Roma, doppia sfida di valorizzazione tra pubblico e privato al Mercato dei Fiori e al Dente Cariato
Roma, doppia sfida di valorizzazione tra pubblico e privato al Mercato dei Fiori e al Dente Cariato
Usi residenziali e commerciali, a impatto sociale. Al via due procedure
Mercato dei fiori: seminiamo il futuro. Questo l’invito dell’assessore al patrimonio e alle politiche abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi, per presentare il bando di valorizzazione per riqualificare l’ex mercato di via Trionfale, costruito negli anni ‘60 e chiuso dal 2022 per inagibilità. Un edificio di 7.000 mq su due livelli e collocato in un punto strategico della città.
A seguito di un sondaggio aperto a tutta la cittadinanza – con una partecipazione attiva di circa 4.000 persone – è risultata chiara la necessità di prevedere un mix funzionale con il 40% di attività commerciali e il restante 60% per servizi che includono sport, cultura, socialità e innovazione.
Input utili per costruire il bando che a questo punto traguarda una concessione di valorizzazione (strumento introdotto dalla finanziaria del 2007), attivando un meccanismo di concessione di locazione fino a 50 anni e con un canone base, stabilito dal Comune, di 120mila euro annui.
L’operatore aggiudicatario quindi si farà carico della ristrutturazione e della manutenzione sia ordinaria che straordinaria dell’immobile, in un’ottica di partnership tra pubblico e privato: il pubblico definisce visione, indirizzo e controllo; il privato mette competenze, capacità gestionale e sostenibilità del piano economico-finanziario.
«Il Mercato dei Fiori è per noi un esperimento significativo della nostra azione di trasformare la città a partire dalla rigenerazione del patrimonio pubblico» dichiara l’assessore Zevi durante la presentazione del bando che sarà illustrato al Padiglione di Roma Capitale al prossimo Mipim di Cannes.
I criteri di assegnazione privilegeranno la qualità del progetto per 70 punti – tripartito in qualità tecnica e architettonica della proposta (30), sostenibilità ambientale (10), gestione delle attività e ricadute sul territorio (30) -, seguita dall’offerta economica che peserà 20 punti e quella temporale che ne varrà 10. La qualità del mix use sarà l’elemento premiante (i risultati della consultazione potranno orientare gli operatori ma non sono vincolanti).
Le offerte scadranno il 31 luglio prossimo, in virtù della volontà politica di voler completare l’assegnazione entro la fine del mandato, e, negli auspici del Campidoglio, di arrivare all’inaugurazione nel successivo.
Con la “scusa” del Mercato dei Fiori, l’assessorato a Patrimonio ha aperto anche un capitolo dedicato ad un altro edificio da rigenerare, il “dente cariato”, un edificio umbertino di fine Ottocento parzialmente demolito nel 1961 e mai ricostruito, su via Giolitti, di fronte all’uscita della stazione Termini di Roma. Il primo fotogramma che migliaia di persone ogni giorno hanno della Capitale, in attesa di una seconda vita.
L’obiettivo è passare dall’attuale configurazione – limitata al piano terra e mezzanino per circa 2.000 mq – a una valorizzazione più ampia, potenzialmente fino a oltre 9.000 mq. Le destinazioni d’uso ipotizzate prevedono esercizi commerciali al piano terra, un mix tra commercio e direzionale al mezzanino e funzioni residenziali o ricettive ai piani superiori, lasciando comunque spazio al mercato per proporre alternative.
Per l’housing non sono richieste varianti, mentre per altre destinazioni, inclusa quella ricettiva, saranno da valutare.
Rispetto al bando del mercato dei fiori, la procedura per il “dente cariato” sarà articolata in due fasi: una prima più breve, con documentazione snella, finalizzata a raccogliere idee e proposte; una seconda, eventuale, per selezionare e mettere a bando la soluzione ritenuta più coerente con l’interesse pubblico. La prima scadenza è fissata al 18 marzo 2026.
Anche in questo caso il tema centrale rimane l’equilibrio tra interesse pubblico e sostenibilità economico-finanziaria. L’intervento, stimato intorno ai 30 milioni di euro, richiede un partenariato solido. Dall’amministrazione l’evidenza che eventuali funzioni come lo studentato dovranno garantire una quota “affordable”, per evitare che canoni elevati snaturino la funzione pubblica del patrimonio.
In copertina © Roma Capitale

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