21-03-2022 Luigi Rucco 3 minuti

Assimpredil: i cantieri rischiano di chiudere

L’aumento dei costi dei materiali e dell’energia può costare il 20% del Pil italiano

Un grido di allarme unanime che attraversa il settore delle costruzioni. La situazione per il comparto è al limite del collasso col rischio di non riuscire a rispettare i contratti stipulati. Questa la sintesi dell’assemblea straordinaria di Assimpredil Ance (21 marzo 2022) che ha coinvolto rappresentanti di categoria e istituzioni.

Assimpredil Ance è l'associazione delle imprese edili e complementari delle provincie di Milano, Lodi, Monza e Brianza ed è la più grande realtà dell’associazione nazionale (Ance) che rappresenta le imprese di costruzione nel mondo Confindustria. La presidente Regina De Albertis ha sintetizzato la situazione: «Abbiamo convocato questa assemblea per trovare insieme nuove strategie mirate a salvaguardare i lavoratori edili. I prezzi delle materie prime negli ultimi dieci giorni sono fuori controllo e mettono a rischio i cantieri in Italia. Se a questo aggiungiamo il caro trasporti e la difficoltà di cedere il credito per le aziende capiamo quanto la situazione sia letteralmente devastante. L’aumento di tutti questi costi può costare quasi il 20% al Pil italiano».

Il momento di difficoltà del settore è forte e inaspettato, visti i dati molto positivi del 2021. Oggi, alla scarsità dei materiali si unisce la difficoltà di stabilire i tempi di consegna certi: in questa condizione i cantieri rischiano seriamente di chiudere, con pesantissimi danni economici e sociali.

Tutto questo porta ad una impossibilità di sostenere l’investimento immobiliare in Italia e soprattutto sta bloccando il mercato dei lavori pubblici, visto che molte gare d’appalto stanno andando deserte.

«Il decreto sostegni e il decreto energia sono inadeguati visti i problemi sul tavolo. I cantieri si stanno fermando perché si trovano ad onorare contratti stipulati prima degli aumenti di questi giorni e rischiano penali per gli appalti» ha dichiarato Paolo Riva, vicepresidente per i lavori pubblici di Assimpredil Ance.

Uno schianto improvviso e doloroso perché colpisce un treno in piena corsa

Regina De Albertis, presidente di Assimpredil Ance

La crisi ucraina sta sicuramente contribuendo al peggioramento della situazione. I problemi coinvolgono anche le aziende dal punto di vista dei prodotti, come ha testimoniato l’amministratore delegato di Mapei, Veronica Squinzi: «La domanda continua a restare buona, ma c’è il problema delle materie prime e del costo ormai insostenibile dell’energia. Ci vogliono soluzioni certe in tempi rapidi». Le fa eco Derek Sala, sales director di Marazzi Group: «Oggi un metro quadro di piastrelle costa il 40% in più rispetto all’anno scorso. I margini delle aziende sono azzerati al punto che diventa quasi antieconomico produrre. Argilla e caolino, due materie fondamentali per la produzione dell’industria ceramica, provenivano per 25% dall’Ucraina e adesso mancano quei rifornimenti visto che non partono navi da Odessa e Mariupol ormai da fine febbraio».

Una riflessione è dedicata al superbonus 110%, croce e delizia del settore in questi anni. Se da una parte sono innegabili i benefici, che hanno portato tutto il comparto a registrare numeri positivi, dall’altra rimangono i dubbi sulle distorsioni che il bonus ha portato nel sistema.

La mancanza di visione, con un bonus che si rinnova anno per anno, e la circoscrizione ai soli edifici sono un punto di debolezza per tutto il settore, ponendo un dubbio sul reale impatto sulla rigenerazione urbana.

Nel dibattito è intervenuto anche il viceministro alle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Alessandro Morelli: «Capisco i problemi che emergono da questo dibattito e confermo che il governo ne sta già prendendo atto. Gli investimenti del Pnrr si possono rivalutare e adeguare a seconda delle esigenze di un settore che rischia di essere messo in forte crisi e questo non possiamo permetterlo».

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Luigi Rucco
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