Recupero termico dai data center: il teleriscaldamento 4.0 per la decarbonizzazione
Progetti pilota tra Italia ed Europa per sfruttare il calore residuo dei server e alimentare reti intelligenti
Utilizzare l’enorme calore generato dai data center per riscaldare le abitazioni. Sono diversi i progetti che stanno prendendo piede in Europa e in Italia, alcuni balzati agli onori della cronaca. Si tratta di quelli a firma dalla multiutility A2A, della società di telecomunicazioni Tim e delle compagnie tecnologie DBA e Retelit.
A2A ha annunciato nelle scorse settimane il battesimo a Brescia, nel quartiere Lamarmora, del primo data center con raffreddamento a liquido collegato ad una rete di teleriscaldamento. In campo la tecnologia della francese Qarnot, che consente di recuperare l’energia termica (a una temperatura di 65 gradi centigradi) da utilizzare per riscaldare gli edifici. E stando a quanto annunciato, a pieno regime e nell’arco di un paio d’anni, sarà possibile soddisfare il fabbisogno termico di circa 1.350 appartamenti per una produzione annuale di 16 Gwh di calore “pulito”. Il tutto a fronte del taglio di 3.500 tonnellate di CO2 all’anno pari all’anidride carbonica assorbita da 22mila alberi.
Con questo progetto la città di Brescia conferma il proprio ruolo di capitale italiana del teleriscaldamento: era il 1972 quando veniva inaugurata la prima rete di teleriscaldamento in grado di ricevere calore da tubature collegate da grandi caldaie a metano. «Come è stato per il teleriscaldamento negli anni Settanta, quando Brescia, con Asm, è stata la prima in Italia a mettere questa infrastruttura a disposizione dei cittadini, ora inauguriamo una nuova tecnologia che affina le strategie di contrasto all’inquinamento atmosferico e segna un passo avanti verso la decarbonizzazione della città», ha sottolineato al momento dell’inaugurazione del nuovo data center la sindaca della città lombarda Laura Castelletti. La rete di teleriscaldamento di Brescia è oggi tra le più estese d’Europa con oltre 684 chilometri di condotte, 22mila clienti allacciati (pari a 180mila appartamenti equivalenti) e più dell’80% del calore già prodotto da fonti non fossili a cui si aggiunge ora il calore “digitale” dei data center. «In Lombardia, con i progetti in pipeline, si stima che potrebbero essere riscaldati 150mila appartamenti, semplicemente catturando il calore residuo dei server. – ha aggiunto l’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini – Non si tratta solo di un vantaggio tecnologico, ma di un asset per la decarbonizzazione urbana. Con il teleriscaldamento 4.0, le reti diventano sistemi intelligenti, capaci di integrare ogni cascame termico e accelerare l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050».
Risale ad agosto dello scorso anno la prima partnership industriale in Italia per il recupero di calore dai data center destinato al teleriscaldamento: al fianco di A2A le società DBA Group e Retelit. Il progetto, che prevede la realizzazione di un impianto operativo nei primi mesi del 2026, riguarda il recupero dell’energia generata dal data center “Avalon 3” per alimentare la rete cittadina nel Municipio 6 a Milano, servendo 1.250 famiglie in più all’anno (rispetto a quelle già teleriscaldate grazie all’infrastruttura gestita da A2A Calore e Servizi). Questo consentirebbe un risparmio energetico di 1.300 tonnellate equivalenti di petrolio e di evitare l’emissione di 3.300 tonnellate di CO2 con benefici ambientali pari al contributo di 24mila alberi.
A Rozzano, sempre nel Milanese, il progetto che vede in campo Tim (in particolare la business unit Enterprise) e Getec per il recupero del calore dal data center della città, fra i più importanti d’Italia: oltre 5mila le abitazioni nel quartiere Aler raggiunte da un sistema di tubazioni interrate per fornire riscaldamento e acqua calda sanitaria ai residenti. Si stima che sarà evitata l’emissione di circa 3.500 tonnellate di CO2 all’anno, equivalente alla piantumazione di 17.500 alberi. E la partnership fra le due aziende prevede anche l’adozione di tecnologie digitali avanzate per ottimizzare la produzione e la distribuzione dell’energia termica.
Anche oltreconfine ci si muove per il recupero del calore dai data center. La Svezia ha lanciato l’iniziativa Stockholm Data Parks per riscaldare le abitazioni utilizzando il calore di scarto generato dai data center della città. Nella vicina Finlandia, Nebius ha realizzato un data center sostenibile a Mäntsälä, che recupera circa 20.000 MWh di energia all’anno, sufficienti a riscaldare l’equivalente di 2.500 case finlandesi. E vicino a Helsinki, Microsoft è impegnata a costruire un’intera “regione di data center” che, annuncia l’azienda, «sarà il più grande progetto al mondo per il riciclo del calore di scarto dei data center». Una volta completato, si prevede che riscalderà la seconda città più grande della Finlandia, Espoo, e altri due comuni limitrofi.
Sempre in Finlandia il data center di Google ad Hamina fornisce l’80% del fabbisogno termico annuale della rete di teleriscaldamento locale. In Irlanda il progetto di teleriscaldamento nella cittadina di Tallaght ha consentito un risparmio di 1.100 tonnellate di CO2 nel primo anno di attività, reindirizzando il calore di scarto da un vicino data center di Amazon agli edifici locali. E nel Regno Unito è stato di recente annunciato un piano per nuova rete di teleriscaldamento nella zona ovest della città di Londra, che dovrebbe riscaldare oltre 9mila abitazioni tramite data center locali.
In copertina: © Adobe Stock

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