21-01-2022 Andrea Nonni 3 minuti

ReInventing UniTO: 100 milioni per la rigenerazione urbana e digitalizzazione del patrimonio

Sulla linea del Next generation eu, sostenibilità e innovazione applicate

Si chiama “ReInventing UniTO” il programma attivato dall'Università di Torino, con 100 milioni di risorse, per la ristrutturazione del patrimonio edilizio dell’ateneo e la promozione di edifici sostenibili, che porterà a molteplici vantaggi legati alla riduzione degli impatti ambientali, al decremento dei costi energetici e all’aumento di valore degli immobili che abbiano la capacità di contribuire ai Sustainable Development goals. Un programma pronto per partecipare ai nuovi bandi indetti in questi giorni dal Mur proprio per l’edilizia universitaria.

Giuseppe Martino Di Giuda vice rettore per la digitalizzazione, programmazione, sviluppo e valorizzazione del patrimonio immobiliare, spiega a thebrief i dettagli del piano raccontati a fine anno dal rettore Stefano Geuna e dalla prorettrice Giulia Carluccio, sottolineando le ricadute in termini di benessere per gli abitanti, l’aumento di produttività, il risparmio d’acqua, la riduzione dei costi di gestione e manutenzione. Con vantaggi a scala urbana e non solo di edificio.

«Il progetto ReInventing UniTO – racconta Di Giuda – è una diretta conseguenza dello sforzo fatto lo scorso anno con la definizione del Piano Strategico 2021-2026 e ha come focus principale la cura degli edifici del patrimonio storico del nostro ateneo in un’ottica innovativa, che trova nelle politiche di transizione enecrgetia e digitale messe in campo dall’Europa e dal nostro Paese la sua naturale collocazione».

Ursula von der Leyen aveva dichiarato: «Voglio che la Next Generation EU faccia partire un'ondata di ristrutturazioni in tutta Europa e renda l'Unione capofila dell'economia circolare. Ma non è solo un progetto ambientale o economico: dev'essere un nuovo progetto culturale europeo». Torino è partita da qui, mettendo al centro le persone «per ridefinire i luoghi storici di UniTO in una visione in cui gli spazi in cui si svolgono le attività non siano più solo un contenitore ma un luogo in cui abitare come cittadini di UniTO». UniTO non ha partecipato alla call del New European Bauhaus ma ha fatto tesoro dei temi, prendendo qualche spunto anche dall’iniziativa Reinventing Cities in cui sono coinvolte città mondiali ma a livello italiano sono presenti per il momento solo Milano e Roma.

Tra i programmi europei in attuazione, oltre al più conosciuto Green Deal, «c’è il Digital Europe Programme – racconta il prorettore – che prevede il potenziamento delle infrastrutture digitali per la promozione della transizione digitale con una serie di temi da implementare che vanno dalla cybersecurity all’uso dell’high performance computing, del cloud per lo storage dei dati e l’uso di algoritmi di intelligenza artificiale per le analitiche sui dati, l’uso migliorato delle tecnologie digitali e la promozione e formazione delle adavnced digital skills. Tale programma è collegato al tema degli edifici efficienti e green per modellare il futuro dell’Europa in chiave digitale e green, da questo punto di vista il nostro Ateneo – continua Di Giuda – ha siglato un accordo quadro, di cui siamo capofila per la Digitalizzazione dei Patrimonio dell’ateneo costituendo una sorta di Catasto digitale su cui poter far confluire le informazioni sia degli edifici che degli usi che di questi vengono fatti». Si aggiunga la Direttiva Europea sull’efficienza energetica nelle costruzioni, che dal 2010 promuove la certificazione energetica, la riqualificazione edilizia e la riduzione dei consumi energetici del costruito.

UniTo punta sulla digitalizzazione del suo patrimonio per creare un Data Base Unificato per sviluppare un innovativo sistema di Asset Management, integrando dati Gis e Bim per implementare una mappa interattiva, accedibile da web app, che permetta di visualizzare il patrimonio di ateneo, geolocalizzandolo in tempo reale per avere un’immediata percezione della distribuzione e consistenza degli spazi. «Sarà quindi possibile sviluppare delle applicazioni che, messe a disposizione dell’utenza ed utilizzate unitamente a codici di risposta rapida (QR), consentano di interrogare interattivamente i modelli Bim per conoscerne la localizzazione ed i relativi attributi spaziali e funzionali, permettendo una gestione ottimizzata delle risorse e dell’occupancy – dice Di Giuda – ma soprattutto di prendere decisioni in maniera consapevole e tempestiva, basate su informazioni complete».

Un progetto di rigenerazione urbana ma anche di digitalizzazione. Il patrimonio digitalizzato ha infatti il potenziale di migliorare la gestione degli immobili, ma anche supportare la comunità degli studenti e dello staff per le attività quotidiane, permettendo tramite i modelli digitali e la messa a sistema delle informazioni tutti gli aspetti che sono fondamentali per efficientare i processi e la vita quotidiana verso una gestione digitale, sostenibile e inclusiva che promuova l’innovazione, le azioni etiche e il networking.

In copertina: Campus Luigi Einaudi © Foster + Partners

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Andrea Nonni
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