17-05-2023 Alessio Garofoli 2 minuti

Atenei più sostenibili grazie all’internet of things

Digitalizzazione-decarbonizzazione per gli immobili universitari: l’accoppiata necessaria protagonista a ForumPa

L’efficientamento energetico degli edifici, ormai inevitabile, incontra vincoli strutturali e normativi. Vale anche per le università, che sono cittadelle popolose ed energivore. Ma la digitalizzazione può rendere gli ostacoli meno problematici, e migliori i risultati. Per dirla con Francesca da Porto, prorettrice alla Sostenibilità dell’Università di Padova, «non posso mettere il cappotto termico su un edificio vincolato, e quanto agli interventi fatti all’interno questi impattano su coloro che frequentano l’ateneo. Sono limiti operativi». Per questo, può venire in aiuto al risparmio energetico l’estensione di internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti, che acquisiscono una propria identità digitale in modo da poter comunicare con altri oggetti nella rete e poter fornire servizi agli utenti. In una parola l’internet of things (Iot).

«Si parla di un monitoraggio digitale basato su sistemi Iot con sensori che ci danno informazioni processate in tempo reale», continua da Porto.

Se ne è discusso a Roma, durante la seconda giornata di ForumPa del 17 maggio, nell’incontro dedicato ai “Patrimoni immobiliari degli Atenei”. Non si tratta di astrazioni. Non solo perché c’è da rispettare una precisa road map della Ue sulla neutralità climatica, ma anche perché siamo nell’ambito dell’istruzione superiore, settore fondamentale che nel nostro Paese resta in buona parte finanziato dai contribuenti.


E come ricorda Giuseppe Martino Di Giuda,  vicerettore alla digitalizzazione, programmazione, sviluppo e valorizzazione del patrimonio edilizio dell’Università di Torino, «ogni euro risparmiato in ambiti improduttivi può essere reinvestito nell’attività didattica».


È lo stesso Next Generation Eu a dirci che transizione energetica e digitale vanno di pari passo. Per vastità, distribuzione geografica e diverse epoche di costruzione il patrimonio immobiliare degli atenei è assai diffuso e vario. Domenico di Canosa, presidente Smart Buildings Alliance Italia, riassume così la questione: «Le università sono paragonabili per consumi a mini città da 20-30mila persone. Ecco perché ci servono dati. Ma l’Iot non è solo mettere sensori ovunque, rappresenta la possibilità di rendere disponibile a chiunque qualunque informazione». Ma, aggiunge di Canosa come caveat per iperottimisti e nerd, «non abbiamo uno switch on/off per cui da domani è tutto digitale. C’è una fase di transizione da gestire ed è complicata».

Lo stock immobiliare degli atenei italiani rappresenta insomma una sfida, ma anche una sperimentazione per entrambe le transizioni. Una transizione digitale condivisa e basata su linee guida comuni va raggiunta per consentire alle università, e in generale ai gestori di patrimoni diffusi, da dar vita a una piattaforma gestionale integrata e quindi a una più facile condivisione e connessione tra diverse fonti di dati che dovranno assicurare flussi informativi coerenti ed efficaci. Così da ottenere risultati significativi nel miglioramento dei processi gestionali di supporto alle decisioni strategiche, oltre al taglio dei costi di esercizio e manutenzione. Il che permetterà di traguardare i così detti gemelli digitali sia relativamente agli edifici che ai contesti urbani. Dati, e ancora dati. Da reperire innanzitutto, ed è già una prima difficoltà. E poi da “leggere”. «Utilizziamo una Open Api», esemplifica ancora di Canosa, «con cui misuriamo la temperatura interna di un edificio rispetto a quella esterna. Poi la confrontiamo con quella di un altro edificio simile. E a quel punto ci chiediamo: perché la performance di uno è migliore di quella dell’altro?».

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Alessio Garofoli
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