Materiali naturali e una forma archetipa per la nuova chiesa di Benedetta Tagliabue

15-10-21   I   | Lettura : 3 Minuti

Pronto a Ferrara, a 10 anni dal concorso, il complesso parrocchiale di San Giacomo Apostolo
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n’umile capanna, fatta di canne e cemento grezzo. Così appare a prima vista la nuova chiesa di San Giacomo. Uno spazio circolare e avvolgente con una forma archetipica e spirituale che ispira il raccoglimento ma è nel contempo piena di luce». Benedetta Tagliabue racconta la sua nuova opera italiana che viene inaugurata a Ferrara il 16 ottobre.

Pronto, a dieci anni dal concorso organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei), il complesso parrocchiale e la chiesa di San Giacomo Apostolo progettato da EMBT Miralles Tagliabue, insieme al liturgista Roberto Tagliaferri e con opere artistiche di Enzo Cucchi. Si tratta dell’ultimo dei tre progetti nati da altrettanti concorsi per tre complessi parrocchiali per il Nord, Centro e Sud Italia, che taglia il traguardo.


Costruito in uno spazio storico, nei pressi di una piccola canonica preesistente, il nuovo edificio di culto si presenta scultoreo, con una volumetria e caratteri formali eccezionali, archetipi del ruolo sacro a cui è destinato.


«Al tempo stesso – raccontano dallo studio di Barcellona – la chiesa risulta amichevole e familiare, grazie all’uso in facciata del mattone, tipico elemento delle architetture di Ferrara, e alla sagoma del tetto organica e ondulata, ispirata alla natura anche nel materiale scelto, il legno, che conferisce una sensazione di leggerezza e benessere».

Dentro. Il cuore della chiesa si caratterizza per un’imponente copertura voltata in legno che allude alle navate romaniche e gotiche e che si sviluppa a raggera intorno ad un anello di luce che circonda un baldacchino sospeso, sorretto da una grande croce realizzata con travi antiche, recuperate dalla ristrutturazione del Municipio cittadino. L’interno della chiesa è articolato, accogliente e inaspettatamente singolare per l’estetica, le forme ed i materiali utilizzati, un contrasto fondamentale per suscitare nei visitatori e nei fedeli un approccio vivo e dialogante con l’esperienza religiosa.

Chiesa San Giacomo  ©Paolo Fassoli

Fuori. La grande piazza antistante la chiesa, integrata nella natura e aperta alla città, è un’estensione naturale del sagrato. «L’intervento – aggiungono dallo studio di Benedetta Tagliabue - è una scommessa della città su di uno spazio aggregativo chiave per promuovere la socializzazione e l’interazione dei fedeli e dei cittadini. La piazza è infatti collegata, oltre che alla chiesa, ad una serie di aule annesse, anch’esse parte del progetto, che offriranno servizi educativi, associativi e ricreativi alla comunità e che si propongono come nuovi spazi polifunzionali per la vicina scuola, con la quale il complesso parrocchiale dialoga anche formalmente grazie a una volumetria attenta al rapporto con l’intorno costruito».

Lo studio e il tema. Benedetta Tagliabue si cimenta da tempo sui temi dell’architettura legata al benessere e alla cura, tanto fisica quanto spirituale. Iniziato con il progetto del Padiglione di Meditazione a Unazuki in Giappone nel 1993, questo filone di lavoro e ricerca è proseguito con il progetto del centro Kalida Sant Pau a Barcellona e trova ora la massima espressione nel complesso ecclesiastico di San Giacomo, mentre è in fase di realizzazione il Tempio Buddista a Tenerife.

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