GLA: un atelier di architettura con 40 progetti in pista

09-03-22   I   | Lettura : 5 Minuti

Intervista a Stefano Boninsegna. Due sedi, 60 persone, fatturato da 4,5 milioni
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ue sedi equivalenti, 30 persone a Milano e altre 30 a Firenze. Tre soci fondatori e due associati. Servizi che spaziano dal progetto architettonico all’interior design. Fatturato nell’ordine di 4,5 milioni di euro. Orientativamente le commesse ad oggi sono distribuite per il 40% per l’hospitality includendo hotel e studentati, 40% per gli uffici (come quello per il consolato americano) ed attività produttive, un altro 20% è per il residenziale. Questo è l’identikit di Genius Loci Architettura, che Stefano Boninsegna racconta in un’intervista a thebrief.

Stefano Boninsegna
GLA è oggi in corsa per il Mipim Award con il progetto The Medelan, a pochi passi dal Duomo di Milano, sviluppato per Dea Capital real estate sgr spa per conto del fondo Broggi. Si tratta di un edificio a destinazione mista con due imponenti lobby e tre grandi cortili che compongono gli spazi comuni dell'edificio. Spazi retail e altri direzionali, a cui si aggiungono un ristorante nel roof top. «I lavori sono in fase di ultimazione in questo caso – racconta Boninsegna – stiamo lavorando per l’investitore, per la riqualificazione generale del complesso di oltre 50 mila mq, ma anche per l’interior design di alcuni utenti finali, compresa la sede di uno studio legale internazionale e del ristorante Horto che sarà gestito da uno dei più acclamati chef del mondo, il Tre stelle Michelin Norbert Niederköfler, primo ristorante d’Italia ad avere ottenuto la stella verde Michelin per la sostenibilità».

Altre vostre novità?

In questi giorni stiamo completando l’ufficio stile di Gucci a Roma in via del Corso, è un immobile di Kryalos: vincolato ed abbandonato da anni che tornerà a nuova vita grazie alla completa riqualificazione architettonica. Sempre nella capitale, in via del Tritone angolo via dei Due macelli, per lo stesso committente stiamo lavorando per un altro palazzo mix used uffici/retail. Abbiamo consegnato da poco anche la sede di Netflix in via Boncompagni e qui ad esempio abbiamo curato integralmente architettura e interni. Sempre per Gucci stiamo lavorando a Novara per uno spazio produttivo con uffici, ed a Firenze abbiamo appena ritirato il permesso di costruire per un intervento residenziale a Novoli, 8mila mq per un centinaio di alloggi, progetto assegnato a seguito di un concorso d’idee. In fase di progettazione anche un altro intervento residenziale a Milano nella zona di Bovisa.

Quanti progetti sono sui vostri tavoli?

Una quarantina. Tanti sono hotel come la Locanda San Pietro a Porto Venere per conto di un investitore privato che ha comprato l’immobile per anni abbandonato. A Firenze stiamo lavorando per la riqualificazione di un hotel che diventerà un Hilton Curio e per altri due hotel sempre Hilton firmiamo gli interni. Così come in questo momento stiamo progettando altri due hotel a Forte dei Marmi per un altro investitore privato, uno dei quali di nuova realizzazione a seguito della demolizione di un complesso esistente

Sul fronte dell’hospitality, più recentemente avete esteso il vostro campo d’azione dagli hotel agli studentati. Quali i progetti?

A Milano per Ca Venture stiamo lavorando ad un progetto di nuova costruzione, 16mila mq nell’area dell’Ortica: abbiamo ereditato un lavoro di Arup sviluppato per la precedente proprietà, e dopo averlo modificato in funzione delle esigenze del nostro cliente, siamo in fase di progettazione esecutiva. A Firenze stiamo lavorando con Hines ad un altro studentato all’interno dell’ex Manifattura Tabacchi, in questo caso riadattando alle nuove esigenze del fondo un progetto di Piuarch. Sempre nel capoluogo toscano siamo al lavoro per una terza iniziativa che prevede la riqualificazione di un ex palazzo della Telecom dove interveniamo anche in termini di restauro del Moderno. Stesso tema che stiamo affrontando per un hotel della catena W in Piazza dell'Unità Italiana, praticamente accanto alla stazione, dove i lavori partiranno in primavera.

L’identikit del vostro studio? Quale il metodo di lavoro e le prospettive?

Siamo una sessantina di persone, una crescita impensabile fino a qualche anno fa e stiamo ancora cercando altre persone da inserire nei nostri studi di Milano e Firenze. Ma siamo e vogliamo rimanere comunque un numero gestibile: pensiamo di poterci ancora ritenere un atelier di architettura, e non vorremo mai diventare una catena di montaggio alla ricerca del fatturato.


Oggi la committenza chiede di affrontare sfide importanti, in velocità. La variabile tempo è determinante per chi investe. Senza danneggiare mai il processo creativo.


Serve flessibilità. Le nostre idee rimangono sempre custom made e i soci di Genius Loci Architettura sono coinvolti fin dalle prime fasi, e in tutto il processo.

I nostri clienti sono gli investitori, le proprietà e gli utenti finali. Non abbiamo mai lavorato invece con le imprese. Pochissimi i lavori pubblici.

Ma come avete iniziato?

Con un negozio a Milano in via Monte Napoleone, alla fine degli anni ’90. Poi per caso l’incarico per un complesso direzionale sempre a Milano per una banca d’affari americana.

Quanto pesa l’internazionalizzazione nel vostro lavoro?

Gran parte delle nostre commesse più recenti sono nate a Milano, i clienti sono quasi tutti internazionali, ma il nostro lavoro oggi è al 90% in Italia. All’estero stiamo lavorando per una catena alberghiera per cui abbiamo appena terminato Berlino e Ginevra alla quale curiamo l’interior.

Oggi GLA si colloca in una fascia alta del mercato della progettazione italiana, tra una ventina di studi che dialogano con le committenze private più interessanti. Come si potrebbe fare squadra, tra architetti, per promuovere la cultura del progetto?

Ad esempio, potremmo unirci per evitare che le committenze chiedano di fare concorsi con zero, o modesti, rimborsi. Non di rado, la committenza internazionale quando arriva in Italia si adegua alle tipiche dinamiche italiane, dove l’eccessiva offerta, rispetto alla domanda fa si che ci siano condizioni di accesso alla filiera del progetto, che all’estero sarebbero impensabili. Soprattutto in relazione all’investimento per la fase progettuale. Potremmo essere più forti nei confronti della committenza, e quindi della cultura del progetto.

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