19-10-2021 Paola Pierotti 5 minuti

Quale valore per la bellezza? Storie, dati e opportunità

Il punto con i numeri del rapporto Sidief, la ricerca di Banca Ifis e la carta di Città della Pieve

Il valore del Bello”, questo il titolo dell’evento promosso (il 13 ottobre) da Sidief con Banca d’Italia che ha acceso i riflettori sul rapporto tra qualità e bellezza del patrimonio immobiliare e territoriale italiano. E poi “ripartire dalla bellezza”, il titolo di un altro convegno (16 ottobre) nel quale istituzioni, imprese e rappresentanti dell’arte, della cultura, del turismo, dell’agricoltura, dell’enogastronomia, della manifattura, della moda e del design si sono riuniti a Città della Pieve per elaborare proposte progettuali concrete che, raccolte nella “Carta della bellezza” illustrata nel corso del convegno, mettano centro la bellezza come opportunità di sviluppo economico e sociale dei territori.

«In Italia un quarto del patrimonio immobiliare, residenziale e non residenziale, è di pregio e vale quasi 1.500 miliardi di euro. È un asse portante del Paese e va tutelato e valorizzato». Così ha commentato Mario Breglia, presidente Sidief, presentando la ricerca “Il valore del bello”. «Gli edifici residenziali costruiti prima del 1918, che costituiscono ‘il bello’ dell’immobiliare presente in Italia – ha aggiunto Breglia nel corso del convegno in cui per la prima volta sono stati illustrati dati sulle dimensioni del mercato degli immobili di alta qualità – sono più di 1,8 milioni, pari al 15% del totale nazionale, per una consistenza di oltre 1,2 miliardi di metri quadri, circa il 30% del totale Italia, e un valore totale di 1.310 miliardi di euro, il 24,5% del valore totale italiano».

«Ma la bellezza del real estate nel nostro Paese non si esaurisce qui. Ci sono anche quasi 13mila tra castelli, palazzi e immobili di pregio non residenziali (il 4% del totale italiano), di cui la maggior parte, oltre 8mila, di proprietà pubblica, 2.500 di privati e più di 2mila di grandi proprietari (assicurazioni, banche, enti previdenziali privati, fondazioni di origine bancaria e fondi immobiliari), che occupano di più di 47 milioni di metri quadri (6% del totale), e hanno un valore di 185 miliardi di euro (il 17% del totale italiano), di cui 88 miliardi appartenente a grandi proprietari, 73 a privati e 24 al pubblico».

 

Nell’ambito dell’evento promosso da Sidief, il professore dello Iuav Ezio Micelli ha esposto un lungo elenco di temi che spaziano «dall’abbandono di quei centri storici che sono la massima espressione del valore del bello» all’interrogativo sui «modi d’uso di spazi che per loro natura chiedono un’attenta e costante manutenzione». Focus non solo sugli edifici, ma anche sui paesaggi. Senza dimenticare il tema dell’«abusivismo», ancora molto diffuso.


«I beni culturali non sono un giacimento, basta con l’idea di quella dimensione estrattiva, bisogna pensare al valore intrinseco anteposto al bene e prodromico allo sviluppo, e non solo ad un valore di scambio».


Le storie. La sfida è quella di ripensare la bellezza, con una nuova prospettiva, come motore di crescita. Le esperienze pilota non mancano come quella avviata da Poste Italiane che con il bonus facciate ha rifatto 100 facciate di palazzi di pregio in giro per l’Italia e ha avviato un progetto pilota per convertire alcuni spazi a piano terra in co-working e luoghi di formazione, per i cittadini. Non mancano storie di successo, come quelle raccolte dal Club Unesco di Foligno che propone un’attività di scouting e divulgazione sotto il cappello del premio “Fabbrica del Paesaggio”. Dal Progetto Valore Paese promosso dall’Agenzia del Demanio ai tanti progetti di rigenerazione urbana attenti ai 17 goals dell’Agenda Onu per riuscire a tenere insieme diversi parametri e integrare bellezza, ricadute sociali ed economia d’impatto.

Immagine relativa al progetto Valore Paese tratta dal sito agenziademanio.it

Lungo l’elenco di storie di successo. E non mancano iniziative in corso anche in questi giorni come la mostra open air “Promuovere la bellezza. Venezia 1600”, allestita sui muri del centro storico della città di Venezia che ripercorrerà la storia della promozione internazionale della Serenissima da parte di Enit – Agenzia nazionale del turismo. Con un Qr Code sui manifesti si potrà accedere ad una sezione dedicata alla mostra della web-app tuaitalia, dove ogni visitatore potrà visualizzare alcuni dei 50 manifesti e misurare la propria conoscenza personale di tutto ciò che Venezia e il proprio territorio limitrofo rappresentano nell’immaginario turistico. L'esposizione è frutto della collaborazione tra l'ente, il Comune di Venezia, l'Università Ca' Foscari e il Padiglione Venezia, realizzata in occasione delle celebrazioni dell'anniversario dei 1600 anni dalla fondazione della città. Il materiale esposto è stato selezionato dall'Archivio storico digitale di Enit e comprende foto in bianco e nero degli anni '30, '50, '60, manifesti storici dagli anni '30 agli anni '60, copertine edite nelle riviste storiche dell'Agenzia dagli anni '20 agli anni '60. Arte e architettura, Scene di genere, Festività e festival, Isole e artigianato, Cortina, Territorio e Ville Palladiane: questi i temi.

A Città della Pieve focus del dibattito è stata la ricerca “L’economia della Bellezza”, elaborata dall’Ufficio Studi di Banca Ifis, che analizza il contributo complessivo delle tre dimensioni che compongono il sistema economico della bellezza italiano: il patrimonio storico, artistico e culturale, quello naturalistico e paesaggistico, i servizi ad essi collegati (come trasporti e ospitalità) e la produzione dei settori del Made in Italy design-driven. Un impianto che, complessivamente, contribuisce al PIL italiano per il 17,2% (di cui il 6% deriva dalla fruizione del patrimonio culturale e paesaggistico) e comprende 341.000 imprese per un fatturato complessivo annuo di 682 miliardi di euro.

L’altro spunto di discussione è stato il lavoro svolto il 15 ottobre dai Costruttori della bellezza e raccontato dal progettista culturale, Emilio Casalini. Un filosofo, un economista, un’insegnante, un‘imprenditrice, un medico, un ambientalista, un artista, un game designer, un contadino si sono confrontati, ognuno animato dalla voglia di sperimentare, innovare e dalla consapevolezza dell’importanza di fare rete, per elaborare proposte progettuali concrete che sono confluite nella Carta della bellezza. «In Italia si respira la Bellezza della naturale miscela di arte, paesaggio, natura – ha dichiarato il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia – anni fa parlare di turismo lento era utopia, pensiero romantico. Oggi il turismo lento corre e ci riporta nei borghi, anche grazie a cammini, enoturismo, treni storici… Tanti i settori in crescita che hanno un tratto in comune: la (ri)connessione con la natura, la Bellezza».

Per approfondimenti

Io sono cultura, il sistema creativo vale quasi 85 miliardi di euro

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Paola Pierotti
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