Bologna e Napoli sposano Reinventing cities

16-05-22   I   | Lettura : 5 Minuti

Altre città italiane con la rete C40 per la gara internazionale che coinvolge developer e progettisti
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eguendo gli esempi di Milano, alla terza partecipazione, e Roma, alla seconda, anche Bologna e Napoli hanno deciso di prendere parte a Reinventing cities, il concorso internazionale destinato a sviluppare progetti urbani attenti all’ambiente a misura delle comunità locali.

Rigenerare le città combattendo la crisi climatica attraverso interventi che garantiscano efficienza energetica e costruzioni a basse emissioni, con una forte enfasi sull’inclusione sociale, il tutto grazie al lavoro di architetti, urbanisti, designer, costruttori, imprenditori, ambientalisti, start-up e gruppi di quartiere invitati a lavorare insieme su proposte olistiche, e a competere per avere l’opportunità di trasformare siti sottoutilizzati in un modello che guarda alle città del futuro; questo l’obiettivo dell’iniziativa di C40, una rete di amministrazioni impegnate nella lotta al cambiamento climatico.

Nella città felsinea le aree scelte sono quelle del Ravone-Prati e il Palazzo aiuto materno tra le vie Don Minzoni, del Porto, Rosselli. Due siti che ben rappresentano le sfide per il futuro della città: la rigenerazione delle aree dismesse e il recupero dell’edilizia storica, temi per l’innovazione della cultura progettuale e delle costruzioni.

Napoli invece candida l’area di Villa Ebe dove insiste un edificio neogotico costruito nel 1920. Attraverso un restauro a basse emissioni di carbonio, si chiede di trasformare il sito in un luogo di cultura, accoglienza e ricerca.

L’area Ravone–Prati, nel bolognese, fa parte di un percorso di rigenerazione grazie a un accordo sottoscritto tra il Comune e il Gruppo Ferrovie dello Stato. Le proposte dovranno tener conto della presenza della nuova stazione del Servizio ferroviario metropolitano (Sfm) di Prati di Caprara, che rappresenterà un importante centro di mobilità in ingresso a Bologna e un collegamento urbano ciclabile e pedonale.

Il sito proposto per la trasformazione copre un’area di circa 93.800 mq e si trova nella zona nord-ovest di Bologna, a circa 3 km dal centro della città.

La zona è anche vicino all’aeroporto internazionale "Guglielmo Marconi" e alla stazione Centrale di Bologna, dalla quale si possono raggiungere, tramite il servizio ferroviario AV, le città di Roma (in meno di due ore) e Milano (in poco più di un'ora). Sempre non distante da lì si trovano le ex aree militari dei Prati di Caprara, dov’è in corso un processo di rinaturalizzazione, e l'appartenenza al più ampio programma di rigenerazione urbana denominato "Città della Conoscenza", che collega i principali poli di ricerca e innovazione con le aree in trasformazione.

Inoltre, la presenza di due importanti sedi di servizi (il campus UniBo Lazzaretto a nord e l'Ospedale Maggiore a sud) rende possibile una significativa dotazione di alloggi e di ulteriori servizi alla persona e allo sport orientati al mondo dell'Università, della ricerca e della salute. Proponendo questo sito, la città spera di creare un polo urbano centrale che possa fungere da modello per lo sviluppo futuro della città in termini di innovazione, mobilità sostenibile e adattamento ai cambiamenti climatici.

L’operazione prevede un massimo di 46mila metri quadrati di superficie utile lorda, con un mix funzionale che valorizzi l’area e rispetti la pianificazione urbana, come uffici, edifici commerciali e residenziali, con almeno il 30% di edilizia sociale. Gli usi temporanei possono essere identificati anche per integrare e sviluppare funzioni direzionali (ad esempio servizi, attività di coworking, spazi per lo sviluppo di industrie culturali e creative e, legati al benessere e all'Industria 4.0, come attività di ricerca bio-tech, benessere, life-science, manifattura). Inoltre, possono essere incluse funzioni commerciali, ricettive e residenziali (private o collettive). Il progetto dovrà essere compatibile con la nuova fermata dell’Sfm tenendo conto anche dei vincoli ferroviari.

Per quanto attiene invece a Palazzo aiuto materno, gli interventi riguarderanno un edificio storico dismesso di proprietà pubblica (ASP Città di Bologna) situato in un’area in forte trasformazione legata alla presenza di un polo culturale realizzato negli ultimi anni grazie alla presenza dell’Università, del MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna e della Cineteca.

Lo stabile, che fa parte del progetto “Città della Conoscenza”, si articola in 5 piani fuori terra oltre ad un interrato e ad un sottotetto, per poco meno di 11mila mq di superficie lorda. Si chiede un progetto capace di innescare forme di abitazione collaborativa in particolare fra studenti universitari e ricercatori/artisti in residenza. Si prevede un’articolazione degli spazi domestici e comuni, che potranno essere flessibili nel tempo (coworking, sale studio, fab lab etc.), e prevedere forme di apertura al quartiere. Il piano terra deve essere ‘attivo’ e includere servizi e usi sostenibili per la comunità. La sfida del progetto sarà l’integrazione delle nuove modalità d’uso del patrimonio con nuovi requisiti di sostenibilità in un contenitore edilizio che deve essere conservato.

Villa Ebe a Napoli è stata progettata dall’architetto britannico Lamont Young ed è stata acquisita insieme alle annesse rampe nel 1997 dal Comune di Napoli. L’edificio si trova in una delle parti più antiche della città ed è situata nella zona del monte Echia, un costone tufaceo alto circa 60 metri che domina il lungomare nei pressi di Castel dell’Ovo. L’area di interesse comprende, oltre alla villa, le rampe cinquecentesche che dall’area dei grandi alberghi sul lungomare salgono sul colle Pizzofalcone e il belvedere in vetta al monte Echia, comprendente l’area archeologica del I secolo a.C. costituita dei resti della Villa di Lucio Licinio Lucullo. L’intervento interessa un’area di proprietà pubblica, in gran parte abbandonata, da dare in concessione, per un numero di anni da definire, a investitori che con loro risorse e progettisti, ma seguendo le indicazioni del Comune, recuperino la zona; un recupero volto alla valorizzazione e alla fruizione, ma secondo parametri sostenibili che prevedano una rifunzionalizzazione low carbon.

Attualmente il belvedere è oggetto di lavori di riqualificazione che prevedono, tra gli altri, la realizzazione di un ascensore pubblico che lo collegherà all’area di Santa Lucia a livello del mare, oltre a un piccolo punto di ristoro e servizi igienici potenzialmente oggetto del progetto, anche se il fine ultimo di questo sarà la valorizzazione del sito archeologico, del belvedere e il recupero del percorso di collegamento con la parte bassa della città attraverso il consolidamento delle rampe di Young. 

In copertina: Villa Ebe a Napoli ©c40reinventingcities.org

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