17-08-2022 Fabrizio Di Ernesto 3 minuti

I tetti-multifunzionali che danno energia a Rotterdam

Da città waterproof a modello di progettazione partecipata e consapevole dei cambiamenti climatici

Una delle città che negli ultimi anni continua a guadagnare posizioni nel Sustainable cities index di Arcadis è quella olandese di Rotterdam. Se la classifica nel 2022 vede al primo posto Oslo, quella dei Paesi Bassi ha ottenuto buoni punteggi in tutti e tre gli indicatori utilizzati: persone, pianeta e profitto.

Qui il dibattito è iniziato circa 20 anni fa, quando la minaccia delle inondazioni ha iniziato a preoccupare comprensibilmente una città che si trova al di sotto del livello del mare e negli ultimi anni ha visto una crescita costante grazie all’implementazione del progetto dei tetti verdi, utilizzati sia per il recupero delle acque sia per la produzione di energia pulita.

Già nel 2005 l’amministrazione locale lanciò un programma dedicato per la gestione delle acque e fin dalle prime fasi, la municipalità ha coinvolto gli stakeholder principali, dalla provincia, al governo centrale, comprese le autorità locali competenti in materia. Attraverso un processo di partecipazione è stata definita la visione a lungo termine, con l’obiettivo di rendere Rotterdam una città waterproof. Da qui, prima di altre città, l’avvio di strategie integrate di resilienza e di adattamento al cambiamento climatico.

Grazie a questo primo laboratorio è aumentata la possibilità di affrontare collettivamente altri problemi come quello legato alla sicurezza energetica. Insieme, stakeholder e autorità hanno lavorato alla definizione di una vision per il 2030, con l’obiettivo di fare di Amsterdam una città resiliente e capace di adattarsi al cambiamento climatico, una sfida che non è stata vista come un’altra minaccia, ma come opportunità per connettere tra di loro diverse tematiche e cercare soluzioni integrate per il futuro.

Il programma è stato definito secondo i punti indicati dal 100 Resilient cities network (di cui fa parte anche Roma): riflessiva, intraprendente, resistente, flessibile, inclusiva e integrata.

Partendo da questi presupposti è stata istituita una coalizione di interlocutori che condivide la stessa visione per il futuro; scegliendo i progetti da implementare a breve e medio termine per rendere il cambiamento visibile a tutti. Un percorso che ha ampliato il numero dei partecipanti innescando dinamiche virtuose.


Nel 2005 il Comune ha inziato a lanciare programmi per contrastare il rischio inondazioni incentivando l'utilizzo dei tetti per il recupero delle acque.


Nel corso degli anni le problematiche e le priorità sono mutate ed ora i cambiamenti climatici ed i rischi connessi a questo hanno portato gli amministratori della città ad avere un approccio sistemico implementando progetti integrati capaci di cambiare il volto di interi quartieri e migliorarne la resilienza urbana a 360 gradi. Un esempio tra gli altri riguarda i “tetti multifunzionali”.

Il centro storico di Rotterdam è stato quasi totalmente ricostruito nel secondo dopoguerra, puntando su un’alta densità di edifici con pochi spazi verdi a livello della strada. Vista dall’alto è una distesa di terrazze e di coperture piane, che si estendono per oltre 18 chilometri quadrati.

Proprio per sfruttare questa particolarità, nel 2008 il Comune ha lanciato un programma per sovvenzionare i “green roof”: oggi a 14 anni di distanza, riguardano una superficie complessiva di 460mila metri quadrati.

Il programma è nato con l’obiettivo di alleviare la pressione sul sistema fognario, grazie a sistemi di raccolta delle acque durante le forti precipitazioni. Ad oggi, i tetti di Rotterdam possono trattenere più di 10 milioni di litri d'acqua, una misura paragonabile a quattro piscine olimpioniche: un contributo sostanziale alla gestione della città. Allo stesso tempo, questi hanno iniziato ad ospitare un numero sempre più elevato di pannelli solari, che ora coprono quasi 436mila metri quadrati di superficie generando 66,4 GWh di energia sostenibile, abbastanza da coprire i consumi di 26.800 famiglie. C’è spazio anche per il marketing e la socialità: la diffusione capillare di questo progetto ha portato all’ideazione dei “rooftop days”, un evento in cui i proprietari di casa aprono le terrazze al pubblico e mostrato tutte le possibili attività che queste possono ospitare.

Foto di copertina © jrriaan

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fabrizio Di Ernesto
Articoli Correlati
  • Gare Bim, il pubblico guida l’innovazione nelle costruzioni

  • Il boom dei data center può spingere la rigenerazione urbana

  • Abitare sostenibile, la ricerca firmata Mvrdv sul co-living

  • Architettura stampata in 3D. Sarà una vera rivoluzione?