Politiche pubbliche con lo sguardo alle future generazioni
Dalla Strategia Ue al Future Paper Asvis sulla valutazione di impatto
La giustizia intergenerazionale entra stabilmente nell’agenda delle politiche pubbliche europee. La Commissione europea ha adottato infatti la Strategia europea sulla intergenerational fairness, proponendo un quadro di riferimento che mira a garantire che le decisioni prese oggi contribuiscano positivamente alle opportunità di domani e che benefici e responsabilità siano distribuiti equamente tra le diverse generazioni. All’interno di questo nuovo orientamento si inserisce anche il dibattito italiano sulla Valutazione di impatto generazionale (VIG) delle leggi. Un tema al centro del Future Paper pubblicato nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro, promosso da Asvis con Save the children, che analizza come applicare concretamente questo strumento, reso obbligatorio dalla legge n. 167 del 2025, con l’obiettivo di verificare gli effetti sociali e ambientali delle politiche pubbliche sulle giovani e sulle future generazioni.
Valutare le politiche pensando al lungo periodo. Il punto di partenza della nuova strategia europea è chiaro: molte decisioni pubbliche producono effetti che si dispiegano nel tempo e incidono su generazioni che oggi non hanno voce nei processi decisionali. Per questo motivo l’Unione europea promuove un approccio alle politiche pubbliche che integri prosperità economica, responsabilità ambientale, coesione sociale e sostenibilità fiscale, con una prospettiva esplicitamente orientata al lungo periodo. Secondo la Commissione europea, le scelte su investimenti, sistemi fiscali, pensioni, mercato del lavoro o regolazione dei settori chiave – dall’abitare alla sanità – determinano se le generazioni future erediteranno nuovi vincoli o maggiori opportunità. In questo quadro la giustizia intergenerazionale non è considerata un obiettivo aggiuntivo, ma una condizione per la stabilità economica, sociale e democratica delle società europee. Ecco che le politiche pubbliche devono quindi incorporare strumenti di previsione e valutazione preventiva degli impatti, come l’analisi delle conseguenze economiche, sociali e ambientali delle nuove normative.
La Vig: una possibile rivoluzione nel modo di scrivere le leggi. È proprio su questo terreno che si colloca la novità italiana. Con la legge n. 167 del 2025 il Governo è chiamato a valutare l’impatto generazionale delle nuove normative, analizzandone gli effetti sulle giovani generazioni e su quelle future.
Il principio è esplicito: le leggi della Repubblica promuovono l’equità intergenerazionale anche nell’interesse delle generazioni future.
Dal testo del Future Paper si evince che si tratta di un passaggio che potrebbe segnare un cambio di paradigma nella progettazione delle politiche pubbliche, perché introduce uno sguardo sistematico sugli effetti di lungo periodo delle decisioni legislative. L’obiettivo è evitare che il peso delle scelte presenti venga scaricato sulle generazioni più giovani o su quelle che devono ancora nascere: un fenomeno che negli ultimi decenni si è manifestato, ad esempio, nella gestione del debito pubblico, nelle politiche ambientali o nei sistemi di welfare.
Non solo burocrazia: le raccomandazioni per applicare la Vig. Il Future Paper sottolinea però un rischio: trasformare la valutazione generazionale in un semplice adempimento burocratico. Per evitarlo il rapporto propone una serie di raccomandazioni operative. Tra queste invita a considerare la Vig come una “infrastruttura cognitiva permanente” per il processo legislativo; utilizzarla per orientare le politiche da una logica difensiva a una generativa, capace cioè di creare opportunità per le nuove generazioni; rafforzare la partecipazione dei giovani nella definizione delle politiche; garantire l’indipendenza tecnica degli organismi incaricati della valutazione; sviluppare sistemi informativi e indicatori dedicati a infanzia, adolescenza e transizioni generazionali.
Le esperienze europee. Diversi Paesi hanno già introdotto strumenti istituzionali per integrare la prospettiva generazionale nelle politiche pubbliche. Tra gli altri, in Finlandia opera il Committee for the Future, organo parlamentare dedicato all’analisi delle trasformazioni di lungo periodo; in Spagna è attivo un National Office of Foresight and Strategy che lavora su scenari futuri e valutazione delle politiche; a Malta è stato istituito il Guardian of Future Generations, figura istituzionale che rappresenta gli interessi delle generazioni future. Ancora, in altri Paesi esistono strumenti di valutazione dell’impatto delle politiche su giovani e generazioni future, inseriti nei sistemi di analisi regolatoria e nella progettazione delle riforme.
Le prime esperienze italiane. Anche in Italia il tema della giustizia intergenerazionale sta iniziando a emergere nelle politiche territoriali. Tra i casi più avanzati c’è Parma, che ha applicato la Vig al Documento unico di programmazione 2023-2025, analizzando ex ante le politiche comunali per valutare gli effetti sui giovani tra i 15 e i 35 anni. Anche Bologna ha adottato linee guida per integrare la prospettiva generazionale nelle politiche pubbliche, mentre Casalecchio di Reno sta sperimentando la Vig come strumento di governance locale partecipata. Altre esperienze emergono nella Città metropolitana di Reggio Calabria, che ha inserito la valutazione generazionale nella programmazione economica, e in alcune città – tra cui Milano, Vicenza, L’Aquila e Piacenza – dove lo strumento è in fase di sperimentazione nelle politiche urbane e sociali. Si tratta di iniziative ancora pionieristiche, ma che indicano come la prospettiva generazionale possa diventare un criterio concreto di progettazione delle politiche pubbliche anche a scala locale.
Il ruolo del settore privato. Il rapporto coordinato da Asvis per i contenuti segnala che il tema sta iniziando a interessare anche il settore privato, soprattutto nell’ambito delle strategie Esg e delle politiche di sostenibilità.Alcune imprese e organizzazioni stanno infatti sperimentando strumenti per valutare l’impatto delle proprie attività sulle generazioni future, collegando la giustizia intergenerazionale a temi come transizione ecologica, innovazione tecnologica e sviluppo territoriale.
Custodi del futuro. La sfida, sottolinea il documento, non è solo tecnica ma culturale. Come si legge nelle conclusioni del rapporto, la riforma costituzionale del 2022 e la legge del 2025 richiamano la politica alla sua responsabilità più alta: “Riscoprirci custodi, e non proprietari assoluti, delle risorse del nostro tempo”. In altre parole, la giustizia intergenerazionale non riguarda soltanto i giovani di oggi, ma la capacità delle istituzioni di governare il futuro. E se la Strategia europea rappresenta il quadro di riferimento, la valutazione di impatto generazionale potrebbe diventare uno degli strumenti chiave per tradurre questo principio nelle politiche pubbliche dei prossimi anni.
In copertina ©Adobe Stock

Oltre 40mila condomini a Roma: la sfida della riqualificazione energetica
Genere e social impact: anche Roma sperimenta un nuovo modello di urbanistica inclusiva
Golden Goose Arena: a CityLife lo sport diventa infrastruttura urbana ibrida
Roma capitale: la nuova regolamentazione per edifici a impatto zero








