Piano del verde di Mantova: la natura come strumento di pianificazione della città
Piano del verde di Mantova: la natura come strumento di pianificazione della città
Integrare verde pubblico e privato per rafforzare il ruolo dei cittadini nella cura degli spazi aperti
Mantova ha costruito nei secoli la propria forma urbana a partire dall’acqua: laghi, fiumi e canali hanno orientato insediamenti, difese e spazi pubblici negli anni. Il rapporto tra acqua e verde diventa ora parametro di progetto per la qualità della vita dei cittadini, e per questo il Comune di Mantova ha presentato il Piano del verde come strumento di pianificazione orientato a migliorare la vivibilità urbana, la continuità ecologica lungo il fronte d’acqua e la qualità degli spazi aperti a servizio della comunità. Alla dimensione storica e architettonica della città, che le è valsa il riconoscimento di paesaggio culturale Unesco, si affianca un sistema naturale di grande qualità, formato dal Parco del Mincio, dalle Riserve della Vallazza, dai caratteristici tre laghi e dalle aree umide che circondano la città, parte di un sistema di protezione culturale ed ecologica di rilevanza nazionale e internazionale.
Sviluppato in continuità con il Piano di governo del territorio (Pgt) del 2012, il Piano del verde è uno strumento strategico-operativo elaborato da Openfabric, studio specializzato in landscape architecture e urbanism con sedi a Rotterdam, Milano e Genova, recentemente coinvolto anche nel nuovo polo educativo di Maranello, M-Tech Alfredo Ferrari, in team con Labics.
il Piano non si limita a disegnare una rete di spazi verdi, ma definisce un’infrastruttura ambientale complessa, capace di orientare lo sviluppo territoriale e influire significativamente sulle scelte urbanistiche. Una visione ambientale interdisciplinare che combina analisi ecologiche, territoriali e sociali, per ridefinire il corridoio ecologico di rilevanza nazionale che la città lombarda esercita lungo il fiume Mincio, collegando anche il Lago Superiore, l’ex Lago Paiolo e la Vallazza. Una linea seguita anche da altri comuni, come nel caso di Brescia che, nell’ambito dell’ampio lavoro del Laboratorio Agenda Brescia 2050, presenterà nelle prossime settimane il proprio Piano del verde, oltre al Piano aria e clima.
«Il Piano genera una nuova forma urbis possibile – spiega Francesco Garofalo, fondatore di Openfabric – dove il verde non è il negativo della città costruita, ma l’ossatura che la struttura e ne disciplina lo sviluppo futuro. Il Piano del Verde non è solo un documento strategico, ma uno strumento operativo che consente di tradurre visione e linee guida in progetti concreti, attuabili nel breve e medio termine, promuovendo la collaborazione tra pubblico e privato».
I dati sono emblematici:
ben 64 chilometri quadrati di estensione complessiva con 274 ettari di nuove aree forestate, 115 ettari di parco periurbano, 100 chilometri di corridoi urbani ecologici e 29 ettari di bacini di laminazione per la gestione delle acque. Con l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini l’accesso al verde pubblico entro 5 minuti a piedi
Il progetto disegna una grande cintura verde intorno alla città, strumento per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, i rischi idrogeologici e le isole di calore. Una città dove l’integrazione tra verde pubblico e privato è decisiva per la costruzione delle politiche urbane. Più della metà delle superfici verdi del territorio è infatti di proprietà privata: un dato che sposta il baricentro della governance dal solo perimetro pubblico alla capacità di attivare cittadini, comunità e amministrazioni condominiali come co-produttori di qualità urbana. Il modello proposto da Openfabric orienta un sistema di gestione condivisa, in cui infrastrutture ambientali di scala estesa – come laghi, corridoi ecologici e parchi pubblici – si combinano con azioni di prossimità nei micro-spazi verdi: nuove alberature, giardini aperti alla città, plateatici ridisegnati e aree verdi interne ai lotti privati.
In copertina: © Openfabric

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