Rigenerazione dei “non luoghi”, la nuova sfida della progettazione

01-04-2026 Mila Fiordalisi 2 minuti

01-04-2026 Mila Fiordalisi 2 minuti

Rigenerazione dei “non luoghi”, la nuova sfida della progettazione

Due concorsi internazionali promossi da Buildner dedicati alla riqualificazione di edifici abbandonati sotto i 250 mq e alla progettazione di spazi abitativi in aree inutilizzate

Rigenerare i cosiddetti “non luoghi”, dagli edifici abbandonati o dismessi alle aree inutilizzate come sottoponti e viadotti. È questa una delle sfide più complesse per riabilitare le “cicatrici” urbane ma anche per ridurre il consumo di suolo e dare nuova vita a spazi spesso percepiti come luoghi insicuri o degradati, ma che offrono un potenziale unico. Due i concorsi internazionali indetti da Buildner, piattaforma internazionale specializzata in contest legati alla progettazione, che offrono ad architetti, designer e creativi la possibilità di proporre idee e progetti in nome del “riuso”.

Il primo concorso dal titolo Re:Form, New Life for Old Space  accende i riflettori sul potenziale inespresso di edifici e luoghi al di sotto dei 250 mq.


La sfida per progettisti e designer è trasformare strutture esistenti – abbandonate, sottoutilizzate o da rifunzionalizzare – in ambienti capaci di generare un nuovo valore sociale e spaziale.


L’approccio richiesto è quello del riutilizzo adattivo (adaptive reuse), inteso non come semplice restauro, ma come una reinterpretazione creativa che sappia fare leva su sostenibilità, attraverso il mantenimento delle strutture preesistenti, dando una risposta concreta alle nuove esigenze abitative o lavorative grazie all’eccellenza progettuale.

Massima libertà ai partecipanti: è possibile scegliere qualsiasi tipologia di struttura in qualsiasi area geografica, dai sottoscala metropolitani ai piccoli manufatti rurali, dai vuoti urbani sotto i viadotti ai chioschi dismessi. Ogni “micro-spazio” può diventare il catalizzatore di una trasformazione più ampia. Il montepremi complessivo ammonta a 10.000 euro e il termine ultimo per le candidature è il 10 settembre 2026.

Specificamente dedicato alle aree inutilizzate, come sottoponti e viadotti, il concorso Underbridge #2 premia la reinterpretazione dei volumi negativi per dimostrare come l’architettura possa “colonizzare” lo spazio orizzontale e verticale creato dalle grandi opere ingegneristiche, ottimizzando risorse già esistenti senza ulteriore consumo di suolo.

 

 


In sostanza il concorso invita la comunità creativa internazionale a distogliere lo sguardo dallo skyline per rivolgerlo verso il basso, esplorando il potenziale latente degli spazi sottostanti i ponti e i viadotti.


«Con l’espansione delle città, gli spazi verticali e orizzontali vengono continuamente ridefiniti, adattandosi alle pressanti esigenze della vita urbana – si legge nella presentazione del concorso -. Tuttavia, al di sotto dell’estensione delle nostre infrastrutture si cela una rete di spazi sottoutilizzati, spesso oscurati dalle loro controparti imponenti, ad esempio i ponti che collegano le nostre città. Questi spazi sotto i ponti, che variano da piccole nicchie a vaste aree, rimangono inutilizzati, riecheggiando il brusio del traffico sovrastante, in attesa che visionari ne colgano il potenziale latente». Gli spazi under bridge rappresentano dunque una delle ultime frontiere del suolo urbano non sfruttato: architetti e designer sono chiamati a trasformare queste matrici di cemento e acciaio in ambienti vivaci, dignitosi e, soprattutto, vivibili. I partecipanti dovranno selezionare un sito specifico a livello globale, progettando moduli abitativi che non siano solo funzionali, ma anche scalabili e adattabili per rispondere alle fluttuazioni della domanda abitativa. Il concorso Underbridge #2 si inserisce in un percorso di ricerca pluriennale che mira a ridefinire i parametri dell’abitare contemporaneo attraverso soluzioni sostenibili e low-cost. I progetti dovranno essere presentati entro il 17 settembre 2026 (l’annuncio dei vincitori il 24 novembre). Il montepremi totale ammonta a 8.000 euro.

In copertina: © Architecturecompetitions

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Mila Fiordalisi
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