02-03-2022 Paola Pierotti 5 minuti

Riscrivere le regole per ridefinire il ruolo di utenti, industria e committenza pubblica

Tra architettura e ingegneria, intervista a Nicola Colella, Aecom Italia

Lavoriamo da anni al fianco di soggetti pubblici e privati per migliorare la qualità degli ambienti costruiti e delle infrastrutture.
Nicola Colella

Credo che l’ingegneria e l’architettura siano chiamate ad estendere la propria area di influenza, il presidio tecnico ad aree di natura immateriale. Bisogna ribaltare il paradigma partendo dall’utente, prima di arrivare al territorio ed all’ambiente costruito. Questo significa codificare un linguaggio capace di tradurre le “esperienze” del singolo in attributi spaziali e servizi, innovativi e flessibili. Il progetto è per sua natura digitale e partecipato, utilizza canali di comunicazione diretti con le componenti più giovani e spesso più vulnerabili della società. Utilizza anche strumenti organizzativi, contrattuali e tecnologie nuove, affinchè sia garantita la sostenibilità economica della infrastruttura». A cavallo tra l’architettura e l’ingegneria, architetto con esperienza nel mondo dell’ingegneria, Nicola Colella, Construction Services Lead di Aecom Italia, racconta a thebrief l’identikit della sua società, offre un punto di vista sul Pnrr e sulle sfide dei prossimi anni.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Mi sono laureato in architettura all’Università di Firenze e ho fatto un master presso il dipartimento di processi e metodi della produzione edilizia a Salford. La mia carriera è iniziata con la storica impresa Bovis in Inghilterra e Spagna. A Milano sono stato country manager di Lendlease. In Turchia sono stato direttore tecnico di Bekay Property Partners e direttore commerciale per Impregilo. Dal 2014 al 2016 sono stato business developer con Salini Impregilo e Astaldi nel sud est asiatico. Dal maggio 2016 sono in Aecom Italia.

Cosa fa Aecom? Qual è il suo Dna?

Siamo tra le principali società di consulenza al mondo nel settore dell’ambiente, delle infrastrutture e dell’ambiente costruito. Da anni in Italia, Aecom è tra le principali società nel settore della ingegneria ambientale. Da qualche anno ha ampliato le proprie aree di intervento includendo appunto le infrastrutture, le città, l’architettura e l’ingegneria edile e civile, in questo unendo la sensibilità e la conoscenza dei temi ambientali a quelli propri dell’ambiente antropizzato. Aecom Italia conta 120 professionisti e gravita in una galassia di 50.000 architetti e ingegneri in 150 sedi a scala internazionale.

Due progetti di punta a quali state lavorando ora. Un paio di commesse che danno il polso del vostro lavoro? 

Lavoriamo da anni al fianco di soggetti pubblici e privati per migliorare la qualità degli ambienti costruiti e delle infrastrutture. Assistiamo, ad esempio, Enac nella redazione del Piano Nazionale Aeroporti, stiamo progettando la nuova palazzina di controllo traffico a Linate, ma siamo anche coinvolti in grandi progetti di riqualificazione urbana come Milano Santa Giulia, il villaggio Olimpico a Porta Romana e il Milan Innovation District (Mind).

Milan Innovation District (Mind)

 

Quale vision? La nostra filosofia progettuale parte sempre dalla centralità dell’individuo, dell’ambiente usando soluzioni tecniche e digitali innovative.

Quanto incide il tuo background anglosassone? C’è una lezione particolarmente interessante che possiamo cogliere dall’attualità? 

Senz’altro, penso alla recente “Roadmap 2030”. Il governo britannico ha anteposto ad un programma di ammodernamento delle infrastrutture, stimato in 850 miliardi di sterline, un manifesto di radicale ripensamento del ruolo dell’utente, dell’industria e della committenza pubblica. Ha voluto, in altre parole, cogliere l’occasione per riscrivere le regole che sottendono alle modalità con cui le infrastrutture sono progettate, finanziate, realizzate e gestite. La filosofia che ispira questa iniziativa è la convinzione che «le infrastrutture debbano innanzitutto generare benefici sociali» e che per arrivare a questo risultato il governo debba facilitare un nuovo modello che integri strumenti «digitali, tecnologie e nuovi sistemi di “delivery”. La filosofia che ispira l’iniziativa chiamata “Transforming Infrastructure performance (TIP)” è quella che nuovi modelli di utenza e le sfide della decarbonizzazione impongano di cambiare le modalità con cui non solo i progetti vengono realizzati, ma anche come il governo decida “cosa” e “come” costruire. L’ossatura di questo nuovo organismo è, senza dubbio, costituita dai “dati”, i tessuti sono, invece, modelli contrattuali di tipo collaborativo. 

Torre di controllo traffico a Linate

Quali sono i principi di questa iniziativa?

Le infrastrutture devono essere misurate sui risultati che generano sulle comunità e sull’ambiente. La progettazione delle infrastrutture deve confrontarsi con una conoscenza accurata del contesto e dei dati che lo rappresentano. I sistemi di piattaforme digitali devono consentire l’integrazione e lo scambio di dati che scorrono dal contesto locale alla produzione e gestione del manufatto edilizio. Tutti gli interventi devono prediligere la riqualificazione e il riuso di immobili esistenti. Ancora, i soggetti lungo la filiera devono lavorare in collaborazione secondo modelli economici basati sul “valore”.

In Italia abbiamo il Pnrr. Cosa dovremmo attenderci?

Il Pnrr arriva in coda ad un periodo storico di radicali cambiamenti e ha la capienza tale da rappresentare un punto di svolta, l’occasione unica per cambiare la “cassetta degli attrezzi” dalla quale attingiamo per costruire le nostre città, le tecnologie dello spazio, il ruolo della filiera industriale, costruendone un nuovo, moderno, che ispirato alle logiche della produzione industriale, della economia della conoscenza, all’industria 4.0. sia in grado di ridurre le distanze tra gli individui, le loro aspirazioni, le loro necessità, e le esperienze offerte dagli spazi costruiti.

Sotto la tua lente, qual è il tuo primo bilancio? Che opportunità ci sono per le società di ingegneria come la vostra? 

L’impressione che si ricava dalle prime iniziative è che all’innovazione degli obiettivi perseguiti dal Next Gen Stimulus non corrisponda coraggio di mettere in discussione le regole alle quali ci siamo affidati per decenni, cogliendo l’occasione per gettare le basi di un sistema più vicino alle persone, meno conflittuale, più digitale. Un sistema di valore di tipo “generativo e circolare”, al contrario di quelli “estrattivi” che caratterizzano il settore.

In copertina: Nicola Colella, Construction Services Lead di Aecom Italia

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Paola Pierotti
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