14-03-2024 Redazione 3 minuti

Direttiva Epbd: da Confindustria Assoimmobiliare la ricetta per incentivare i privati

L'associazione propone un mix di misure fiscali, orientate anche alla sostituzione degli immobili troppo vecchi

L’implementazione della direttiva Ue appena approvata sulle case green comporterà dei costi, complessivamente significativi in Italia vista la vetustà del patrimonio immobiliare. Ora la partita da giocare, negli ambiti nazionali, è su quanto la spesa pubblica aiuterà quella privata nel farlo. In modo diretto o convogliando investimenti privati ulteriori rispetto a quelli dei proprietari.

E proprio perché una buona fetta di edifici è vecchia, sostituirli può in certi casi essere più conveniente che metterli a norma. A margine del Mipim di Cannes, il presidente di Confindustria Assoimmobiliare Davide Albertini Petroni dice che «la transizione green del patrimonio immobiliare è un percorso ineludibile che va affrontato con soluzioni di lungo periodo e una politica industriale organica per tutta la filiera. La Energy Performance of Buildings Directive (Direttiva Epbd), anche se in modo meno stringente rispetto alla prima versione, prevede un calendario sfidante per la riqualificazione del parco immobiliare residenziale. Se non adeguati ai nuovi standard energetici, gli edifici rischiano di perdere valore. Non si tratta di un percorso semplice – prosegue Albertini Petroni – e per questo è necessaria una strategia di lungo periodo che non si limiti alla sola ristrutturazione dell’esistente ma che miri anche a una progressiva sostituzione del patrimonio immobiliare, con investimenti che non ricadano solo sulle spalle delle famiglie o sulle casse dello Stato».


La decarbonizzazione del patrimonio immobiliare non dovrà peraltro limitarsi al patrimonio residenziale ma, al contrario, coinvolgere tutte le categorie di edifici.


Confindustria Assoimmobiliare ritiene necessario che il ridisegno delle politiche pubbliche per il settore tenga conto di tre driver: una stabilità temporale degli incentivi che sia coerente con le tempistiche e la magnitudo degli investimenti da effettuare fino al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, con la definizione di una strategia che non si limiti alla sola ristrutturazione dell’esistente ma che punti a una progressiva sostituzione del patrimonio immobiliare, con investimenti che non ricadano solo sulle spalle delle famiglie o sulle casse dello Stato. Questo passa anche attraverso il potenziamento del ruolo degli investitori istituzionali privati (organismi di investimento collettivo del risparmio immobiliari, delle società d’investimento immobiliari quotate e non quotate, delle società immobiliari a capitale fisso o variabile, dei veicoli di cartolarizzazione, delle Casse di previdenza, dei Fondi pensioni, delle Fondazioni e dei Fondi sovrani), a partire da quelli nazionali e coinvolgendo anche quelli internazionali. Si tratta di una serie di misure che, «già condivise con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, hanno quali obiettivi non solo il raggiungimento della neutralità carbonica ma anche la tutela del risparmio degli italiani, investito in ampia misura nel possesso diretto di immobili», dichiara Albertini Petroni.

In concreto, le proposte che Confindustria Assoimmobiliare avanza in questa direzione, nel rispetto del principio di capacità contributiva, riguardano in primo luogo una ridefinizione del sistema di bonus edilizi e detrazioni di imposta che includa nella platea dei beneficiari – e quindi anche dei soggetti che possono trasmettere tali detrazioni agli acquirenti – anche gli investitori istituzionali. E che tenga conto del livello di efficienza e consumo energetico raggiunto dall’intervento agevolato, attraverso bonus e detrazioni differenziati in ragione del numero di classi di energetiche conseguite e/o del minor consumo energetico raggiunto.

In secondo luogo c’è il sostegno al mercato di sostituzione con strumenti normativi, fiscali e di semplificazione: fra i quali, ad esempio, la riduzione dell’imposta di registro (attualmente al 9%) per gli operatori immobiliari (inclusi gli investitori istituzionali) che, a fronte della vendita di un appartamento in classe A o B, ricevono in permuta un appartamento da riqualificare con obbligo di raggiungimento, almeno, della classe energetica D al termine della riqualificazione. Sempre sul versante fiscale Confindustria Assoimmobiliare chiede la previsione, per le unità immobiliari con maggior efficienza energetica o minor consumo energetico, di norme incentivanti in relazione alle imposte legate alla loro detenzione, in primis l’Imu, tramite attribuzione di un valore patrimoniale premiale. Analogamente dovrebbero essere previste delle riduzioni/esenzioni dell’Imu durante tutto il periodo di ristrutturazione di un immobile che consenta l’ottenimento di una classe energetica qualificata.

Questa previsione dovrà necessariamente essere accompagnata con un sistema di supporti da parte dello Stato in tutte quelle situazioni in cui il proprietario non sia in grado di sostenere i costi dell’adeguamento. Infine, viene invocata la previsione per le unità immobiliari con maggiore efficienza energetica di aliquote di imposizione ridotte in relazione al loro trasferimento (imposte di registro, ipotecarie e catastali) che tengano conto dei maggiori investimenti e dei minori costi sociali connessi alla gestione e al mantenimento degli immobili stessi.

In copertina: © Scott Webb

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