04-05-2022 Fabrizio Di Ernesto 2 minuti

Padova e Volterra ridisegnano il carcere e ne fanno luoghi di cultura

La rigenerazione urbana mira a restituire ai cittadini spazi spesso inaccessibili o in disuso

La rigenerazione urbana interessa anche alcuni istituti penitenziari che, attraverso la leva della cultura, vengono restituiti alla collettività. Nell’ambito dell’iniziativa “Città in scena” i comuni di PadovaVolterra, nel pisano, hanno illustrato due progetti che fanno scuola.

La cittadina veneta ha deciso di fare del proprio carcere – il castello carrarese adibito a struttura penitenziaria da Napoleone nel lontano 1805, trasformata in Casa di pena dagli austriaci e poi inserita, da oltre 150 anni, nel sistema carcerario prima della monarchia sabauda, poi della Repubblica italiana – un polo museale di oltre 16mila metri quadrati. Solo in questi ultimi 5 anni si sono reperiti oltre 15 milioni di euro che porteranno i lavori di restauro a compimento. In parallelo si sta procedendo con i progetti allestitivi.
All’interno del castello sono già stati collocati molti pezzi della collezione Bortolussi: una delle più grandi raccolte europee di design. Ed entro un paio di anni il lato sud sarà trasformato in un grande spazio espositivo per il design e l’arte contemporanea.
Al piano terra del lato nord verrà poi realizzata una specifica sezione museale dedicata al ‘300 padovano: molti dei materiali un tempo ospitati nel castello e, rimossi nel corso dei secoli, vi troveranno adeguata collocazione. A questo si aggiunga che, incredibilmente, a dispetto della damnatio memoriae veneziana e degli interventi dell’amministrazione carceraria, si sono salvate diverse sale affrescate. Un patrimonio di affreschi che, una volta garantita l’apertura al pubblico, potrà essere inserito all'interno dell'itinerario della Urbs picta.


Gli interventi di rigenerazione urbana nei centri storici italiani devono tener conto della presenza di edifici centenari ricchi di arte


Volterra si è invece prefissata un progetto quanto mai ambizioso: realizzare il primo teatro stabile all’interno di un carcere partendo dal progetto pilota avviato nel lontano 2001 che sette anni dopo ha permesso la nascita di un teatro stabile all’interno del carcere aperto al pubblico esterno, per dare immediato lavoro ai detenuti formati dai corsi già attivati nello stesso carcere e a numerosi giovani del territorio, per ospitare gli spettacoli della Compagnia della Fortezza e una stagione teatrale aperta ad altre compagnie, iniziative culturali, formative ed espositive, rivolte ad un pubblico interno ed esterno, scuole, operatori provenienti da tutto il mondo e generare un nuovo indotto durante tutto l’anno.
Il teatro stabile nel carcere della cittadina toscana, sarà il primo al mondo, simbolo di un carcere che si è trasformato da istituto di pena in istituto di cultura e che con esso ha già di fatto trasformato la comunità esterna e la città che lo ospita, rendendola di diritto un riferimento per la “rigenerazione umana”. Un teatro pensato, nella sua collocazione e configurazione architettonica, come luogo di confine tra la città reclusa e quella libera, per essere metafora, ormai non più solo ideale, ma anche fisica di una continua osmosi generativa tra interno ed esterno del carcere. Una struttura che pur essendo costruita dentro le mura di un carcere, le rende di fatto trasparenti, rendendo visibile all'umanità, quello che di solito è invisibile.

In copertina: Castello carrarese a Padova

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Fabrizio Di Ernesto
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