30-06-2021 Paola Pierotti 4 minuti

Colori e materia, C+S Architects a Mosca, in campo per Face of Renovation

Lo studio italiano, con Citizenstudio, ha vinto il concorso per un lotto di 1,3 milioni di mq a Metrogorodok

«Come architetti italiani, siamo abituati a guardare alle nostre città come ‘interni urbani’. Per noi le piazze non sono vuoti ma spazi interni in continuità con le facciate degli edifici o il verde che vi si affaccia. Abbiamo esportato a Mosca questo concetto»
Carlo Cappai e Alessandra Segantini

Gli italiani di C+S Architects, in collaborazione con Citizenstudio, hanno vinto il concorso internazionale Face of Renovation, organizzato dal governo di Mosca per lo sviluppo dei concept architettonici, spaziali e stilistici delle facciate delle residenze degli spazi pubblici, nell'ambito del programma di ristrutturazione del patrimonio immobiliare. Il piano complessivo comprende 52 lotti. Ai progettisti la sfida di riprogettare un lotto della cosiddetta area Metrogorodok, per una superficie totale edificabile di 1,3 milioni di mq.

Una nuova vittoria a scala internazionale dopo la recente in Belgio per C+S, un’altra presenza italiana nei paesi dell’Est come quella recente che ha visto affermarsi lo studio Marazzi Architetti.

La domanda. A Mosca la committenza ha avviato la competizione chiedendo di superare l'attuale ripetitività delle facciate dell’insediamento, per generare una nuova identità per l’area; interagire con gli elementi specifici del contesto; individuare dei punti di aggregazione e gli spazi pubblici capaci di diventare capisaldi riconoscibili dai cittadini; creare una gerarchia di spazi pubblici e semi-pubblici, per ampliare la variabilità degli scenari di vita urbana e creare una città vivibile e sostenibile.

«Come architetti italiani, siamo abituati a guardare alle nostre città come ‘interni urbani’. Per noi – raccontano Carlo Cappai e Alessandra Segantini – le piazze non sono vuoti ma spazi interni in continuità con le facciate degli edifici o il verde che vi si affaccia. Abbiamo esportato a Mosca questo concetto e, studiando l’evoluzione del tessuto abitativo della città, abbiamo abbinato la materialità e plasticità delle facciate al disegno dello spazio pubblico. Il progetto quasi magicamente crea una griglia di colori e materie che determina una nuova identità, con l’ambizione che i cittadini possano riconoscervisi e chiamarlo casa».

Spazi pubblici. La matericità, la plasticità delle facciate, l’uso del colore, così come la natura della pavimentazione delle piazze pubbliche e degli spazi comunitari danno forma ad un sistema di coordinate spaziali dove, ad ogni tipologia di spazio è assegnato un proprio colore: verde per gli spazi ricadenti nella zona di gravità del bosco, rosso per gli spazi che rientrano nella zona di gravità di un viale cittadino e il suo carattere urbano.

Involucri. L'immagine degli edifici futuri è legata al contesto. La variabilità e la varietà degli scenari di sviluppo è ottenuta attraverso la plasticità della facciata e la gradazione del tono di colore connessa alla sua metricità.


Due sono gli elementi che costituisco la spina dorsale dell’area di Metrogorodok: il Parco Nazionale Losiny Ostro (la più grande area verde di Mosca) al confine nord e l'asse urbano esistente del Otkrytoye Shosse Boulevard.


«Il progetto – spiegano gli architetti – interagisce con il bosco sia a livello fisico (manipolando le tipologie, rendendo plastiche le facciate e rivolgendole verso il bosco) che a livello concettuale-materiale (grazie allo studio della materialità e del colore che diventano una guida per identificare gli spazi pubblici e le facciate e le loro relazioni con il bosco». Il secondo caposaldo, l’asse urbano del Otkrytoye Shosse Boulevard è, invece, la spina dorsale dell'intero quartiere, l’elemento minerale in cui si innestano le diverse enclaves dell’area.

In particolare, le torri che si affacciano sul Boulevard Otkrytoye Shosse hanno un carattere monumentale e iconico. «L'unico elemento visivo che determina il disegno fisico della facciata è il gradiente di aumento della dimensione delle aperture verso l'alto». Le facciate laterali invece sono scavate da logge, pensate come serre per valorizzare il benefico guadagno del sole invernale e quindi la sostenibilità del progetto.
Le facciate delle torri prospicienti il bosco si contraddistinguono per una plasticità più generosa che aumenta man mano che ci si sposta verso i piani superiori, «producendo – spiegano – anche un aumento della superficie calpestabile nonché un aumento della percentuale di vista sul bosco ai piani superiori e rivelando una nuova classe degli appartamenti di maggior pregio».

Colori e materiali. In generale per quanto riguarda i colori, la tavolozza cromatica delle facciate degli isolati urbani si forma anche in base alla reazione al contesto circostante e a quelle zone con cui la facciata entra direttamente in contatto e interagisce. «Il verde smeraldo più intenso segna l'influenza del bosco, raggiungendo il suo apice verso gli angoli dell'edificio. Il gradiente di colore crea una transizione graduale dalle macchie di colore più sature a una sfumatura acromatica».
Il materiale principale per le facciate delle torri e degli isolati urbani è costituito da lastre di cemento fibro-rinforzato nei toni del rosso terracotta e verde. Anche le facciate che si affacciano sul Canyon e sul parco interno sono realizzate con pannelli in fibro-cemento, bianco e grigio chiaro, con l'inserimento di singoli elementi ceramici dalla superficie liscia e lucida. Soluzioni particolari prevedono l’utilizzo prezioso del mattone per gli edifici-cerniera tra due sistemi.
I piani terra degli edifici sono rivestiti con piastrelle di ceramica smaltata in tonalità appropriate, collegando le soluzioni di facciata con il paesaggio.

In copertina: render di progetto, © C+S Architects

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Paola Pierotti
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