Urbanistica in Puglia, la rigenerazione urbana tra le mission dei Comuni
A Lecce Inu, Censu e Ance, in dialogo con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Non basta parlare di rigenerazione urbana: occorre renderla prassi ordinaria, strutturata, con basi normative solide e strumenti operativi chiari. È questa la linea tracciata da Irene Sassetti, Consigliera Tesoriere del Cni, in occasione dell’iniziativa Traiettorie urbane e territoriali, organizzata a Lecce dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in collaborazione con il Centro Nazionale Studi Urbanistici e l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce. Tappa a Sud per il giro d’Italia degli Ingegneri (partito dalla Toscana) nel quale è emerso che il nodo rimane quello normativo: il Testo Unico dell’edilizia non è più adeguato alle esigenze contemporanee. E la legge urbanistica nazionale del 1942 riflette una visione espansiva della città che oggi non regge più.
Il Cni ha contribuito in questi mesi alla discussione sul disegno di legge sulla rigenerazione urbana, ora all’esame dell’VIII Commissione del Senato, e incontrando i territori ha restituito il cambiamento in atto. Per Sassetti «l’aspetto peculiare che deve guidare la pianificazione ed i progetti di rigenerazione urbana deve essere l’attenzione al sociale, come si evince dagli esempi portati nel corso di questa prima tappa relativi alle città di Bari, Catania, Lecce, Imperia, Scandicci, al caso dell’Olanda e da tutti gli interventi dei relatori nelle due tavole sui quartieri resilienti e sulla mobilità sostenibile».
È stato Stefano Lacatena, consigliere regionale della Puglia con delega all’urbanistica, a portare all’attenzione un caso emblematico di svolta normativa: la Regione ha infatti abbandonato il modello del “Piano Casa” (legge regionale 14/2009), ritenuto ormai superato, per adottare una nuova legge organica sulla rigenerazione urbana, la LR 36/2023, che segna un cambio di paradigma nella pianificazione territoriale. «Il Piano Casa aveva deresponsabilizzato la politica locale e svuotato la pianificazione di senso. Con la nuova legge – il commento – abbiamo riportato la rigenerazione urbana nell’ambito della pianificazione strategica, restituendo protagonismo ai Comuni e creando strumenti attuativi più agili e coerenti».
Per Stefano Betti, vicepresidente di Ance, per l’area Edilizia e Territorio, la rigenerazione urbana deve diventare la nuova normalità della pianificazione urbana. «Oggi il suolo non è più infinito e i bisogni delle città sono cambiati. Rigenerare è l’unica risposta strutturale». Ma per passare dalle intenzioni alla realtà servono tre pilastri chiari: un fondo statale strutturale, il riconoscimento dell’interesse pubblico della rigenerazione ed un sistema fiscale coerente e incentivante. «Senza una legge quadro nazionale continueremo a muoverci in un sistema fatto di esperienze estemporanee. Serve coerenza per dare fiducia agli investitori e agli enti locali», ha aggiunto.
Nel dibattito, anche la voce del presidente del Censu e vicesindaco di Catania, Paolo La Greca, che ha richiamato la nuova questione urbana: «La rigenerazione non è solo edilizia. È ridare vita a parti di città svuotate di senso. È un processo simile alla resilienza: si riattivano relazioni, si ricuciono reti sociali». Le periferie, ha ricordato, non sono solo geografiche: sono esistenziali, spazi di marginalità sociale, economica e culturale.
«La segregazione produce indifferenza. Le città devono tornare a mescolare differenze, non a separarle»
Tra le voci anche quella di Francesco Rotondo, presidente Inu Puglia, che ha ricordato quanto la rigenerazione urbana sia spesso confusa con la ristrutturazione edilizia. «Non basta rifare un edificio per cambiare la città. Rigenerare è costruire strategie condivise, con chi già vive nei luoghi».
«O si parte da nuovi principi, o continueremo a vivere in un sistema fondato sulla deroga. Ma non si costruisce il futuro su eccezioni»
Recente una mozione dell’Inu sul tema e la proposta dell’Inu per una nuova legge urbanistica è già stata depositata e, in alcune realtà come le Marche, è diventata base per una riforma regionale.
In copertina: © Adobe Stock

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