08-06-2021 Chiara Brivio 5 minuti

Asti Architetti, l’architettura gentile che convince l’abitare milanese

In 17 anni oltre 70 opere compiute. Fatturato che ha raggiunto i 6 milioni di euro

«Il nostro studio non si sovrappone mai alle esigenze dell’operatore, le interpreta»
Paolo Asti

Rispetto per l’intorno, riuso dell’esistente, attenzione a tempi e costi, risposta alle esigenze del committente: architettura, con un occhio sempre al mercato. È questa la ricetta di Asti Architetti, studio di progettazione con solide radici a Milano, con un portfolio di oltre 70 opere realizzate, tra uffici, retail, alberghiero e residenziale.

Fondato 17 anni fa da Paolo Asti (figlio d’arte, suo padre, Sergio, è stato tra i fondatori dell’Adi), la società oggi ha un fatturato che supera i 6 milioni di euro, con un organico che oscilla tra i 30 e i 50 collaboratori. «Il nostro studio non si sovrappone mai alle esigenze dell’operatore – racconta l’architetto a proposito del valore aggiunto dello studio –, le interpreta. Partiamo dal presupposto che ogni architettura debba essere radicalmente diversa da un’altra. E così sono anche le aspettative del cliente sul posizionamento dell’immobile sul mercato».

Ed è questo approccio, unito a quella che Asti definisce un’«architettura gentile», a caratterizzare i progetti dello studio sia nel caso del riuso dell’esistente, sia che si tratti di edifici di nuova costruzione e di qualsiasi destinazione d’uso. «Mi riconosco molto in questo claim di un’architettura non gridata – dice – che parte sempre dall’interpretazione della preesistenza, anche quando non c’è. La gentilezza non è solo una caratteristica del tratto, ma è anche un obbligo».

E il “riuso” per Asti significa anche reinterpretazione con un risultato finale di trasformazione dell’immobile che può essere radicalmente diverso dall’originale, come nel caso del restauro conservativo di Palazzo Cagnola, edificio dei primi dell’800 vincolato dalla Sovrintendenza, che oggi ospita 80 famiglie. O dell’intervento recentemente completato di via Alserio, questa volta nel quartiere trendy di Isola, dove un edificio dalle facciate curvilinee progettato da Melchiorre Bega nel 1968 e di proprietà di Savills Investment Management Seg Spa – C5 Investment Fund, è passato direzionale a residenziale, ma dove il lato estetico è stato particolarmente valorizzato. «L’esito è quello di un palazzo nuovo, pur non avendo demolito nulla» puntualizza l’architetto. Per Asti, rispettare le aspettative dei committenti riguardo alla destinazione dell’immobile, all’uso degli spazi e alle metrature, sono la chiave del successo di un progetto. E, aggiunge, laddove si presentano le soluzioni, con «garbo e correttezza», anche gli enti, oltre ad approvare gli interventi, poi supportano le operazioni.


La pandemia ha aggiornato anche il core business dello studio.


«In questo momento specifico sta prevalendo il residenziale, che rappresenta circa il 70% del fatturato, ma è semplicemente un momento». Sarà anche grazie alle neonate richieste di abitazioni con metrature più ampie, con terrazze e giardini, unite al facile accesso al credito e all’interesse di operatori italiani e stranieri per il mercato residenziale, a far sì che il capoluogo lombardo e il comparto stesso stiano vivendo un momento d’oro. «Milano sta vivendo una stagione straordinaria, abbiamo centinaia di appartamenti in costruzione, suddivisi in varie operazioni – dice Asti –. Non avrei mai immaginato che ci potesse essere così a ridosso di quella che si spera essere la coda finale del Covid, una ripartenza, per lo meno lato progettuale, così veemente. C’è davvero una spinta molto significativa ed emblematica al fare e al cambiare».


In generale chi sono i committenti dello studio? Si va dai grandi developer, a banche e immobiliari, anche di stampo internazionale.


Ne è un esempio la francese Nexity, in campo a Milano con diversi interventi, e per la quale Asti ha firmato due progetti residenziali: uno in via Faravelli, nelle vicinanze di City Life, con 3 corpi di fabbrica a uso residenziale già sold out, e il secondo in via Piranesi, in zona Forlanini (in prossimità della nuova linea 4 della metropolitana), con 80 appartamenti, il cui cantiere è in partenza. Anche con Hines il rapporto è consolidato. Recentemente è infatti giunto al taglio del nastro il recupero della Torre Tirrena – realizzata dai fratelli Soncini tra il 1955 e il 1956 – oggi ribattezzata The Liberty Tower dall’omonima piazza sulla quale si affaccia, e dove si trova anche l’Apple Store firmato Foster + Partners. Una destinazione d’uso mista, retail e direzionale, sviluppata per la branch italiana del gruppo. Sempre per loro, ma in questo caso i dettagli sono riservati, è il recupero dell’iconica Torre Velasca, uno degli edifici simbolo di Milano, che ospiterà prevalentemente spazi direzionali. L’architetto non si sbottona sui dettagli, «contiamo di finire tutto entro 2 anni e mezzo».

Per un altro committente milanese, Bluestone, Asti ha firmato il progetto delle Park Towers, 3 corpi di fabbrica dei quali 2 torri di 82 e 60 metri d’altezza rispettivamente, che si ergeranno sul Parco Lambro, nel quartiere Feltre, e i cui lavori sono partiti a marzo.

Spazio anche all’hospitality, con la ristrutturazione dell’edificio che oggi ospita l’UNA Hotel, nella dinamica zona di Porta Nuova, inaugurato (anche se in sordina), solo un mese fa. Sono 173 le camere, per un intervento che vede come partner per interior, decoration, landscape e verde lo studio Vudafieri-Saverino Partners.

Immagine di copertina: The Liberty Tower ©Gusmeroli

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Chiara Brivio
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