La cultura del “noi” come driver per il recupero dell’ex Macrico a Caserta

01-12-2022 Paola Pierotti 4 minuti

Team interdisciplinare guidato da Alvisi Kirimoto per il masterplan di un’area di 324mila mq

Alvisi Kirimoto firmerà lo studio di prefattibilità e il masterplan generale di progettazione architettonica per la rigenerazione dell’area ex Macrico a Caserta, su incarico del cda della Fondazione Casa Fratelli Tutti, nata ad opera della diocesi. Una seconda vita dopo il passato industriale, con il magazzino centrale ricambi mezzi corazzati; un recupero possibile dopo la dismissione da parte del ministero della Difesa e lo stato di attuale abbandono.

Il progetto si estende su una superficie di oltre 324mila mq, e insiste in una posizione centralissima e urbanisticamente strategica, al terminale est dell'asse viario di corso Trieste, la strada principale della città che conduce, a ovest, alla Reggia di Caserta. Di grande interesse anche dal punto di vista storico-artistico, l’area ospitava il cosiddetto "Campo di Marte": la zona destinata alle esercitazioni militari dell'esercito borbonico, già pertinenza dell'antico edificio vescovile (XVII sec.), nel dopoguerra utilizzato dalle Forze Armate (Caserma Sacchi).

Da Campo di Marte a Campo della Pace. Questo il titolo del manifesto in dieci punti che il vescovo Pietro Lagnese aveva annunciato la scorsa primavera, per indicare la strada e fissare le tappe per una possibile riapertura di quest’area nell’anno del Giubileo, nel 2025. Un manifesto che la diocesi aveva stilato come visione corale della chiesa casertana e del mondo laicale; un laboratorio che idealmente si collega ad un altro manifesto per la Cura della casa comune coordinato in quel caso dalla Cei con gli stakeholder dell’ambiente costruito, anche con storie puntuali come quella di Varignano, nella periferia di Viareggio. «La realizzazione di un parco urbano può essere allo stesso tempo un polo sociale, culturale e d’innovazione e rappresentare per la città una straordinaria possibilità di crescita, in termini di sostenibilità ambientale, di qualità della vita e, più in generale, in termini di promozione di approcci e metodi capaci di suscitare una rinnovata partecipazione dei suoi abitanti alla vita sociale, ponendo come base e motore di questo processo la creatività e il dinamismo delle nuove e delle future generazioni». Questo il commento del monsignor Giovanni Vella, presidente della Fondazione Casa Fratelli Tutti e vicario diocesano.


Nel manifesto si parla di sogno, di gesti di prossimità, di carità sociale, di sviluppo sostenibile e lavoro, di “camminare insieme”, di cultura del “noi”, di dialogo intergenerazionale, di fondazione di partecipazione, di preghiera e azione.


Ecco che per raggiungere gli obiettivi di co-progettazione, i professionisti incaricati insieme alla Fondazione avvieranno in città un laboratorio di co-governance, mettendo attorno allo stesso tavolo cittadini, istituzioni, imprese, società civile organizzata, scuole e università per proporre un nuovo modo di fare, vivere e crescere insieme la città. Come risultato il laboratorio dovrà restituire alla comunità un patto di collaborazione territoriale per dare vita ad un partenariato stabile tra privato, pubblico e comunità (ossia istituzioni cognitive e culturali, realtà del terzo settore, abitanti singoli o gruppi sociali anche informali), validato tecnicamente e condiviso dagli attori del territorio in modo da poter instaurare un nuovo paradigma di sviluppo locale e innovazione urbana orientato alla cura e alla rigenerazione dei beni comuni, urbani, ambientali e cognitivi.

Il concept, che vede coinvolti Greencure, per il landscape design, e Thornton Tomasetti, per la fattibilità tecnica e la sostenibilità ambientale, prende spunto dall’idea di un’infrastruttura verde di specie autoctone e fauna locale, connessa alle reti di mobilità sostenibile del territorio e affiancata da un’infrastruttura digitale parallela alla portata di tutti. Pensato per una comunità viva e dinamica, il programma di attività pubbliche e private, connesse al territorio locale e nazionale, trasformerà l’area in un luogo a misura d’uomo, per il benessere psicofisico, la produzione artistica e il welfare culturale.

«Al centro della proposta di recupero e riconversione industriale – raccontano i progettisti – una drastica riduzione della cubatura esistente in favore di un parco, dove i pieni sono vuoti e gli spazi in disuso si animano di verde». Più nel dettaglio, racconta l’architetto Massimo Alvisi, co-fondatore dello studio, «la grande ambizione di questo progetto è riuscire a sovrapporre più scale e tutte differenti. Quella internazionale, quella locale, quella della tutela del bene e dell’innovazione, quella del borgo e della città. Immaginiamo un parco urbano che permetta di curare l’individuo e accogliere la comunità attraverso la natura».

La pianificazione strategica e l’attivazione di tutti i processi di innovazione, che dovranno portare alla valorizzazione del patrimonio in disuso dell’area Macrico attraverso la sua rigenerazione e la promozione di uno sviluppo urbano sostenibile a livello sociale, istituzionale, culturale, ed economico, è stata invece affidata a Luiss LabGov / LDIS – laboratorio per la governance della città come un bene comune, spin-off non profit di studenti e ricercatori della Luiss Guido Carli, supervisionato dai docenti Christian Iaione e Sheila Foster.

Foto di copertina © Alvisi Kirimoto

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Paola Pierotti
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