Festival spazio libero: a Ferrara l’architettura riempie i vuoti

19-04-2023 Micol Vinci 2 minuti

L’evento, incentrato sullo «slack space», si terrà nella città estense dal 15 al 30 aprile

Andrà in scena dal 15 al 30 aprile a Ferrara il “Festival Spazio Libero – Ferrara Slack City Festival”, promosso da Lvng, Atelier Mobile, Comune di Ferrara e Università di Ferrara: si tratta uno dei 9 Progetti vincitori dell’avviso pubblico “Festival Architettura – II edizione” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Il concorso di idee è un tutt’uno con l’attività del festival e punta su un’area slack: un ambito urbano molto grande, a nord-ovest di Ferrara a circa 700 metri dalle mura della città storica.

Oggetto del concorso è la riqualificazione urbana di un sistema di spazi aperti che oggi sembrano poco definiti, di secondo piano rispetto al tracciato viabilistico, accessori a fronte delle lottizzazioni più recenti, ma che in ogni caso delimitano un preciso paesaggio urbano, che può sperimentare trasformazioni nuove.

Gli spazi che il concorso vuol modificare sono in parte pubblici, soprattutto interstiziali, poco utilizzati, e faticano a dialogare con quanto c’è attorno. Sono spazi liberi, ma non sono città: ciò che si vuole è fare di questi luoghi complessi mattoncini urbani nei quali inserire tematiche connesse a mobilità, inclusione sociale, sostenibilità ambientale.


L’evento si propone di contribuire al dibattito contemporaneo sulla condizione della città media europea e sul ruolo appunto dello slack space: questa espressione, nata dal mondo dell’informatica, definisce lo spazio residuo disponibile su un disco fisso.


L’inglese Jeremy Till, scrittore e professore di architettura, la utilizzò nei primi anni 2000 per rappresentare quella capacità propria dell’architettura di appropriarsi dello spazio dilatato della città contemporanea. L’analisi della dimensione demografica e dell’evoluzione storica della città di Ferrara restituiscono la lettura di un territorio abitato per porzioni, distinte, caratterizzate ma connesse: un centro storico di matrice medievale, gli ampliamenti rinascimentali, la relazione con le infrastrutture, la città dell’800 e dei primi del ‘900 che satura gli spazi all’interno delle mura fino a uscirne e a configurare il paesaggio tipico della città industriale.

Questa maglia di relazioni vive, urbane ed extraurbane e il cambiamento delle dinamiche lavorative e abitative degli ultimi anni, alimentano una migrazione quotidiana e irregolare verso il centro della città, che ha reso necessaria la creazione di spazi neutri, ibridi, aperti, capaci di accogliere ed ospitare. Lo spazio libero diventa un progetto contemporaneo dove è possibile sperimentare nuovi modelli di aggregazione e di vita pubblica, di lavoro sull’intergenerazionalità e sulle opzioni diverse di condivisione di spazi, di sintesi delle differenze, e ricondurre alla stessa matrice la questione sociale e quella ambientale, mettendo alla prova materiali e soluzioni tecniche natural-based. Uno spazio che ambisce a diventare officina di biodiversità urbana.

A partire da queste osservazioni e dall’analisi della propria condizione, Ferrara vuole offrire uno spazio di discussione reale, popolare, su temi centrali nel dibattito sull’architettura contemporanea.

I luoghi del festival sono le associazioni di promozione sociale e culturale Ilturco e Ferrara Off, che vuole valorizzare e condividere il patrimonio storico, architettonico, artistico e botanico privato; il Consorzio Wunderkammer, progetto nato come riuso degli ex magazzini fluviali, e il Consorzio Factory Grisù, all’interno del Rione Giardino il cui recupero iniziato nel 2014 è un progetto innovativo basato su principi di trasformazione minimalista a basso costo.  Oltre a queste c’è l’Università di Ferrara. E anche Zanzara arte contemporanea per sviluppare mostre e progetti con artisti nazionali e internazionali, riavvicinando e riconnettendo l’arte contemporanea al tessuto urbano e sociale della città. Infine il Manhole Museum che detiene la più grande collezione di tombini al mondo in cui questi oggetti funzionali diventano esposizione per apprezzarne la qualità artigianale e l’effettiva utilità.

In copertina: Ferrara Off ©spazioliberofestival.it

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Micol Vinci
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