1° Premio Concorso Scuola Futura PNRR | Scuola secondaria 1° grado G. Ungaretti ©StudioRossettiniArchitettura

25-09-2025 Giulia Fuselli 4 minuti

Opere pubbliche in Italia: il concorso non richiede più tempo né maggiori risorse

La ricerca Cnappc-Cresme è un contributo al dibattito per la nuova Direttiva Eu. Focus sulla scuola

Cosa significa qualità in un’opera pubblica? Come si misura? E, soprattutto, come si porta dal progetto al cantiere? A queste domande prova a rispondere la ricerca presentata alla Camera dei Deputati nel corso del convegno “Dopo il progetto”, organizzato dal Cnappc in collaborazione con il Cresme. Un’indagine sul campo, fatta di dati e storie, che mette a confronto tre strumenti chiave negli appalti pubblici: il concorso di progettazione, l’offerta economicamente più vantaggiosa e l’appalto integrato. Caso studio sono le scuole.

Il cuore dello studio sono infatti 300 edifici scolastici realizzati in Italia tra il 2015 e il 2024, selezionati per rappresentare un campione significativo in termini di distribuzione geografica, tipologia e complessità progettuale. L’obiettivo è analizzare i diversi modelli secondo tempi e costi, con uno sguardo alle implicazioni più ampie, anche in vista della prossima revisione della Direttiva europea sugli appalti. Secondo Massimo Crusi, presidente Cnappc, la posta in gioco è alta: «Abbiamo voluto questa ricerca per parlare del tema con dati oggettivi.


La qualità richiede governance, trasparenza, capacità di confronto». Crusi tiene insieme visione e prassi: il progetto non è un solo un documento tecnico, ma cuore del processo che nasce anche da una selezione sulla qualità e si traduce in un’opera pubblica che ha un impatto sulla vita delle persone.


A offrire una lettura internazionale è stato Carl Bäckstrand, presidente del Consiglio degli architetti d’Europa, che ha legato il tema degli appalti alla più ampia questione della coesione e della resilienza urbana: «Siamo in un momento favorevole per l’architettura. La qualità dell’ambiente costruito accresce democrazia, sicurezza e vitalità culturale. Ed è fondamentale che i criteri di qualità siano pienamente riconosciuti negli appalti pubblici». Bäckstrand richiama poi la Dichiarazione di Lussemburgo, che propone un cambio di paradigma negli appalti europei per superare il criterio del prezzo più basso, riconoscere la specificità dei servizi intellettuali e promuovere gare orientate alla qualità, aprendo il mercato a nuove realtà professionali.

Nel dibattito anche la voce di Giuseppe Busia, presidente dell’Anac, che ha evidenziato l’importanza dei valori europei che si realizzano attraverso gli investimenti pubblici, le dotazioni e le opere pubbliche, con «la progettazione che fa la differenza». Busia sottolinea che procedure meno aperte e meno concorrenziali non sono necessariamente fonte di risparmio di tempo, anzi «l’apertura del mercato sarà assolutamente decisiva nel consentire accelerazioni reali senza rinunciare alla qualità». E la ricerca Cnappc-Cresme lo conferma con i dati.

La scelta progettuale come momento cruciale. Per Massimo Sessa, presidente del Consiglio Superiore del Lavori Pubblici: «La complessità normativa, le procedure autorizzative, le scelte urbanistiche e le condizioni del sottosuolo devono essere parte integrante del progetto fin dalle fasi iniziali, affinché emerga la responsabilità del progettista e si evitino sorprese geologiche, varianti costose o ritardi che rendono incerto il percorso esecutivo».


Il progetto, quindi, non può essere “consumato” solo nella fase iniziale, ma deve accompagnare tutta l’esecuzione e la manutenzione, sfruttando la progettazione digitale, che ha potenzialità enormi ma è oggi ancora poco valorizzata.


Sul versante tecnico, Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, ha presentato i risultati della ricerca, definendola uno studio sperimentale ma già capace di produrre evidenze utili per policy maker e professionisti. I dati raccolti indicano che il concorso di progettazione – spesso percepito come procedura lunga e costosa – risulta invece comparabile, se non migliore, rispetto alle altre modalità in termini di tempi e investimenti, con la qualità aggiunta.

Nei progetti analizzati si stima servano poco più di cinque anni e mezzo, in media se si parte dai concorsi o si procede con appalti integrati, mentre per i S.A.I. (servizi architettura e ingegneria) serve anche un anno in più. Sui costi si registrano aumenti dell’ordine di +18,9 % con i concorsi, del +20 % per le procedure con appalto integrato, e del +16 % per gli altri bandi, ma con una precisazione: nei concorsi si lavora spesso su opere più complesse e ambiziose, con un valore medio superiore del 40 per cento.

Bellicini ha sottolineato che la vera differenza sta nella natura del processo: «Il concorso mette in moto un sistema competitivo che non si limita a selezionare un’offerta: attiva una riflessione progettuale collettiva, stimola l’innovazione e produce un impatto culturale diffuso. È un investimento per la qualità a lungo termine». Un punto, questo, che si intreccia con la trasformazione in atto nel sistema delle opere pubbliche. L’Italia ha visto un aumento straordinario degli investimenti: dai 20 miliardi di euro annui pre‑pandemia agli oltre 90 miliardi del 2023, con un picco di aggiudicazioni che ha superato i 95 miliardi. Una crescita trainata dal Pnrr ma che, secondo il direttore del Cresme, deve fare i conti con la capacità reale del sistema di trasformare risorse in valore. «L’adozione sempre più diffusa dell’appalto integrato, arrivato al 40% degli importi nel 2024, è un indicatore dell’urgenza.  Ma velocità e qualità non sempre vanno d’accordo. Serve una governance più consapevole delle scelte».

Il rischio, come è emerso dal confronto, è che l’attenzione all’efficienza finisca per oscurare l’impatto a lungo termine delle opere. La qualità progettuale invece è ciò che determina la vivibilità, la sostenibilità e la tenuta sociale dei luoghi in cui viviamo.

 

In copertina: Concorso Scuola Futura PNRR ©StudioRossettiniArchitettura

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Giulia Fuselli
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