20-04-2021 Francesca Fradelloni 4 minuti

Urbanistica e Pa, certificazione preventiva dei progetti per snellire i processi

Lo sportello unico di Milano: 180 milioni nelle casse del Comune e 26mila procedure annue che riguardano l’attività edilizia

«Vorremmo arrivare a una Certificazione preventiva dei progetti che eviterebbe le ingenti risorse umane impiegate nel controllo preventivo del progetto, affidata a un organismo istituzionale che viene formato dai dirigenti tecnici dell’Amministrazione»
Giovanni Oggioni

Alle amministrazioni un ruolo chiave nella promozione del cambiamento. Con un obiettivo primario: fare rigenerazione urbana. Dalla responsabilizzazione della classe dirigente alla valorizzazione della trasparenza, alla semplificazione delle procedure, i temi che riguardano l’edilizia e l’urbanistica sono davvero tanti. Ma qual è lo stato di salute delle attività della Pubblica amministrazione? Un focus arriva dalla città di Milano, sempre in corsa con i suoi grattacieli che svettano a centinaia di metri dal suolo, o con i grandi piani di valorizzazione delle aree urbane dismesse, scali compresi, e ancora con nuove iniziative che non riguardano solo il centro città.

«Nel 2019, tra oneri di urbanizzazione e monetizzazione delle dotazioni urbanistiche, sono entrate nella casse del Comune, come debito di chi interviene e come credito dell’Amministrazione nei confronti dei proponenti, circa 180milioni di euro, che poi sono andati a distribuirsi tra oneri versati e monetizzazione e opere di urbanizzazione. Questo ci dà il polso della situazione», racconta Giovanni Oggioni, direttore dello Sportello Unico edilizia Comune di Milano, ospite dell’evento promosso da alcuni Ordini degli Architetti d’Italia sul ruolo delle Pa.


In poche parole, i dati che parlano della trasformazione urbana della città lombarda dicono che l’attività immobiliare non si è fermata, ma bisogna comunque intervenire su un processo che genera diseconomie.


«Contiamo circa 26mila procedure annue che riguardano l’attività edilizia. Di queste, 500 sono permessi di costruire veri e propri. Quali sono i problemi? Innanzitutto, c’è un problema di norme. Il coordinamento tra leggi statali, regionali, regolamenti. Un lavoro faticoso e poca certezza dell’applicazione normativa. Il Pgt, introdotto nel 2012, ha portato importanti novità, come il meccanismo di perequazione, trasferimento dei diritti di differenza funzionale, che è quello che ha fatto ripartire e tiene viva la tensione immobiliare, recentemente rinnovato con una variante generale e siamo in fase di elaborazione del nuovo regolamento edilizio, il vecchio era del 2014. Inevitabile una incertezza normativa». C’è però anche un secondo tema, secondo il direttore dello Sportello Unico, ed è la questione della digitalizzazione dei processi.

«L’esperienza pandemica ha accelerato un iter, già in atto da prima: avevamo già trasferito in una piattaforma, tra l’altro nazionale, la Cila e poi la Scia 22, che oggi sono direttamente presentate in questa piattaforma, con certificazione unica da parte dei progettisti e la compilazione automatica del progetto da presentare, una compilazione auto-istruita. Ci siamo spinti sulla Scia alternativa al permesso di costruire, ma l’ostacolo più grosso è quello dei pagamenti, che avvengono attraverso PagoPa, e della gestione della rateizzazione dei pagamenti. I permessi di costruire vengono presentati sempre in una piattaforma digitale – continua Oggioni – ma che non è quella di “Imprese in un giorno”, quindi non è una piattaforma cosiddetta, auto-istruita, che dice se hai o no presentato tutta la documentazione. Si tratta, in sintesi, di un canale digitale di protocollazione che prevede ancora un intervento manuale del tecnico e dell’amministrativo», racconta il direttore del Sue di Milano. «La questione di fondo sostanziale rimane innovare, senza trasferire nella piattaforma digitale gli stessi errori che esistevano nelle procedure cartacee, e per fare questo bisogna assumere dei nativi digitali. Abbiamo perso tra il 25% e il 30% del personale negli ultimi anni soprattutto a causa di Quota 100, in una situazione che era già carente. Oggi l’emergenza è che il rapporto tra tecnici e pratiche è dir poco molto sfavorevole». Qual è quindi la soluzione? «Vorremmo arrivare a una Certificazione preventiva dei progetti che eviterebbe le ingenti risorse umane impiegate nel controllo preventivo del progetto», propone Oggioni. «Una certificazione che non può essere affidata a chiunque, ma a un organismo istituzionale che viene formato dai dirigenti tecnici dell’Amministrazione che trasferisce questa conoscenza nella Certificazione della qualità progettuale e nella completezza documentale dei progetti presentati. Questo consentirebbe, unitamente al canale digitale, all’Amministrazione di avere un “data base – progetti” sui quali effettuare in maniera agevole i controlli a campione. Il ruolo degli Ordini è fondamentale per garantire trasparenza e competenza». Ovviamente senza dimenticare la semplificazione e la certezza delle norme. Anche per limitare la quantità di richieste che arrivano agli uffici.


Un’altra novità che arriva dagli uffici milanesi riguarda anche l’annosa questione della “paura della firma”, della responsabilità.


«Abbiamo introdotto, sui procedimenti dubbi o innovativi, un organismo interno, un team con il quale si condividono tutti i quesiti dubbi, che poi diventano un benchmark. Abbiamo anche esternalizzato le conoscenze con l’Osservatorio Edilizio, condiviso con gli Ordini professionali che ha il compito di affiancare l’Amministrazione comunale nelle attività di aggiornamento e di interpretazione dello stesso regolamento. E ancora, c’è anche una piattaforma gestita dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Milano, Dimmi, che mette come patrimonio comune le domande e le risposte più frequenti», conclude.

Condividere una linea unica per i processi, uniformare e alleggerire, sono le strategie introdotte dal Comune di Milano. I temi che riguardano i tempi, sono comuni con altre città. Da una parte norme da applicare e metri cubi da costruire, dall’altra il controllo della qualità del progetto. Il dibattito è aperto e per il dirigente del Comune, non è possibile con questa complessità, rimanga nei tempi delle norme nazionali.

Leggi il primo articolo della serie: Una road map e un tavolo governativo, la ricetta degli architetti per la Pa
Leggi il terzo articolo della serie: Pa e urbanistica. Da Roma, la via della scansione certificata

In copertina: immagine di Tommaso Picone da Pixabay

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Francesca Fradelloni
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