20-01-2022 Paola Pierotti 4 minuti

Santovetti, come far tesoro del Grand Tour giovanile

Da globe trotter accanto agli studi internazionali, ad architetto di interior per clienti che chiedono “il bello”

Il mio target sono committenti che abbiano interesse e amore per “il bello”.
Constanza Santovetti

Roma, Siviglia, Barcellona, Vienna, Parigi, Londra, Roma. Sono le prime tappe di un giro d’Europa che Costanza Santovetti, architetta e interior designer romana, classe 1985, chiama “il mio personale Gran Tour”. Dagli anni dell’Università con l’Erasmus, alla gavetta nei grandi studi. Per poi rientrare nella città eterna. «Nella capitale catalana ho avuto l’opportunità di collaborare con lo studio di Carlos Ferrater. Dopo la laurea, grazie al progetto Leonardo, ho trascorso circa un anno a Vienna dove ho lavorato per Coop Himmelb(l)au, uno dei fondatori della corrente del decostruttivismo. Successivamente a Parigi da Dominique Perrault Architecture, e poi ancora ho deciso di attraversare il Canale della Manica per arrivare fino a Londra, dove ho lavorato per più di cinque anni presso Arup, una delle più grandi e stimolanti società di ingegneria e architettura al mondo».

E qual è l’ultimo progetto che hai ultimato?
Un piccolo gioiello nel centro di Roma, una casa affacciata in un cortile ricoperto di edera all’interno di un antico palazzo di via dei Coronari, la storica strada degli antiquari.

Dopo il tuo Grand Tour, il rientro a Roma. Con quali prospettive professionali?
Dopo tanto girovagare, nel 2018 a Roma è iniziata la mia collaborazione con Ilaria Miani, con la quale lavoro tutt’oggi al restauro e alla ristrutturazione di alcuni gioielli architettonici principalmente in Toscana.​ In parallelo, fin dagli anni londinesi, porto avanti la mia attività di progettazione e ristrutturazione di ville e case tra Londra, Roma, Milano e la stessa Toscana. Con una decina di progetti realizzati.

Il target dei tuoi clienti e come arrivano a te?
Il passaparola è ancora oggi, nell’era dei social, il migliore strumento di marketing. Avere dei clienti entusiasti del lavoro che hai svolto è sicuramente una cassa di risonanza. Il mio target sono committenti che abbiano interesse e amore per “il bello”, con i quali condividere le scelte per valorizzare a pieno il progetto, costruito su misura, tenendo conto delle loro esigenze, nel rispetto del contesto.

Lavorare da sola o come parte di un team. Quali sono i pro e i contro, per la tua esperienza?
Lavorare in grandi studi internazionali durante i primi anni della mia carriera mi ha insegnato l’importanza della squadra e di un efficiente pianificazione e gestione dei compiti e delle responsabilità. Nel corso del tempo, ho costruito un network di professionisti e artigiani, che coinvolgo nei miei progetti e che, attraverso il mio coordinamento, mi consentono di gestire al meglio tutte le complessità del mio lavoro.

Cosa porti in dote dalla tua esperienza internazionale?
Può sembrare singolare, ma la cosa più importante che ho imparato è l’aver fiducia in me stessa. Partire da giovani significa affrontare tante sfide, non solo professionali: comprendere la cultura di un paese diverso, avere fin da subito responsabilità che ti sembrano più grandi di te, lavorare in un’altra lingua che all’inizio non parli e né capisci perfettamente. Aver costruito solide basi insieme ad una grande passione sono oggi il mio motore.

E da quella italiana in corso?
Sono cresciuta in una famiglia che da secoli è legata al mondo dei boschi e alla produzione del legno. Questa passione per i materiali naturali e per l’artigianato è stata quindi un’eredità che ha avuto da sempre un ruolo importante nel mio lavoro di architetto.

La ricerca di equilibrio tra il nuovo e l’antico, tra il ‘fatto su misura’ e il recupero di elementi vintage e oggetti di design caratterizza tutti i miei progetti. Ecco che la collaborazione con i diversi artigiani, come sono i falegnami, i fabbri, i marmisti e i tappezzieri, è la chiave del successo delle mie creazioni. Poter collaborare con queste figure, che spesso da generazioni svolgono questi mestieri, è uno degli aspetti che rende speciale fare il mio lavoro in Italia, e che mi gratifica maggiormente.

In copertina: l'architetta Costanza Santovetti

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Paola Pierotti
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