16-12-2022 Andrea Nonni | Valentina Iozzi 5 minuti

Coordinare l’eccellenza, il project management come leva per la crescita del mercato

Architettura, ingegneria e costruzioni, storie di imprenditoria italiana

Come si chiude il 2022 per il mondo dell’architettura, dell’ingegneria e delle costruzioni? Chi sono le società che si sono distinte nell’ultimo anno? Come il progetto affronta la crisi globale? Su questi temi si concentra il dibattito organizzato nella sede di Confindustria dove Aldo Norsa, direttore scientifico della società di ricerca e consulenza Guamari, ha presentato le sue classifiche, dopo la preview milanese. Il punto di vista dei costruttori nelle parole di Paola Marone presidente di Federcostruzioni.

“Il comparto dell’edilizia è molto ampio e non è facile poter fare un’analisi puntuale. In generale, la lunga crisi degli anni scorsi ha visto una ripresa soltanto nel 2021. Con un dato occupazionale molto alto – precisa la presidente – una riflessione profonda sul mondo del lavoro che sfocia nell’amarezza dovuta alla consapevolezza che tra le prime 55 migliori aziende non ce n’è una del sud”. Guamari segnala però che Cobar è al 14 posto della classifica e in una revisione/aggiornamento delle prime 60 è stato introdotto, tra quelle che hanno risposto in ritardo, Ingegneri Loy Dona’ Brancaccio in 55esima posizione.  Non solo, “a proposito del Report 2022 on the Italian Architecture, Engineering and Construction Industry – replica Aldo Norsa – nel fatturato totale delle prime 200 società di architettura il Sud e Isole pesa per il 2 percento, quanto alla top 200 dell’ingegneria il peso è dell’1,8 percento e alla top 200 delle costruzioni (generali e specialistiche) il 3,3 percento. Lato progettisti gli studi milanesi coinvolti dall’Ordine degli Architetti di Milano, sempre a commento delle classifiche Guamari, hanno sottolineato la presenza di molti professionisti delle regioni del Mezzogiorno nei team che macinano fatturati importanti, nelle città del Nord Italia.

Un altro dato da tenere in considerazione è sicuramente che il 29% di queste aziende lavora anche all’estero; mentre quelle con un numero di addetti che oscilla tra le 40 e le 50 unità sono una percentuale bassissima. Lato progettazione ingegneristica, “bisogna lavorare per mettere sempre più le nostre aziende anche nel campo internazionale” Giorgio Lupoi, presidente Oice, esortando alla coesione per raggiungere gli obiettivi di una domanda che richiede anche massa critica. Emergono una serie di nodi sulla situazione dell’ingegneria italiana. “Nessuna delle prime 200 società italiane della classifica può prendere da sola un servizio di ingegneria di concorso, senza costituire alleanze. Il valore dei servizi di ingegneria è ancora molto basso. Nella politica riscontriamo forte carenza su cosa sia la progettazione; si pensa al finanziamento e all’opera, ma in mezzo c’è un progetto che non è un di cui – continua Lupoi – è imbarazzante che si possa pensare che non sia centrale il progetto in un’opera. Ancora dobbiamo difenderlo”. conclude. Tema caldo anche in questi giorni di proposta di revisione del Codice dei contratti pubblici.

La galassia dei protagonisti del mondo della progettazione si amplia. E nella partita entrano in gioco soggetti com’è EY Engineering & Technical Services, citata dal professor Norsa in occasione della presentazione. “Sono società a continuo contatto con l’imprenditoria più rigorosa e il fatto che si pongano il problema dei servizi tecnici e di ingegneria è interessante. Portano in dote decenni di esperienza in tutto il mondo e quando scelgono di occuparsi di un settore nuovo è un arricchimento per tutti. Bisogna trovare il modo di relazionarsi”. Anche una società come Acea, con una forte leadership su Roma per la distribuzione di acqua, energia e gas, ha al suo interno un team per i servizi di supporto all’ingegneria. Andrea De Caterini, ceo del gruppo Acea, racconta che l’obiettivo della sua società è quello di sviluppare e rafforzare quelle competenze che rendono il processo di pianificazione efficace ed efficiente. Il gruppo è impegnato in investimenti importanti, sta sviluppando tecnologie innovative, in tanti ambiti fino a coprire quello delle costruzioni.

Tra le realtà che raccontano il panorama italiano c’è Seingim, guidata dall’ad Fabio Pinton, che si occupa di grandi progetti impiantistici e civili, e soprattutto fa industria. E porta in dote un’esperienza positiva in Medio Oriente.


“In questo settore c’è ancora molto da dire e le competenze italiane mantengono alto il loro valore. Nel 2017 eravamo 30 persone, oggi siamo 370. La scelta di crescere ‘per acquisizioni’ continua ad essere impegnativa. L’aspetto delle alleanze rimane cruciale in questo processo” il commento.


La sfida? Rimodernare il settore dell’ingegneria. Ed è Roberto Talotta di EY Engineering & Technical Services ad evidenziare l’importanza riconoscimento della figura del project manager. “È un ruolo importante, dà supporto al network, vorremmo che fosse ancora più ampia questa platea”. Serve creare mercato e consapevolezza, nell’offerta ma soprattutto nella domanda. “La complessità dei concept di oggi è molto ampia, ecco perché risulta necessaria la collaborazione tra discipline, ed è diventata una esigenza”. Marco Cremonesi per Crew (società bresciana di cui Italferr del gruppo FS ha acquistato le quote di maggioranza) interviene nel dibattito sul tema della complessità, sostenendo la tesi che sia “urgente l’esigenza di una figura che coordini il processo. I progetti – aggiunge – hanno bisogno di specialismi esterni, molti relativi all’ambito dell’ingegneria; quindi, la multidisciplinarietà e la collaborazione sono necessari”.

Gestione e coordinamento delle discipline. Questo il filo rosso che lega gli interventi delle società italiane protagoniste del mercato. Sul tema interviene anche Alessandro Pandolfi di Pro Iter. “In una squadra di progettazione possono operare contestualmente decine di professionisti al lavoro sullo stesso progetto. Il project management va industrializzato anche per arrivare alla gestione di cantiere con più serenità”. Nadia Jalouali di Drees & Sommer Italia racconta che il gruppo di cui fa parte ha introdotto la figura del project manager già nel 1999 quando in Italia non era ancora conosciuta. “Professionisti che possono portare chiarezza e trasparenza in tutti i processi e nella catena del progetto, con efficienze nella comunicazione e nel monitoraggio continuativo”. Il fine ultimo? “Coordinare l’eccellenza. Da soli non possiamo essere tuttologi” come ha evidenziato Daniela Franzosi di Mpartner.

© Foto in copertina di Samuel Regan Asante

 

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