08-07-2022 Chiara Brivio 5 minuti

Strutture di alta qualità e grandi catene. L’identikit della ripresa dell’hospitality

Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia soddisfatto per i risultati del settore, ma non nasconde criticità

Sicurezza e standard qualitativi elevati: lo ricerca il 70% dei turisti in Italia, secondo un recente studio citato dal ministro del Turismo Massimo Garavaglia presentato al Forum sull’hospitality organizzato da Scenari Immobiliari con Castello Sgr, giunto alla sua quarta edizione. E la fotografia del titolare del dicastero è tutta in bianco e nero. «Non siamo messi benissimo, soprattutto nella fascia dei 4-5 stelle – spiega – ma abbiamo dei trend di crescita notevoli: del 29% per i quattro stelle e del 65 per i cinque. Il che conferma l’interesse dell’offerta verso la domanda». Criticità rimangono tuttavia sulle dimensioni – 33 camere di media contro le 47 della Spagna – e la scarsa diffusione delle catene (5% rispetto a un 10% di Germania, Francia e, di nuovo, della Spagna), con le strutture nelle fasce luxury ferme al 20%, delle quali il 40% sono a Milano. 

Come ovviare a questi problemi? «Aumentando gli alberghi di alta qualità e la presenza di catene» risponde Garavaglia, che tuttavia lamenta le poche misure contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dedicate al turismo – nell’ordine dell’1% per un comparto che rappresenta il 13% del Pil nazionale, quindi 2,4 miliardi di euro – ma che sono state massimizzate con l’effetto leva per raggiungere la cifra di quasi 7 miliardi. «Il primo risultato di tutto questo è stato un bando da 600 milioni di euro, 500 dei quali del Pnrr e cento di bilancio, per migliorare la qualità delle strutture ricettive, con obiettivi evidenti, come per esempio migliorarne l’efficienza energetica – spiega ancora il ministro – ma le richieste che sono arrivate sono dell’ordine di tre miliardi. Un segnale che il mercato è molto interessato ad investire per migliorare le strutture ricettive e la qualità, in particolare al centro-sud. E questo è esattamente quello che serve».  

«I numeri del turismo ci vedono recuperare i dati del 2019 – ha concluso Garavaglia – con nove milioni di turisti stranieri solo nel mese di giugno, ma se arriverà tanta gente, bisognerà saper rispondere con un’offerta adeguata». 

Un punto, quello della ripresa, emerso anche dai numeri del Rapporto 2022 stilato da Scenari Immobiliari e dalla Sgr Castello, che, dopo due anni di Covid, vede un comparto uscire dalla crisi sanitaria con un incremento che va «al di là di ogni aspettativa», come ha sottolineato Mario Breglia, presidente dell’istituto di ricerca. «È una ripresa diversa dal passato – continua –, un fenomeno tutto occidentale, visto che i russi e i cinesi non sono sul mercato. E si muovono molto gli italiani». Ma non è solo il “chi” è anche il “come”, «è cambiato e sta cambiando il modo di vivere alberghi e città, il modo di fare turismo – prosegue Breglia –. Sono importanti l’esperienza e le relazioni, la socialità e la sicurezza, e i viaggiatori hanno riscoperto la villeggiatura. È un mondo che riflette su come affrontare queste esigenze di una domanda occidentale più sofisticata rispetto a prima». 

Tra i numeri più significativi del rapporto, il raddoppio degli investimenti immobiliari mondiali rispetto al 2020, con quasi 70 miliardi di euro, e un fatturato a livello europeo che raggiunge i 21,2 miliardi di euro nel 2021, con un rialzo previsto a 26,6 miliardi nel corso di quest’anno. E l’Italia? Trend confermato anche per il Belpaese, con 2,5 miliardi di euro di fatturato nel 2021, con un aumento previsto a 3,1 miliardi nel 2022.  


Nell’ambito delle transazioni, sono i grandi operatori internazionali a farla da padrone, con operazioni che riguardano 11.400 camere complessive.


Da notare l’exploit dei resort, con il 40% degli investimenti, e l’importanza della classificazione secondo i criteri Esg per gli investitori, come ha sottolineato Giampiero Schiavo, ad di Castello Sgr, senza i quali non ci si approccia nemmeno al mercato. Grandi investimenti anche nella Capitale, con l’apertura di circa 1.500 camere nei prossimi sei mesi, tutte posizionate nel segmento luxury. Una spinta, continua Schiavo, che punta a far diventare Roma nevralgica, oltre il turismo mordi e fuggi, e che possa fare da traino anche per i settori collaterali dei servizi.  

Un punto, questo, sottolineato anche da Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi, Sport e Turismo di Roma Capitale, che ha parlato di un riposizionamento della Città Eterna soprattutto nel settore della convegnistica, dello sport – con la Ryder Cup di golf nel 2023 (previsti 250mila turisti “altospendenti”, con i biglietti già esauriti) –, e la creazione di una Dmo (destination management organization) specifica per spingere Roma ai grandi appuntamenti congressuali. Ma anche moda e una maggiore connettività e rete con le altre città d’arte italiane. E poi ancora il Giubileo del 2025, una grande vetrina, «un’occasione per recuperare quel gap infrastrutturale che Roma ha – grazie ai poteri speciali dati dal presidente Mario Draghi al sindaco e alla giunta capitolina – come i rifiuti e la mobilità, per esempio con la realizzazione della nuova linea di tram tra la stazione Termini e il Vaticano». 

Quali le altre sfide del futuro? In primis il contrasto al rialzo dei prezzi delle materie prime e dell’energia, il problema annoso della scarsa reperibilità di manodopera e gli effetti del long covid, già visibile con il recente caos negli aeroporti delle ultime settimane, e l’assenza di una «cultura del turismo», come puntualizzato da Madga Antonioli, professoressa all’università Bocconi di Milano. «Avere il turismo come cultura vuole dire riflettere su quello che dobbiamo fare e a cosa dobbiamo crescere – ha spiegato –. Noi stiamo mandando ai competitor personale di direzione d’albergo e della ristorazione qualificato in Spagna perché li pagano di più. Così li stiamo perdendo». Importante sarebbe anche destagionalizzare il settore, allungando le stagioni e rendendo più stabili gli impieghi, come ha evidenziato da Maria Carmela Colaiacovo di Confindustria alberghi. Ultimo punto, mantenere lo stile di vita italiano che tanto piace agli stranieri, contrastando la desertificazione dei centri storici. Un’osservazione questa, venuta da Maurizio Naro di Federalberghi. 

In copertina: Montepulciano, Toscana. Ph. ©Hans Bischoff via Pixabay 

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Chiara Brivio
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