77 dedicate alla sola architettura – che estendono le competenze architettoniche a una vasta gamma di servizi ingegneristici, raggiungendo una quota del 41,3%. Per quanto riguarda l’ingegneria, la suddivisione delle attività riflette in modo marcato i settori di riferimento: le infrastrutture rappresentano il 48,6% dei ricavi totali delle top 200; l’edilizia, pubblica e privata, pesa per il 25%; l’industria raggiunge il 20,3%; mentre il restante 6,1% riguarda i servizi legati ad ambiente e agricoltura.
I gruppi internazionali. Dall’osservatorio Guamari, commentato dal professor Aldo Norsa, il mercato italiano risulta decisamente più attrattivo per i grandi gruppi internazionali dell’ingegneria che non per quelli dell’architettura. La ragione principale sta nella maggiore ampiezza delle attività ingegneristiche e nella varietà delle loro specializzazioni, che spesso richiedono una presenza stabile sul territorio per organizzare la produzione di progetto, talvolta con benefici anche per mercati limitrofi. Diversa è invece la dinamica nel campo dell’architettura, dove l’Italia tende ad attirare i grandi studi globali soprattutto per singole operazioni di forte visibilità – in particolare a Milano – secondo una logica della firma autoriale. Si tratta di interventi che contano realtà come BIG (CityWave), Diller Scofidio + Renfro (Pirelli 39), Snøhetta (ex Macello e Pirelli 35), SOM (Villaggio Olimpico di Porta Romana) e OMA (Scalo Farini), che però raramente si traducono in un radicamento stabile. Fonti thebrief dicono che la novità per il 2026 sta nell’impegno di queste e altri grandi firme, oltre il perimetro milanese, molte già impegnate a Roma, e non solo.
Tra le società internazionali che mantendono una sede in Italia: le britanniche David Chipperfield Architects e Design International, la francese Jean-Michel Wilmotte, la spagnola G4 Group e la portoghese Proap, affiancate da nuove aperture come quelle della statunitense Populous, dell’austriaca Baumschlager Eberle, della tedesca ALN It, della cinese Mad Architects (il cui founder Ma Yansong è il nuovo guest editor internazionale di Domus per il 2026) e dell’irlandese RKD.
In questo scenario, in cui si incrociano il rallentamento della spesa pubblica, la resilienza del privato e un contesto internazionale più incerto, urge ripensare le strategie, i modelli di investimento e la capacità di adattamento, in attesa di un nuovo ciclo di politiche e risorse che ridisegni il ruolo delle costruzioni nell’economia nazionale, rimettendo al centro del processo il progetto.
In copertina: Render Ex Avir © Lombardini 22

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